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29/07/2015

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Nasoni

Mentre l’autoconfermato sindaco di Roma – il dottor professor Ignazio Marino (“cervello” già emigrato negli Stati Uniti e da lì rientrato per passare dai trapianti da babbuini al “trattamento” degli inconsapevoli, se non incolpevoli, sudditi dell’Urbe, il tutto con la sollecita mediazione della consorteria denominata PD romano e nazionale) snocciola le cifre del futuro miracolo che compirà per “salvare” i Romani, un orrendo presagio aleggia nella Capitale.     Le fontane di strada – le “nasone” queste sì invidiate in tutto il mondo – hanno cominciato a fermarsi.    Le modeste gioie estive di una città immondezzaio, sopravvissute perfino all’occupazione nazista e alle penurie della II Guerra mondiale, sono sparite in molti punti della città.  Nessuna spiegazione è stata ovviamente data ai cittadini (ma possiamo ancora chiamarli, chiamarci, così?) e – tanto meno – rassicurazione su quello che ormai è l’unico servizio pubblico superstite-   Naturalmente a parte le visite quotidiane dei gabellieri (vigili) comunali e della famigerata GERIT…. Questa la realtà (per non parlare degli assalti al trasporto pubblico, della metro C dei suoi tempi e costi “egizi”, dell’assenza di qualunque pulizia stradale, eccetera), una realtà svaporata nell’esposizione (al solito resa nei toni “vispateresa” del Sindaco) di decine e decine di futuri miracoli affidati ad una mirabolante nuova Giunta monocolore.   Per ineluttabilità statistica qualcuno dei prescelti saprà anche fare qualcosa (noi ne dubitiamo…), ma il marchio è sinistro: la nomina  ad assessore al Turismo di una ex dirigente della Caritas (nonché nipote di una star del “buonismo” cattolico e cioè di quello di cui più bisogna diffidare…) è emblematica: la filosofia è sempre   quella di un “caput mondi” completamente “cannibalizzato” dal Vaticano, dai suoi tempi e dalle sue esigenze (e sia pure talora lodevoli).     Senza contare che – lungi dal pagare i costi della sia pure scalcagnata ospitalità – la Chiesa Romana si ostina a reclamare privilegi e “decime” (fiscalità, scuola e chi più ne ha più ne metta).    Ma “niente paura”, ci penserà la Assessora al Turismo…   E via col Giubileo…. E – a Dio piacendo – le Olimpiadi del 2024 che dovrebbero venire a rimpiazzare la “genialata” (gergo padano…) dell’Expò di Milano.    Amen. Quanto al vasto mondo (di cui in fondo alla nomenklatura italiana frega poco o niente) le “novità” vengono dall’Oriente, quello Vicino e quello Estremo.  E non sono propriamente “buone nuove”.   Andando da Ovest verso Est ci imbattiamo nella già vezzeggiata e “affratellata” Turchia: il vecchio amico (di nonno Berlusconi) Erdogan è entrato in guerra (risparmiando a noi e soprattutto agli Stati Uniti il costo di un replay dell’”esportazione di democrazia” ripetutamente attuata in Iraq).    Peccato che l’astuto Erdogan abbia colto l’occasione per “celebrare” degnamente il genocidio armeno con un progressivo (e lui spera definitivo) genocidio curdo.     Cioè dei soli argini fin qui attivi nei confronti dell’ISIS. In verità le vicende degli ultimi giorni confermano la ripetitività delle dinamiche “storiche”: in particolare l’esistenza di popoli “vittime” (che non necessariamente sono quelli autoproclamati…) buoni per fungere da capri espiatori.  E – in quello scacchiere – chi meglio dei Curdi.   Certo la mossa di Erdogan non spacca solo il suo Paese (migliore di lui…) ma anche il controllo politico di Washington sull’intero focolaio. Più ad Est – e cioè in Cina – affiora un altro tipo di problema (anch’esso come vedremo non nuovo) e cioè quello della sostenibilità nei grandi Paesi delle transizioni monocordi, unilaterali, importate.   Era già successo con il Giappone passato dai trionfi (economici) degli anni ’80 del secolo scorso ad un trentennio di opaca – e triste – dorata (comparativamente…) sopravvivenza.   Quasi un avvizzimento storico, rappresentato visivamente da una irreversibile stagnazione demografica e da un isolamento che ancora cresce quando avrebbe dovuto essere progressivamente riassorbito…    Fenomeno questo i cui sintomi si avvertono anche nel cuore dell’Europa ed in particolare nell’autocompiaciuta Germania merkelliana. Ma – tornando alla Cina – il pervicace e perfino sanguinario rifiuto di usare la crescita  delle forze produttive come motore di una qualunque liberalizzazione e mobilitazione della società (come auspicavamo marxianamente un quarantennio fa nella contesa culturale con i “maoisti”) viene in queste settimane accompagnandosi con la crisi emergente che  è “di modello”, ovvero strutturale e non certo di gestione finanziaria.  O di esplosione progressiva di una qualsivoglia “bolla”…      Il tutto – per di più – senza contare che l’”Impero di Mezzo” cinese non è un “qualsiasi” Giappone (ovvero una media potenza alla ricerca del riscatto), bensì un primattore la cui “parte” è ancora da riscrivere. A nostro modesto avviso “tout se tient” e non ci riferiamo centro all’interdipendenza iper-mediatizzata dei cosiddetti mercati finanziari, bensì al conflitto (e alle “scale” in cui si svolge) tra governanti e governati del quale tempi e prospettive delle tensioni tra “sovranità” nazionali (ormai ridotte al copri-pudenda delle rispettive nomenklature)  e globalizzazione sono soltanto l’epifenomeno.  Questioni evidentemente complesse non solo da affrontare ma perfino da comprendere.  E certo è che la canizza mediatica – così cara alle classi dirigenti (tutte o quasi le classi dirigenti) non aiuta in questo compito del terzo millennio. Ma per ora – come esortava un paio di secoli fa Candido-Voltaire – auguriamoci buone vacanze.    O almeno un po’ di riposo.    Tanto ci sveglieranno…

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