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15/11/2015

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Sono passate 48 ore dalla mattanza (e dall’automattanza…) di Parigi e finalmente la polvere comincia a sollevarsi sul campo di battaglia e – sia pur tra mille futili chiacchiere – affiorano le reali dimensioni dei problemi sul tappeto.   Di più, dopo ver proceduto in ordine sparso e contradittorio per mesi e mesi (e magari per decenni…) i “decisori mondiali” cercano conforto l’uno con l’altro: una periodica riunione di concertazione economica quale il G20 (con Obama, Putin e Matteosubito…) ora in corso ad Antalya in Turchia – località strategicamente amena – ridà vita a quel confronto multilaterale che da anni era stato “piccozzato”, svuotato e ridicolizzato prima con l’eclissi pilotata delle Nazioni Unite e poi con le più ostinate e sterili tattiche di unilateralismi pseudo nazionali.   Che tutto ciò aggravasse i problemi invece di arrecare vantaggi agli Stati  più forti e/o più intraprendenti era chiaro ben prima  del venerdì nero di Parigi.   La via seguita era stata ben altra: dalle due sciagurate “campagne”  irachene  (a partire da quella in cui l’”eroico” generale statunitense Schwarkopf” “ruspo’ i fantaccini iracheni non più funzionali al “contenimento” dell’Iran, fino alle prodezze libiche “in solitaria” del decisionista francese Sarkozy (replicate in Siria a caro prezzo dal vocifero Hollande…).

 

Ed ora non sono solo i commentatori da salotto italiani a reclamare un approccio “sistemico”: ammesso che questo sia ancora possibile…  Il che è tutto da dimostrare.   E, quanto all’Italia, schiacciatasi da almeno un paio di decenni su di un allineamento morbosamente filo-statunitense (o meglio “filo” laqualunque fosse l’Amministrazione in carica a Washington..) quando non prioritariamente ed esclusivamente filo-israeliano, questa si trova nell’incomoda posizione di massima esposizione e massima indecisione.     E meno male che l’indubbia astuzia tattica del Primo Ministro ci tiene al riparo da decisionismi che potrebbero rivelarsi fatali…   A dispetto delle tonitruanti dichiarazioni sui “livelli” di allerta e sicurezza del Ministro dell’Interno Angelino.

 

D’altro canto l’iniziativa italiana ad alto livello è ormai ufficialmente delegata al Vaticano ed alla sua diplomazia: che poi le due (quella dentro e quella fuori del portone di bronzo) coincidano nelle finalità se non nei metodi è inevitabilmente questione tanto controversa quanto sottaciuta.      Di più, mentre un Governo “bottegaio” e provinciale fa i conti del “ritorno” economico del Giubileo, affiorano i primi dubbi sulla “sostenibilità” di un’operazione forse “affrettata” decisa da un Papa avvertito ed ispirato, ma forse troppo ansioso di risultati accelerati.

 

Nel frattempo l’insulsa “canizza” sul “nostro” modello di vita e chi lo aggredisce (musulmani arcaici, violenti, poligami, in breve “selvaggi”) costringe paradossalmente ed inevitabilmente ad un duplice esame di coscienza: sul vuoto di valori in cui è stata affondata la cultura “occidentale”, sulla morte della socialità e della condivisione.   Senza contare che è difficile rivendicare la modernità di chi ha buttato almeno un trentennio in cui avrebbe potuto e dovuto affrontare – o quanto meno riconoscere – squilibri incompatibili non solo con la molteplicità della globalizzazione, ma anche con una concertata “modernizzazione”.    Quanto poi al terreno della guerra e del suo “diritto” basti ricordare la somala violentata con un proiettile d’artiglieria o i fasti di Abu Grahib.  Per quanto concerne poi l’”inviolabilità” dei civili parallelamente all’eccidio di Nanchino, si ricordi Dresda e – non bastasse – Hiroshima e Nagasaki.  Se si preferisce e si cambia prospettiva, c’ è sempre l’eccidio compiuto dai Saraceni ad Otranto nel lontano 1480 e tutti quelli (ai “danni” di musulmani ed ebrei) compiuti – come illustra a piacimento “Storia delle Crociate” di Steven Runciman” – dai Crociati”..     Ma su questo punto meglio non soffermarsi perché riaprirebbe la polemica sul fatto che le religioni più che salvare (o in attesa di…), uccidono.  Tutte o quasi.

 

Qui interessa il punto specifico del tempo recente colpevolmente buttato e che forse sarebbe valso ad attenuare, disciplinare gli squilibri: si pensi a quello demografico tra le due rive del Mediterraneo e al nesso tra questo e le migrazioni presenti e future (come previsto già nei primi anni ’80 del secolo scorso dall’OCSE e da molti studiosi).   I morti del canale di Sicilia possono viceversa ringraziare le “cooperazioni”, le “lotte alla fame nel mondo”), ovvero le farneticazioni propagandiste che dovevano occultare nuove rapine.  Eccetera, eccetera.

 

Eccoci – per quanto riguarda noi italiani – non tanto alla difesa dell’”uscita del venerdì” (per chi se la può permettere…) o al prendere per buone la rassicurazioni di Angelino e degli inamovibili sempiterni vertici politici e tecnici della Sicurezza nazionale, quanto a reclamare un salvacondotto per continuare come prima più di prima.  E’ il “personaggetto” De Luca a preoccupare ed occupare la ribalta politica nazionale, messa “in sicurezza” dalle “riforme” autoritarie e monopolistiche dei “costituenti” Renzi, Boschi, ispiratori e seguaci.

 

Restano i fatti di Parigi e noi – proprio perché  abbiamo lì figli nipoti e memorie – constatiamo  con ribrezzo che la frivola parigina Madame Lagarde (Direttore del FMI) tuba e cinguetta in tutte le reti televisive mondiali nel salotto buono del G20.  Tocca ai “poveracci” piangere e non possono neppure piangere tutti insieme…   O sapere perché piangono.

 

Ecco perché il futuro si annuncia perfino peggiore del presente.   La seconda guerra mondiale scoppiò a dispetto del no al “Morire per Danzica”, la Terza sarebbe “Morire per De Luca e co”.

 

E questo sarebbe intollerabile per chi cinico non sia.     E per  questa ragione non ci interessa il Risiko – planetario ed impotente – a cui si dedicano da due giorni i media con la consueta finalità di ottundere e confondere le coscienze.    Al punto che con ben poche eccezioni hanno sorvolato sul fatto che la dimensione “statuale” dell’ISIS non si radica solo nella tradizione transfrontaliera dell’Islam quanto piuttosto nell’attrazione “fatale” che esercita la “forma-Stato” come veicolo tossico non già della difesa dei cittadini quanto del loro contenimento a danno – e rischio – di loro stessi.

 

A Roma intanto: stop alle auto.  che si muoia sani, vivaddio.

 

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