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29/09/2015

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Da giorni e giorni avremmo voluto menzionare il ridicolo (circoscritto ma assai significativo, che aveva accompagnato – ai margini, estremi margini…- la grande tournée papale), ma un certo pudore  e l’importanza degli eventi ce ne aveva distolto.    Ci eravamo sbagliati, anche perché per più ragioni questi eventi minori vanno puntualmente denunciati in quanto da essi proviene non solo un contagio “virale”, ma anche fanno sfiorare il crollo di credibilità dei temi e delle azioni maggiori.

Non è la prima volta che citiamo al riguardo una personalità politica che caratterizzò la nascita della Costituzione e marcò gli anni della ricostruzione: il leader comunista – e già assai a lungo indefettibile stalinista – Palmiro Togliatti, che – stanco della presenza di partitini e movimentucci post 1945 – proclamò: .. e ora …. I pagliacci fuori dal campo della lotta”.   Citava gli usi circensi  e reclamava di confrontarsi direttamente con il Partito egemone, la Democrazia Cristiana.    Ma è una frase di pregnanza diremmo sempiterna: questa volta si attaglia (intorno alla missione americana di Bergoglio) a ben due autorevoli personaggi: una è la “Presidenta” argentina Kirchner che non contenta di aver “sorretto” il connazionale Bergoglio nel momento dell’ascesa al soglio di Pietro, lo ha “fiancheggiato” a Cuba in “rappresentanza” dell’intera America Latina…  Il suo caso è relativamente semplice: spera di ricucire un rapporto che lei stessa aveva ampiamente danneggiato con il Bergoglio cardinale Argentino e, soprattutto, ricavarne qualche vantaggio nel caso la sua oggettiva disinvoltura in omicidi politici nel suo Paese le aprisse la porta della destituzione e magari del carcere.   Sola attenuante la notoria megalomania argentina…

L’altro caso è quello del cosiddetto Sindaco Marino, ormai irrefrenabile, prezzemolesco, difficilmente definibile “compos sui”.  Entrambi sembrano ritenere che il “mostrarsi” li aiuti.  Quando invece manifestamente li condanna.   Per Marino il fastidio dimostrato da Papa Francesco ha raggiunto un diapason di tragiche verità (“non l’ho invitato, gli organizzatori non l’hanno invitato”, breve; che ci è venuto a fare… non potevo cacciarlo: “..si professa cattolico”…).

Dal canto suo Marino imperturbabile ha parlato di polemiche strumentali… insomma il Papa ce l’ha con lui…

Diciamo, Bergoglio avrebbe una immotivata idiosincrasia per un Sindaco pazzescamente bravo (se lo dice da solo mentre la città casca a pezzi “più di prima, meglio di prima”)  il cui unico punto di forza consiste nel passare per l’Urbe solo per cambiare le valigie.

Per molto meno un cittadino qualunque verrebbe sottoposto al TSO…..    Marino no: lui è protetto dalle falangi renziane che adorano scaricare fuori di sé (ma in bella mostra) i guasti ereditati da un passato che starebbero “rottamando”.

D’altro canto – prima di passare alle questioni gravi ed urgenti di queste giornate diventate bruttissime con la notizia del nostro accertato primo morto per mano dell’ISIS (il tutto mentre Matteosubito si accinge a “superare” la Germania ed intanto strapazza l’UE…) – vorremmo dire ciò che non avevamo potuto dire nei giorni scorsi.   Questo.    Come pensa di conciliare Papa Bergoglio le sue affermazioni – tutte condivisibili e da noi umilmente condivise – su di un mondo sull’orlo dell’abisso ma “salvabile” con l’indizione del Giubileo in una città come Roma: certificata sentina di ogni corruzione, con a capo un sindaco già chirurgo del fegato in un Ospedale militare americano, poi catapultatosi a Palermo per un’operazione sanitario-finanziaria fallita (?!), poi portato in Parlamento dai “geni” postcomunisti (alla sempiterna ricerca dell’”utile idiota” preferito per l’occasione al romano e assai senziente Gentiloni, ora Ministro degli Esteri).  Il Marino al quale si erano aperte per anni le testate di regime per farne lievitare l’immagine e dunque infine officiato al Campidoglio dai cacicchi locali (sempre del PD) ed infine mezzo commissariato, mezzo salvato, ma comunque sempre tra i piedi.   Prima audace domanda: se Bergoglio (vescovo di Roma…) non riesce né a “ripulire” o far ripulire la sua città – quella di cui è il primo Pastore – come potrà intervenire positivamente sulla prima guerra “globale” (Lui dice: la Terza guerra mondiale)?   Già come?

Anzi una ulteriore domanda rispettosa alla Santa Sede.  Ma proprio a Roma si deve celebrare il Giubileo?  Magari meglio Assisi o un luogo Santo un po’ più “sicuro”.   Decida il Santo Padre ma sappia che Marino ci sarà….     Con il suo “inno all’amore” mentre registra le coppie omosessuali ed i “loro” pargoletti.   E, peraltro, i cittadini romani continuano a domandarsi se il parroco sponsor del funerale stile “padrino” sia ancora lì…. Come è stato detto, Don Abbondio è una grande figura italiana e poi Manzoni è forse il nostro maggiore scrittore cattolico.  Dunque tutto a posto.  Però ben altre nubi si addensano e prima ci si pensa, meglio è.

Ed ora il vasto mondo.  Non “filtrato” attraverso molti dei commentatori di regime del Belpaese, giornalisti che non hanno mai visto una battaglia e neppure sofferenze individuali e/o di larghe masse.  E, soprattutto, confondono le salette riservate dei ristoranti romani con le assise planetarie… Quelle in cui è passato la scorsa settimana Bergoglio buttando diversi semini… Ed una qualche dignità (anche italiana), mentre il “piazzista” Renzi si intratteneva con… Bill Gates… forse essendo assente Fabio Volo….    E su questo palcoscenico di New York la foto triangolare del Segretario Generale dell’Onu Ban Ki Moon, con Obama alla sua destra e Putin alla sinistra (senza allusione alcuna…) ha confermato che la sfida papale è stata in qualche modo raccolta…

Certo non una pagina di “storia” come il “patto del Nazareno”, il sorgere del drappello verdiniano, i rutti di Salvini, gli strepiti grandguignoleschi di Grillo, il risveglio dell’ottuagenario “Cavalier Banana”, la felicità renziana nel distruggere la Costituzione con le manine della “Madonnina della Valdarno”.  Ma pur sempre una pagina di storia ed un possibile spiraglio.  Ne vedremo altri e non solo ubicati tra Siria ed Isis, ma su altri scacchieri.  Quanto a chi vince e chi perde, chi ha ragione e chi a torto (chi è più “impunito” tra Putin ed Obama lasciamolo agli “analisti” dell’”imbuto italiano”.

In sintesi estrema, mentre Hollande (di fatto simile ad un nano italiano, ma perfino più pieno di sé) gioca con un pugno di jet (rigorosamente francesi) e spera di salvarsi uno strapuntino medio-orientale, riaffiora un qualche “concerto delle Potenze”.  Certo non ci piace e non assomiglia neppure un po’ al multilateralismo che vorremmo e neppure ridà un senso compiuto alle “riformande” Nazioni Unite.   Ma tuttavia registra l’esistenza di una comunità internazionale potenzialmente globale e che è già tale a livello degli individui “senza nome”.

Sul “teatro” sono ora in campo forze di potenziale stabilizzazione.  Certo in grado – se solo lo volessero – di interrompere la spirale distruttiva portata avanti dal “Califfato”.   Anche le migrazioni vengono progressivamente assunte come un fattore strutturale (e non solo emergenziale) di un possibile riassetto planetario.    Un quarto di secolo è passato dalla “resa” dell’Est “comunista”, senza che l’Ovest abbia vinto (con buona pace dell’archeologico Fukuyama e della sua “fine della storia” e neppure degli “esportatori di democrazia”) e senza che un nuovo ordine sia neppure apparso all’orizzonte.   Il disastro a cui assistiamo giorno dopo giorno potrebbe – diciamo potrebbe – indurre i dirigenti che contano ad un’intesa della 25esima ora.     Certo non sarà “facile” come lo fu all’epoca del duopolio imperfetto – ma reciprocamente distruttivo – di potenza (es.: Kennedy Krusciov  e poi gli euromissili ed il collasso sovietico) e non ci sarà evidentemente un vincitore ed un vinto.  E tuttavia oggi come allora non esiste una soluzione bellica.   Si rassegnino: come dice Bergoglio “costruiscano ponti e non muri”… e, soprattutto, evitino di cannoneggiare questi ultimi.  Non servirebbe.  Si contentino di isolarli, magari col fuoco per evitare che la peste dilaghi.

Sono passati molti molti secoli dalle Crociate peraltro protrattesi (come le guerre di religione in Europa) per il tempo  di diverse generazioni ed anche allora – per varie ragioni – morirono affogati migliaia di bambini.   Saremmo dunque allo stesso punto di allora?  O peggio, avremmo altre vittime da sacrificare al totem delle “Patrie”? Altri “militi ignoti” da tumulare? E sarebbe questa la globalizzazione?   E questa l’impotenza dell’individuo “etico globale”? Proprio ora che perfino il Papa di Roma dichiara di riconoscerlo.

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