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02/10/2015

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Qual’è il “mood”, lo stato d’animo prevalente nel Paese (chissà perché continuamente chiamato “nazione” dai media perfino nelle previsioni meteo e proprio in epoca di evidente e totale globalizzazione…?       La noia, uno “spleen” cattivo: in breve un autunno che annuncia un inverno amaro o –quanto meno – un evidente (almeno per noi) assenza di senso.    Le voci fuori del coro (anzi le sole voci che si sentono nell’afasia generale che non è solo vocale ma è anche palesemente cerebrale ed emozionale) hanno caratteristiche che i manuali sanitari anglosassoni definirebbero caratterizzate da sindromi non compensate.   Difficile dunque esaminare e perfino riportare eventi e tendenze in atto nel Belpaese.    Perfino la cosiddetta “ripresa” (o “ripresina”) si misura in uno o due decimi di punto percentuale e viene decantata come inversione di tendenza e perfino – ahinoi – come frutto di asserite misure governative.

A noi pare trattarsi di puri e semplici episodi di “persistenza in vita” scoordinati e privi di coscienza e di senso.

Insomma potrebbe durare per giorni, mesi, anni… Salvo eventi traumatici o risvegli miracolosi che interrompano lo stato comatoso.  Artefice di tutto ciò è – a nostro avviso – l’incrocio tra la putrescenza dei guasti storici e strutturali nazionali coniugati con la potenza del mantenimento in vita del Paese in condizioni “assistite” e di auto-inganno si massa: quello sviluppatosi nel ventennio berlusconiano ed in concomitanza con l’eclissi di tutte le forze progressive in Italia a partire dal Partito monopolista dell’illusione riformatrice, il cosiddetto Partito Democratico.   Non a caso aspirante (e/o terrorizzato) all’autodefinizione di Partito della Nazione, ovvero Partito del “minestrone”, la notte in cui tutti i gatti sono bigi.

Le giornate che stiamo vivendo sono emblematiche, difficile descrivere il panorama parlamentare nel suo teatrale squallore: è il regno del “supercanguro” ammazzadibattito, delle firme in bianco dell’ex “capo-lupetto” dell’attuale “Premier”, tal Kociancic.  Peraltro assistito da un redattore – il “negro” di Palazzo Chigi – e naturalmente dal duo magico Boschi Finocchiaro.     La liquidazione del quadro costituzionale che – bene o male – aveva assecondato la rinascita italiana, tutto viene rottamato con una furia vandalica, con un “cupio dissolvi” autodefinito riforme.    Ma chi ha scritto questo copione, dove vive, cosa sa del Paese in cui vive?   Un Paese che entra nell’autunno con le solite inondazioni, catastrofi naturali autoprodotte (potere alle regioni… montagne di leggi inapplicate…ed inapplicabili)  distolto da sé con dosi sempre più massicce di calcio (truccato e criminogeno), ludopatie – favorite già dal “riformatore” D’Alema per ogni cittadino suddito dalla culla alla tomba, da XFactor a Sanremo, dalla Miss Italia  analfabeta.     Poi c’è il folklore: il Marino – non pago di averlo esasperato con il suo infantile presenzialismo, continua a rimbrottare il Papa e a preparare viaggetti americani per “gustarsi” da lontano il trionfo del Giubileo.   In fondo quando dichiara che durerà fino al 2023 mette in luce…  una facile profezia: segue l’esempio di Matteosubito.

Loro durano, e noi?   Quanto alle loro “riforme” la nostra saggia Costituzione aveva previsto che – nel caso i cambiamenti non avessero raggiunto i 2/3 si sarebbe dato il via ad un referendum popolare “confermativo”.   Che perderà…

Certo sull’altro lato dell’Atlantico c’è l’ennesima tragedia statunitense – il massacro come forma riconosciuta ed incontrastata di auto-promozione.  Come dire: da noi perlomeno non si ammazza (eccettuato qualche importuno rappresentante del disagio sociale massacrato invece che protetto), ma – per il resto – quella italiana è una “pacchia”.  Il Presidente Obama ha ancora una volta affrontato un tema che dilania la società americana: il mito della libertà che si spinge fino alla “licenza di uccidere” facendo “la spesa” di armi sotto casa.  Il tutto coniugato con l’altro mito, quello –ugualmente “americano” della notorietà come forma suprema di successo.

Ed è quanto progettava ed ha fatto il giovanotto dell’Oregon.   Con alcuni “tocchi” che lo distinguessero: ad esempio la richiesta alle vittime della fede religiosa professata. Il tutto anticipato in rete con il richiamo al “successo” ottenuto dal cameramen che ha qualche mese fa ammazzato i colleghi ed altri consimili eroi e vittime di un tragico rosario.    Quello che un esasperato Presidente Obama ha definito impotente come una “routine”.

Certo non c’è paragone tra le due situazioni, ma la differenza di contesto politico-sociale, lo “spessore” europeo ed in particolare italiano, gli antidoti all’anomia e allo “spappolamento” sociale  si riducono giorno per giorno sotto i non contrastati colpi di maglio di quello che più che un “apprendista stregone”) è un pericoloso zelote.

Dove si fermerà, chi lo fermerà o – almeno – quando è prevista la sua “riprogrammazione”. Il resto, appena al di là del “mare nostrum” (e Est e a Sud) e dentro di noi continua la sua corsa…

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