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22/09/2015

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maggiolino

 

La rivincita che aspettavamo (noi italiani ma anche molti altri nel vasto mondo) è finalmente arrivata: anche la Germania bara.  Lo spiega su “Repubblica” Vittorio Zucconi che manda dagli Stati Uniti uno dei primi articoli dell’anno ad alto contenuto di informazione pubblicati nell’intero anno dall’House Organ del tesserato numero 1 (almeno così si diceva… perché la “tessera” non è stata pubblicamente mostrata…) del PD e cioè l’Ingegner De Benedetti, il quale (sempre stando alle cronache ed alle visite domiciliari che gli praticava il già “braccio destro” di Renzi Graziano Delrio,  nei momenti in cui la stolida arroganza del giovanotto toscano rischiava di far saltare il suo ruolo) sarebbe anche uno degli artefici dell’attuale “premierato”.   Ma lasciamo tutto ciò agli storici futuri di una inarrestabile ascesa…

Per intanto assaporiamo la mole di dati e di considerazioni offertici da Zucconi su quella che un po’ all’ingrosso viene definita la caduta di un mito.  In verità si tratta di una caduta la cui frattura vale – per ora – il crollo di quasi il 20% del valore dei titoli del gruppo Volkswagen. Dunque, una mezza caduta: perché non è che la Casa tedesca facesse auto difettate (i Giapponesi della Toyota erano riusciti addirittura ad installare freni che i guidatori -soprattutto quelli un po’ più anziani – non riuscivano ad azionare nel momento (fatale…) del bisogno).  Qui è tutto ok, anzi in certo modo all’avanguardia perché si tratta – soltanto – di attivare (a rovescio) una centralina elettronica (passione eccessiva delle automobili germaniche…) occultando i dati dell’inquinamento.  Venivano così immesse sul mercato (anche e soprattutto quello statunitense almeno fino a quando non sono stati “sgamati” dall’Agenzia per la protezione dell’ambiente, rischiando una multa record e caduta nelle vendite) auto altrimenti proibite per i rigidi parametri americani.

Dunque centraline manipolate in una sorta di revival del genio napoletano di adulterare e mascherare (chi ha dimenticato i cellulari finti, e le magliette con stampate meravigliose ed inesistenti cinture di sicurezza).   In breve fregare le regole, barare.   Fare più soldi.

E non vale neppure citare l’ironica risposta datami (all’epoca del mortifero scandalo dei freni Toyota efficienti quanto un cavo arrugginito di freno di una vecchia bicicletta…) dall’ex Direttore Ferrari Todt: “veda, non è facile costruire automobili…   Certo che no ma almeno i freni… o evitare di usare perversamente centraline perfette, forse sì.      Ciò che non si può fare è modificare le regole intrinsecamente truffaldine del capitalismo “liberale”, ovvero la regola  del massimo profitto.

Certo potremmo rammentare al Ministro tedesco dell’Economia – il famoso Dr Schauble – che le sue regole paranoiche più che ai Greci avrebbe dovuto imporle ai suoi amici industriali.  Soprattutto quando trafficano con prodotti che mettono a rischio la vita degli altri, piuttosto di quando si giocherella con i pezzetti (non più di carta come si vede in Tv, ma telematici) di carta moneta emessi dai suoi amici della BCE.   Ma a che pro?

E poi come potremmo farlo da un Paese, quale l’Italia, che almeno da un trentennio non “mette bocca” su quella cosa che in tutto il mondo si chiama “politica industriale”.   Qui da noi si preferisce farneticare di “capitani coraggiosi” chiamando così quei privati che accettano regali di Stato in cambio non si sa bene di che (Alitalia, aeroporti, telefonia, autostrade e soprattutto banche che dal settore pubblico e dai banchieri sono state donate da molti anni ai “bancari”, ma non a quelli allo sportello…).  In Germania, però, non è esattamente così anzi esistono e persistono varie forme di partecipazione pubblica ed ovviamente un coordinamento al servizio di un progetto unitario del Paese.    Per questo funziona, mentre l’Italia fa pensare (da molto tempo e non solo per questo) ad un banchetto di jene intorno ad un moribondo.  Jene da tenere tranquille con molti regalucci fisici e “morali” (tipo lasciarli interloquire sulle scelte immigratorie della Repubblica…).      E, in più, rassicurarli che chi li tocca “avrà del piombo” come il reietto Ministro ellenico Varoufakis.    Il tutto costituisce il “mantra” culturale del giovane Renzi il quale ha appena aggiunto al suo “catalogo” di spazzature della Storia (i “rottami” sui binari del “progresso” di cui parlava Marchionne?) il nuovo Leader del Labour Party Jeremy Corbyn.   Lui sì che ha capito tutto…

Ma questa è un’altra storia ed è la nostra preoccupazione più che dell’oggi, di ieri e di domani.

Intanto possiamo impietosamente gioire della “caduta di un mito”, mettere tra parentesi i mille aneddoti sulle Fiat che si “sfondavano” sul pavimento o la cui testata esplodeva al primo viaggio “fuori porta”.    D’altro canto se anche Obama ci ama ci sarà un perché…

Infine una piccola chiosa velenosa: Frau Merkel aveva già contattato gli industriali tedeschi dell’auto per verificarne la disponibilità  ad assorbire quote consistenti di immigrati e profughi: sperava forse di dar loro la “colpa” delle “truffe” americane  della Volkswagen?

Chissà… chiediamolo al tanto reclamizzato leader della Lega Salvini: notoriamente esperto nelle caratteristiche genetiche dei “clandestini” e nella loro evidente propensione truffaldina: stanno in albergo a 12mila stelle e manco pagano… anzi si fanno pagare.  Saranno della Volkswagen?

 

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