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13/10/2015

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“Una bella giornata”  così commenta sull’«Unità» (quello che fu il giornale di Gramsci, Togliatti e soprattutto del “roccioso” Ingrao appena scomparso al traguardo del secolo di età… nonché del Berlinguer della “austerità morale”, peraltro a senso unico per i poveracci… ma forse lui non se ne era manco accorto… mentre il PD di oggi sa bene di essere il partito della classe  dominante…) il terzo polo della testuggine militare messa in piedi da “Matteopiùchesubito” per cancellare il Senato della Repubblica ed eliminare qualunque rischio di partecipazione popolare al processo politico.  Oggi infatti il voto finale al Senato medesimo (un vero e proprio suicidio costituzionale…) spazza via un pilastro della democrazia costituzionale e rappresentativa.  Naturalmente qualora venga doppiato anche lo “scoglio” del referendum ed in attesa che la legge elettorale Italicum sancisca che il Capo del Governo nomini da solo la maggioranza – se non la totalità – del Parlamento….

 

Insomma il massiccio e pluridecennale Luigi Zanda (ormai anziano rampollo di un noto Capo della polizia del post-fascismo) passato attraverso tutte le cariche – e i lucrosi incarichi della Repubblica incluso un bel consorzio nella disastrata Venezia  - ha felicemente affiancato l’arcigna (l’ex? Dalemiana) Finocchiaro e la petulante Ninfa Egeria del Capo, “Madonnina”  Boschi. per realizzare questa bella giornata.  Proprio bella.  E, se per Zanda e Finocchiaro siamo ormai all’inglorioso tramonto, la Boschi promette non solo una “bella giornata”, ma anche una “gloriosa” stagione.

 

E il Capo che fa?   Beh, si aggira ridente e sfottente tra le macerie del Paese e soprattutto delle grandi città del Nord (Milano e Bologna), del Centro (Roma), del Sud (Napoli) tutte impegnate nella tornata elettorale di primavera: ognuna di queste metropoli (per la scala dell’Italietta…) a modo suo infettata dalle macerie della politica, del malaffare, del disagio sociale e dall’assenza di qualsivoglia progetto e da una malavita diffusa che surroga e riempie tutti i vuoti.   Per questa ragione (e per quelle che abbiamo spiegato noi giorni scorsi) le dimissioni – anzi la Beresina – del Dr. Prof. Ignazio Marino sono diventate – per più versi e tutti negativi – un emblema dello sfascio e del buco nero in cui è entrato il decennio – o ventennio – renziano (tanto Renzi che Marino intendevano durare almeno fino al 2023…). Non ci vuole dunque l’oracolo per prevedere che tanto l’inverno che la primavera ci offriranno decine di belle giornate… per usare il lessico “zandiano”.

 

Del resto fin d’ora i commenti (in un tripudio di insignificanza come i nomi dei commissari, assistenti commissari giubilari, candidati sindaci che fanno impallidire i “nani” e le “ballerine” di craxiana memoria) sono del tipo: “oggi dimesso, il 2 novembre (giorno dei Morti) fuori definitivamente”.   Così l’atmosfera messa su dal Sindaco “epocale” inventato dal Pd ed ora infilzato in un voodoo dai geni del Nazareno dilaga nel Paese.   Lui ci mette del suo: non solo gli scontrini per i quali (peraltro come i 600mila euro spesi a Firenze dal giovanissimo Renzi di cui è in corso il riscontro…), ma – udite, udite – le ossessioni da “stalker” rivolte da Marino non già a giovanotte e/o giovanotti bensì al Santo Padre in persona che – riferiscono cronache odierne – avrebbe tentato – come ogni vittima di episodi di questo tipo – di cambiare il numero di cellulare incautamente a suo tempo dato al Sindaco Marino… Il che spiega l’uscita dai gangheri sull’aereo pontificio in volo tra Filadelfia e Roma.   E poi diciamolo chiaro anche per un Papa (tenuto alla paziente temperanza per dovere d’ufficio…) un senile Scalfari è più che sufficiente come interlocutore “personale”…

 

Intanto fibrilla la Capitale in attesa di vedere il detto Marino con fascia tricolore ad arringare la Corte (spera lui) all’imminente apertura del primo spezzone del processo per Roma Capitale.   L’avesse saputo il Procuratore di Roma Pignatone che vaso di Pandora andava ad aprire…   Infatti con la miccia del Marino furioso anche la più timida delle ouverture (pur con il ritmo lento/grave della magistratura italiana) rischia di trasformarsi in una sinfonia wagneriana.

 

L’unica speranza è che le punture di spillo quotidiane (già massicciamente partite) dei commenti e delle “notizie” ad “alto vuoto pneumatico” nauseino preventivamente l’opinione pubblica.    Ma non c’è troppo da sperarci….

 

Ed intanto il vasto mondo si complica.  Ed ammonisce.    La mattanza turca ha probabilmente perverse ragioni e sanguinari colpevoli, ma ne ha uno di cui non è necessario provare la colpevolezza ed ha un nome e cognome: il “sultano” Erdogan, che si è illuso e si illude di poter sviluppare economicamente un Paese civile e dinamico e giovane mantenendolo in una cappa di piombo repressiva.   Non funziona e non funzionerà, Isis o non Isis. E non funzionerà neppure la sequela di trucchi da Paese dei Campanelli (altro che Paese delle meraviglie…) messo in piedi dal giovane Renzi, dai suoi minuscoli compagnucci e – soprattutto – dai suoi autorevoli fan.

 

Si faccia spiegare da qualche acculturato collaboratore la parabola del Giappone alla fine del secolo scorso: arrivato al primato economico e affidatosi alla perpetuazione dell’imbalsamazione della politica e della società nipponica riusciva ad uccidere ogni possibilità di cambiamento e crescita reale.   E poi via con un ventennio di ibernazione e crisi che ancora dura.    Per l’Italia la prospettiva è esattamente la medesima, anzi già ci siamo.  Solo senza neppure crescita, né tanto meno piena occupazione.

 

La definizione più sintetica di questa politica (patetico bonapartismo a parte…) è “suicidio assistito”.    Che sia anche volontario è ancora da provare.

 

 

 

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