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06/05/2013

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Dopo cinquanta giorni in cui si è visto “di tutto e di più” (soprattutto grazie al “pragmatico” padano del PD, ovvero l’“uomo delle lenzuolate”, Pierluigi Bersani) si è aperta ieri ufficialmente ed in prima serata televisiva  l’“era” del “Gattino Mammone”.   Vedendo e sentendo il neo Premier Letta (Enrico) nel sempre rassicurante salotto di Fazio, L’Italia ha sospirato di sollievo: dimenticato l’incubo spread, rinviata e forse cancellata l’IMU (almeno quella di giugno), pronti ad affrontare con calma e consapevolezza i pur gravi problemi del Paese.  In breve: l’estate è salva, almeno per chi se la può permettere.

E per chi già si trova in guai grossi o, peggio, ci si trova da troppo tempo (Paese incluso), scatterà tra un po’ l’operazione “vecchietti, rinfrescatevi nei supermercati” (tanto sono vuoti e ci si può passeggiare con calma…).  Insomma piano, piano, ma con illuminata decisione il giovane Letta riapre la strada ad un panorama che i più vecchi tra noi hanno già conosciuto ed in fondo rimpiangevano da un bel po’.   E che – in fondo – anche le generazioni successive tendono ormai a ricostruire mentalmente come una perduta “età dell’oro” in cui se le opportunità erano quelle che erano ed il Paese era tutto meno che entusiasmante, si poteva comunque sopravvivere e sperare in tempi migliori (mai venuti).

Che il bisogno primario dell’Italia fosse la rassicurazione lo si era capito da un po’: lo spettro greco (adeguatamente pubblicizzato fino al punto che lo stesso Grillo aveva definito il suo movimento come azione meritoria in quanto antidoto al neo-nazismo affiorato in una Grecia disastrata forse dimentica che i nazisti più dei classici Turchi l’avevano fatta soffrire) era lì ad evocare quanto fossimo prossimi all’“abisso”.     Di qui – mentre la “canizza” di politici terrorizzati sul proprio personale destino si avvitava su sé stessa – un passo dopo l’altro il Paese inventava “soluzioni”: il trionfo del movimento a cinque stelle, la rassicurante rielezione del  “nonno d’Italia”, il (semi) perdono a Berlusconi che – tutto sommato è uno di noi, anzi come noi e – forse – il migliore di noi….

Mancava un tassello, un collante dolcificato, ed ora è arrivato con il Governo pianificato dall’Ufficio marketing (come più propriamente andrebbe definita la classe dirigente del Paese) e guidato appunto dal “gattino mammone”.   Indubbiamente Letta ha mostrato da subito di saper cogliere lo spirito nazionale: accompagnare i bambini a scuola, guidare l’utilitaria della moglie per salire al Colle, emarginare l’improvvida pidiellina Biancofiore rea di accennare alla diversità sessuale come disvalore (e la bulimia berlusconiana?) rievocare le esperienze giovanili con l’Erasmus europeo (che – sia detto fra parentesi – qualche maligno ha ribattezzato con simpatia “Orgasmus” considerate le conoscenze che per lo più – ma forse non Letta – vi si acquisiscono) e, naturalmente, devozione – anche tattile – al Nonno.    Insomma un quadro che più rassicurante non si può: come e meglio della vecchia DC.

Questa è già visibile in un Governo mammuth (ma chi paga? Non si dovevano ridurre i “costi” della politica?) con dentro tutti e, naturalmente, il contrario di tutto.    Ed ora?   Nessuno lo sa, tra l’altro anche perché la storia ormai centenaria della sinistra italiana  (e con questa di ogni possibile riformismo) è arrivata – in un vuoto ed in una subalternità culturali che confinano con il ridicolo – ad un capolinea che difficilmente può essere ridefinito con il solo richiamo alla Costituzione.  O alla sola dimensione dell’integrazione continentale europea.   O, peggio, al vacuo richiamo ad una unità nazionale statuale che è – ahimè – fuori tempo massimo e somiglia da troppo tempo al “salotto di Nonna Speranza”.

Nel frattempo Oltretevere (dopo aver fortemente contribuito, tra l’altro, a “regalare” all’Italia il quarto di secolo berlusconiano) il dinamismo e la capacità operativa di rilancio anche nei valori appaiono determinati e – quasi – irresistibili.   Non si tratta di invitare Papa Francesco a “fare qualcosa per noi”, ma certo il clima si è fatto meno irrespirabile ed il Cielo sopra il Vaticano è evidentemente lo stesso sopra l’intera Italia.

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