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09/05/2013

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L’appetito vien mangiando.  Così si dice da sempre per incoraggiare palati nati satolli o in vista di una botta di vita gastronomica per gli umani normali.  Non così negli ambienti della politica e del parassitismo in generale (con l’ovvia eccezione di esemplari “speciali” come il famoso Fiorito, già predisposto dalla natura…).

Fuor di metafora va detto che le vicende intorno e a seguito dell’insediamento in forze del Gabinetto “monstre” del “bon enfant” Enrico Letta testimoniano di un inestinguibile appetito per cariche, prebende e – perché no? – “valsente”, flusso di denaro.

Così, mentre i grillini cercano di ricondurre alla ragione il loro leader impegnato in una crociata “francescana” (per gli altri…) che – di fatto – ignora le esigenze basiche di un povero Cristo catapultato da chissàdove ad un seggio parlamentare e romano (infatti è pura utopia ridurre anche le legittime esigenze di un “rappresentante del popolo a 2.500 euro casa e rilocazione incluse), i membri della coalizione di “salute nazionale” lottano senza esclusione di colpi per assicurarsi la “roba”, ovvero presidenze di Commissioni parlamentari, ancora succulenti cadaveri (tipo il PD post-bersaniano) o – collateralemente – lo scranno più alto della Corte di Cassazione.

Schieramenti, interessi castali, poteri occulti (che poi – a questo punto tanto occulti non sono) si muovono (coperti da un perizoma ideologico, o di visione del mondo e della società italiana) acchiappando l’acchiappabile.    Un tonico formidabile è stato loro fornito dal metodo Monti e – con più garbo ma con maggiore incisività – da Letta che hanno inzeppato di Mr “quidam de populo” (“la qualunque”…) i propri Gabinetti.   Una mossa che ha consacrato il metodo italiano di selezione a-meritocratica, suscitando sempre nuovi appetiti: se quello, perché non io?

Nulla di nuovo sotto il sole, ma – anche per chi conosce come la politica professionale e le caste protette operino le loro cooptazioni – l’accelerazione degenerativa è impressionante: per dirne una, alla Farnesina un diplomatico pressochè privo di curriculum conosciuto ma portaborse di Berlusconi – si è ritrovato Vice Ministro.   Una carica fin qui pressochè ignota nella diplomazia italiana (ed internazionale).    Poi ci sono le famiglie (anche attestate su Partiti “opposti”) tipo i “giovani” Boccia (PD) e Di Girolamo (PDL).     Con buona pace della Signora Napolitano che (narravano le cronache) garbatamente rimproverava Isabella Rauti in Alemanno dei suoi appetiti di cariche elettive.    Ignorava forse l’elegante e discreta Prima Dama che la “giovane” Rauti era già stata defraudata del seggio al Parlamento Europeo che il padre (il celebre ed integerrimo camerata Pino Rauti) le aveva tenuto da parte (invano) come eredità familiare, salvo vederselo sfilare da un simpatico reazionario signore che nel solo collegio di Caserta (sic) raccoglieva per la destra estrema e per sé medesimo oltre 200mila voti.

Insomma gli “antidoti” a questa atavica e primitiva bulimia esisterebbero, ma è dubbio che al punto in cui sono arrivate le cose possano funzionare.   E se funzionassero forse non avrebbe più senso parlare di Repubblica (men che meno di Costituzione).   E c’è chi si meraviglia della sconfitta del “legalista” Professor Rodotà alle elezioni presidenziali… Sarebbe stato come mettere un elefante nel negozio di cristallerie.   Cose che non si fanno.

Ancora, mentre il banchetto comincia a raffreddarsi, il Presidente Letta organizza costosi pensatoi in Abbazie riciclate nella campagna senese(stagione perfetta!).  Una domanda: per pensare cosa, per realizzare cos’altro?  Può darsi

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