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10/09/2015

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Una lunga insulsa estate: insulsa nei suoi riflessi italiani, drammatica e forse epocale nelle sue tragiche realtà.   Perfino la lungimiranza, l’”ispirazione” dimostrata da Papa Bergoglio è apparsa – almeno a noi – opacizzata, al di sotto della realtà: la “sua terza guerra mondiale” andrebbe piuttosto definita come “la prima guerra globale”.      Ed infatti gli elementi ci sono tutti: esattamente come i frutti avvelenati, marci, autodistruttivi della globalizzazione all’indomani del concorde rifiuto dei Governi più che dei Paesi e dei loro cittadini storditi e di fatto privati nel loro complesso dei meccanismi di partecipazione ed orientamento dentro e fuori dei confini “nazionali”.   Il “no” pluridecennale alla possibilità (almeno teorica) di ridisegnare la transizione post globalista in chiave cooperativa (e non ottusamente geostrategica…) ha lasciato campo libero alla più distorta visione del dilemma di Michael Walzer su: “Guerre giuste ed ingiuste”.    Senza peraltro che fosse chiaro con “chi siamo” e talora neppure contro “chi siamo” (la “fu Siria” insegna…) Esattamente quanto accade (dai tempi dei tempi…) a guerra scoppiata quando la risoluzione del dilemma (aggressore/aggredito, buoni/cattivi) viene ovviamente risolto sul brutale terreno del conflitto.    Ed ovviamente con milioni di morti (ovviamente più civili che militari) e distruzioni immani di culture, valori, progresso o almeno conservazione della specie.   Ed i “teatri” di guerra possono costituirsi dovunque ed in un caleidoscopio a “tempo sospeso”.   Ed eccoci qui. Questo, a ben guardare, Bergoglio lo ha – quasi – detto, o vi ha fatto allusione con il tema cruciale della “globalizzazione dell’indifferenza”.   Ma l’impatto e le iniziative concrete sono ben poche e perfino la “sua” Chiesa un po’ sembra non capire (vedasi l’inverosimile  “siparietto” leghisti versus Monsignor Galantino, aggravato e non lenito dall’ulteriore intervento del Cardinale Bagnasco la cui “competenza” italiana non si estende minimamente né al “vasto mondo”, né alle volenterose aperture bergogliane della Segreteria di Stato).   Ma tutto ciò attiene all’ignoranza, pavidità, provincialismo che caratterizzano l’intera attuale (da ormai quasi mezzo secolo) classe dirigente italiana.  Gerarchia ecclesiastica della Penisola inclusa… Se questo è lo sfondo e ci pare difficile contestarlo, la “virata” responsabile e solidarista dell’Europa che “conta” ha lasciato senza fiato i dirigenti (bah?) italiani, i quali pensavano di cavarsela utilizzando Salvini e le sue rozze brutalità pedemontane esattamente come avevano fatto con un assai volenteroso Grillo. L’ultimo Cagliostro nazionale.   Purtroppo per loro, l’accurata preparazione della leader Europa (Germania, Signora Merkel) ha lasciato tutti in “braghe di tela”: dove le scarne migliaia facevano (dovevano fare…) paura, ore i calcoli dell’”accoglienza” si fanno a decine di migliaia.   E non basta dire: “loro possono”, noi chissà. Perché i problemi sono comuni e forse più nostri che loro: ad esempio la denatalità italiana è fenomeno pluridecennale… a dispetto delle fanfaluche familiste sbandierate da Chiesa e forze politiche.   Anche qui Bergoglio e le sue famiglie fatte di mamma, papà e bambini (come natura e storia insegnerebbero a fronte dell’amore stile Sindaco Marino e co.) dovrebbero confrontarsi con un’assenza pluridecennale fatta non solo di assenza di strutture e sostegni economici ma piuttosto di totale assenza di prospettive individuali e sociali, di mancanza di senso collettivo.   Mostruosa disoccupazione giovanile, crollo di credibilità nel senso dell’impegno in un Paese corrotto, malato da decenni di familismo amorale, che castiga il merito ed esalta i più perversi “ascensori sociali”.   Eccetera, eccetera. Ma questo è il nostro panorama; quello della pubblicità (a spese del contribuente) alla famiglia-tipo italiana: quella dei Casamonica che, reduci dal funerale “Soprano”, hanno goduto del trionfo di “Porta a porta” e del trombettiere (giornalismo, informazione?) Vespa.  Ed allora a che pro confrontarsi con i Tedeschi?   Quelli sono così fessi da dimettersi se hanno copiato alla laurea, da noi si danno cattedre a quelli che sparavano dalle finestre delle Università. Da noi si copia ai concorsi e si truccano perfino le patenti, o meglio i loro severissimi esami. Ma basta.  E torniamo invece all’insulsa estate nazionale che riprende ora con il dibattito sulle “riforme”, ovvero sull’ulteriore smantellamento della democrazia costituzionale.  La Ministra “che andava in Africa con aereo di Stato a   “portare a casa” i piccoli Africani, baciati dalla fortuna dell’adozione più che a distanza, a “casaccio”, ebbene questa Ministra (possibile successora del suo patron Matteosubito) si prepara dopo le danze e le comparsate estive a riprendere la battaglia per la rimozione dei “rottami dai binari” (felice definizione di Sergio Marchionne del job di Renzi).    Ovvia conclusione è che noi (uomini in mare a parte) con il dramma intorno a noi non c’entriamo.   E manco sappiamo di che si tratta… Intanto il cambio di rotta tedesco-europeo, benedetto dall’ossequioso Juncker risponde non solo al tentativo di disinnescare il più visibile teatro di guerra (l’immigrazione, questa immigrazione…) ma anche al “richiamo all’ordine” lanciato all’Europa da Obama (l’Europa risolva i suoi problemi, o almeno ci provi, mentre noi siamo alle prese con le faccende siriane, dell’ISIS e tutto il resto).     Per tutte queste ragioni il silenzio renziano (riflesso automatico appena ci siano “casini” in vista…) ci piace meno della persistente “fantasia” berlusconiana: dove è infatti il Nostro mentre il mondo continua a cascare a pezzi intorno a noi?  Semplice: in “vacanza” dal suo amico Vladimir Putin, il quale (ma molti se ne erano dimenticati) è tornato a farsi sentire nei pressi del suo amico siriano Assad.   Quando si dice “fedeltà”….  Per entrambi i “duetti”.

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