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16/10/2015

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“Il nostro destino è nelle nostre mani”… Così “Matteosubito” illustrando in Parlamento la finanziaria per il prossimo anno, finanziaria ribattezzata da alcuni anni in “neolingua” (ricordate Orwell e Huxley? E le loro “profezie” vecchie di oltre mezzo secolo sulla manipolazione di massa e delle masse?) legge di “stabilità”.

 

E’ stato bello sentirlo quando – stanco ma felice – aveva appena realizzato la semicastrazione della democrazia italiana.   Discesa delle imposte (non sugli ipertartassati cittadini italiani bensì sulle imprese…), crescita dell’economia, il Paese della fiducia e dell’ottimismo, in breve “il sol dell’avvenire” dietro l’angolo.   Inutile soffermarsi sulle metropolitane che deragliano, futuri senatori e vicePresidenti lombardi e leghisti che pappano sui dializzati ed altre amenità che fanno bello il Belpaese.

 

Lui è felice.  Agli italiani – non tutti – resta pur sempre il cappuccino ed il cornetto.  Per qualcuno anche la pizza mensile.  E poi sta per partire il Giubileo e – tra una decina d’anni – le Olimpiadi (sognar non costa nulla).  In breve la “modernizzazione” è sempre quella così sintetizzabile: “panem et circenses”.      Ammazza che modernità…  Gli manca solo la cetra… Peraltro scoperta da Nerone duemila anni fa ed utilizzata mentre Roma bruciava sotto le fiamme da lui appiccate.     Per quelli che non amano il ragazzo toscano (e non sono pochi) e non si incantano di fronte al suo talento di affabulatore post-moderno: privo di memoria, privo di conoscenze ed ora privo anche della zuccherosa tecnica di Baricco… che aveva svolto funzione di vasellina nella sua ascesa extraparlamentare.    Così i sondaggi lo danno da febbraio ad oggi in discesa di sette punti: appena sopra il 33%.   A cui corrisponde grazie anche  allo strapotere del sistema mediatico padronale e al supporto del suo padrino (il pluri-indagato) Denis Verdini una maggioranza inattaccabile.  E non certo attaccata dagli esangui fantasmi della minoranza PD.

 

Intanto miete un inarrestabile successo un film: “Suburra”, tanto avvincente quanto trash di Stefano Sollima  e sceneggiato non dal serafico giudice Cantone, o dal ruvido assessore alla “legalità di Roma il giudice Sabella, bensì dallo storico della Banda della Magliana Giancarlo De Cataldo.    Scritto da “chi se ne intende” toglie ogni illusione sulla riduzione della corruzione che invece miete imperterrita risorse e liquida ogni prezzolata speranza sul Paese.  Che nulla ha a che vedere con la rappresentazione che ne dà il facondo e ridanciano Primo Ministro.

 

Andatelo a vedere, usatelo come antidoto e giudicate se corrisponde alla vostra esperienza ovvero se il mondo è quello che rappresenta il Governo Renzi.  In Italia i dieci milioni di poveri non hanno voce….  Il Paese è sempre più afflitto da diseguaglianze ed iniquità, nessuno le combatte e men che meno un Partito che insiste ad autodefinirsi “democratico”.

 

Quello che accade e domina lo spirito collettivo è una sorta di auto-intossicazione.  Una asfittica mentalità da stato di guerra, di obnubilazione delle menti e delle coscienze.   Però dipinta di rosa: Sanremo, XFactor, calcio truccato, anestetici per menti fiaccate e debilitate dal ventennio berlusconiano ed anche dalla subalternità culturale comunista e soprattutto post-comunista.

 

Certo i fenomeni sono globali, il gioco delle interdipendenze e della globalizzazione non gioca a favore di una positiva e progressiva inversione di tendenza.   La decadenza, la sterilità, l’assenza di identità positive viene da lontano.  Gli “Apoti “ (quelli che non la bevono) sono sempre meno e le “anime belle” sono più fragili (inutili?) che mai.  Ed intanto il conflitto globale cresce e si autoalimenta.  Diventa irreversibile.

 

I “divides” (le linee di frattura) si moltiplicano, la ricomposizione, che era implicita più nella globalizzazione socio-culturale che in quella economica, diventa una chimera o fasulla cortesia diplomatica.  La prima sfera del mondo “piatto”: i valori condivisi, l’individuo etico globale ormai fragilizzato e sparito dall’attualità, i messaggi di tolleranza e pacificazione cadono nel vuoto mentre quella economico-finanziaria si conferma più “trappola” che opportunità.     I teatri di guerra si moltiplicano, si frammentano e si intersecano.    E  dove non c’è guerra, gli Stati nazionali (Stati Uniti inclusi) competono e si accerchiano reciprocamente.  Tipico è il  crescente conflitto economico e commerciale sino-americano, con Washington impegnata a restringere gli spazi al dinamismo di Pechino.  Esempio: l’accordo commerciale “Pacifico”.

 

Se questa è la tela di fondo ed il contesto in cui all’Italia spetta uno spazio più che modesto (benchè di “frontiera”) i margini sono obiettivamente esigui, ma certamente non si allargheranno con le politiche renziane: un Paese poco rilevante passi, ridicolo e nemico di sé stesso meno.

 

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