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11/09/2015

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“Diritto di sognare”: con questo titolo “sedativo” e perfino troppo scopertamente inibitore di (pericolose per lo status quo…) illusioni, il più diffuso quotidiano nazionale ospita finalmente “ a margine” quello che è forse il primo serio e concreto commento alle attuali tragiche e del tutto irrisolte vicende.  Vicende che non ci vedono “a margine” ma proprio al centro del presente – e del futuro – che non è evidentemente la fiera degli “obei obei” mangerecci dell’Expò di Milano, quanto piuttosto una trasformazione planetaria destinata a svegliare Europa, Italia da un sonno pieno di incubi ma non di sogni e neppure notturne speranze.

L’autore è il filosofo, analista e “pensatore sloveno (quelli italiani sono stati da tempo “silenziati” e sostituiti con i finti “guru de noantri” cucinati dai “media center”  prezzolati e monopolisti) Slavoj Zizek, che ci spiega – senza spreco di parole e fuffa autoingannatrice – come  la crisi del nostro mondo – come modello e come stessa sopravvivenza fisico-politica – non sia più un’anticipazione tanto profetica quanto approssimata (es. “Il tramonto dell’Occidente”, Oswald Spengler Vienna 1918) quanto una realtà verificabile giorno per giorno sugli schermi televisivi, nella rete, in breve: nei media, nelle piazze, sopra e sotto le acque, nei massacri (dalle decapitazioni e crocifissioni giù giù fino ai calci delle giovani giornaliste ai vecchi in fuga…).

Il punto centrale di Zizek (di certo un’assoluta novità per l’Italia mesmerizzata sia dal vuoto pneumatico del renzismo, che dal ringhiare addomesticato di rappresentanti del popolo come  i leghisti e gli stessi fantasisti grillini) è quello del paragonare le nostre (e soprattutto quelle della nomenklatura…) percezioni di fronte alla conferma della malattia terminale appena rivelateci a quelle del singolo uomo – o donna – messo di fronte alla comunicata imminenza ed ineluttabilità della propria morte.     E naturalmente non stupisce la nostra inferiorià collettiva (così come è ridotta la dimensione sociale dell’esistenza…) rispetto alle possibili illuminazioni o dignità di quella individuale.   Questo deficit di consapevolezza in Italia è particolarmente evidente ed incontestabile e – a sua volta – accelera la crisi (altro che uscirne a colpi di balle o di acquisti di lavatrici, auto o iscrizioni alle palestre).   D’altro canto questo è il Paese in cui lo “storico” analista di guasti e punti di forza nazionali (Giuseppe De Rita, il CENSIS) non trovava di meglio che passare lo scettro di comando al suo proprio figlio: altro che “ascensore sociale”…  Oltre il familismo, indietro tutta fino al tribalismo.      Quanto al Governo Marchionne/De Benedetti manco a parlarne.

Lasciando da parte queste squallide minuzie, passiamo ai “sogni” di Zizek.  Intanto egli non demonizza i legittimi riflessi di autodifesa culturale (“nostri” e “loro”), poi spiega (e ce lo conferma il linguaggio articolato di molti degli stessi “uomini in fuga”) come questi aspirino – nientepopodimeno .. – a muoversi su scala planetaria come le merci e soprattutto come il denaro (il totem anche ideologico che ci seppellirà… aiutato nell’opera da innumerevoli risvolti “religiosi”): quindi inutile disquisire sulle differenze tra rifugiati e migranti economici…

Zizek prosegue con un breviario sulla “decorosa sopravvivenza”, sulla necessità della “tolleranza” (velo sì, velo no) e, naturalmente, sulle mortali tossine dell’attuale modello economico.   La storia ci aiuta a capire: il colonialismo di rapina, il neocolonialismo e l’asservimento ad interessi privati della cooperazione e dell’interdipendenza finanziaria e monetaria.    Ed infatti si guardi alla carta geografica e si verifichi chi sono i responsabili dell’attuale sanguinoso caos.

Aggiungiamo noi che l’olocausto non può restringersi nell’unicità di un brevetto, Il “Face à l’extreme” (vedasi…) di Todorov non si lascia più ingabbiare nelle false teorie della geo-politica, né nelle propagande vecchie e nuove.   Questo è il panorama unico della specie: non ci sono mondi e/o paradisi alternativi.  Non sarà facile farlo capire alle nomenklature, né a quelle in giacca e cravatta, né a quelle del sottanone delle “ortodossie”.

Eppure i temi sollevati in decine di “focolai” pacifici da “individui etici globali” di tutti colori di pelle, di differenti (o nessuna) fede religiosa potrebbero – quanto meno – aiutarci a tenere gli occhi (e i cuori) aperti nel più difficile passaggio dal 1945.   Certamente fare finta di nulla – ci ammonisce Zizek – non ci salverà.

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