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19/11/2015

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APTOPIX Italy Pope Epiphany

 

“Umanesimo condiviso”, “nostro modello di vita”, “Il costo della pace”: una volta esisteva una sorta di manuale denominato “Il segretario galante” per “consigliare” negli amori e nelle relazioni sociali.      Ora ci pare di assistere alla presentazione non della solita “strenna” dell’immarcescibile e totalmente disutile Bruno Vespa, bensì di un testo pluricentenario di  Monsignor Della Casa, ovvero ad un “livre de chevet” (libro da cuscino per le preghiere serali).

 

L’autore?  Niente meno che il neo (a fronte dei sette anni che gli spettano…) Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella il quale viene svolgendo un tour promozionale nel nostro Paese con l’evidente scopo di rassicurare e motivare gli Italiani ai quali presumibilmente né Renzi, né Alfano sono in grado di fornire una “coperta di Linus”… che li rassicuri di fronte a massacri turbolenze insicurezze e dubbi impronunciabili sul futuro.

Il punto è che neppure l’austero Capo dello Stato sembra a suo agio con argomenti e linguaggio distanti dalla realtà quotidiana di tutti noi così come lo era l’Imperatore Hirohito nel famoso messaggio della resa all’America all’indomani di Hiroshima e Nagasaki.    Anzi, il “figlio del cielo” una cosa l’aveva fatta capire ai suoi sudditi: la guerra era persa, non restava che accettare la sconfitta e rimboccarsi le maniche: “accettare l’inaccettabile, sopportare l’insopportabile”.

 

Ciò che non risulta nel messaggio itinerante del Presidente è che la difesa dell’esistente, del “nostro” esistente, traccia un rigo di penna sui nostri non – ripetesi non – fatti “compiti a casa”.     Tanto per citarne qualcuno: il record nazionale (praticamente impunito…) di corruzione, il vuoto di partecipazione sociale surrogato dalla malavita organizzata, le inchieste partite con rullo di tamburi (ieri è toccato a “Mafia Capitale” e poi svanite nei più svariati “porti delle nebbie”) l’assenza di un progetto nazionale aperto e consensuale, la sterilizzazione economica e sociale di un’intera generazione vuoi con la disoccupazione giovanile di massa vuoi con l’evidenza che l’Italia non offre alcuno spazio creativo né sbocco occupazionale.      Un Paese che sprizza solo nella testa di una nomenklatura autonominata ed autoperpetuantesi.

 

O forse il Presidente non si è accorto che il tasso di astensione dal voto (utile?) sfiora nei sondaggi il 50%: primo Partito nazionale.    Eppure insistono (i nostri “rassicuratori” istituzionali) a far finta di nulla ed i media spargono calde lacrime sulla cagnetta morta delle forze di sicurezza.   Noi, che pure adoriamo e stimiamo i cani, ci interroghiamo anche sulla donna autoesplosasi (“irriconoscibile” ha detto una vicina più umana)… con il che non si diluisce di un grammo il dolore per la giovane studiosa italiana uccisa venerdì sera.

 

Intanto tre sono i fatti nuovi: il Papa non demorde ed anzi conferma il rilancio su scala planetaria e sarà a Bangui (Repubblica Centroafricana) il 29 novembre ove aprirà il Giubileo con i nuovi fedeli della Chiesa di Roma.

 

Intanto sul terreno, Parigi e Mosca riscoprono la loro storica (dal 1894 alla Rivoluzione del 1917…) “entente” e a giorni inizieranno all’arrivo della portaerei “Charles De Gaulle” operazioni militari di “teatro” congiunte. Auguri.

 

A Roma invece regna un paradossale buonumore (una specie di “febbre di primavera” degna del grande Woodehouse) che spazia da Matteosubito al Prefetto di Roma (già braccio destro del desaparecido Bertolaso) Franco Gabrielli: tanto di buonumore da non batter ciglio neppure di fronte all’informativa del FBI che da Washington mette in guardia l’Italia dal rischio concreto che grava su San Pietro, il duomo e la Scala di Milano.

 

Confessiamo che, pur essendoci professionalmente occupati per quasi mezzo secolo del “vasto mondo” ed averci lavorato in lungo e in largo, non riusciamo a capire granchè di quello che sta succedendo.   Per non parlare di quello che succederà.

 

D’altro canto se “chi sa” ostenta tanta fiducia (perfino il Papa e non solo il solito euforico giovanotto di Rignano sull’Arno) qualche ragione ce la dovrà avere.   Ovvero diventa sempre più legittimo il dubbio che il conducente – i conducenti – del nostro autobus siano completamente ubriachi.  Separati dalla realtà dalle robuste paratie del loro sistema di potere (leggasi un vecchio testo dello storico Piero Melograni ”Saggio sui potenti”: ci si trova una robusta spiegazione dei meccanismi di auto-inganno e della apnea cerebrale e sensoriale in cui vivono fino ad esserne vittime…).

 

 

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