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13/07/2015

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Il referendum greco e la schiacciante vittoria di Tsipras non soltanto non sono serviti ma hanno soltanto aggravato le condizioni imposte alla Grecia per restare nell’euro e mendicare una qualche ulteriore indispensabile liquidità.   La sfilata dei “fantocci” (i “Quisling” – vedasi – della Commissione, dell’Eurogruppo e del Nord-Europa, tutti al “soldo” della Germania) dopo l’”accordo” è stato un episodio umiliante non per il Governo – o il popolo greco – ma per qualunque ipotesi residua di integrazione europea democratica.

Altro non servisse, basterebbe ricordare l’istituzione di un Fondo di Garanzia che l’alleato “buono” della Germania  (il Presidente della Commissione Juncker) avrebbe voluto domiciliare nel suo Lussemburgo: e cosa è questo Fondo?  Semplice, la Grecia per evitare il default ma soprattutto schiacciata dai panzer teutonici dovrà portare ad una sorta di Monte di Pietà tutto quello che resta della sua economia.   Poi si darà il via ad una “Garage Sale” di tutto quello che resta (poco…) della sua economia.  Beni pubblici che verranno acchiappati per un tozzo di pane dai gruppi finanziari che li vorranno.  Peccato che la Nike di Samotracia sia già al Louvre ed i fregi del Partenone al British Museum… troveranno altro da depredare…

Un simile livello di arroganza e stolidità richiama gli inizi della seconda guerra mondiale e – lo ripetiamo – cancella definitivamente qualunque residua illusione di una integrazione europea partecipata non solo dai circoli finanziari e dalle elites politicanti ma anche dai cittadini, dai loro interessi e dalle loro scelte.

Ed è in questo contesto che si archivia un progetto  durato oltre mezzo secolo che ora rivela quanto il rozzo e patetico nazionalismo e l’anticosmopolitismo dei vari Governi interdica all’Europa qualunque ruolo positivo.  Il “tedesco” resta tedesco e di Kant possiamo dire quello che da un millennio dobbiamo dire degli Italiani migliori:  nato in Italia, nato in Germania.   Punto.

Nello specifico il Paese in cui è nato l’Occidente (la democrazia, la cultura, la bellezza e chi più ne ha più ne metta…) è sulle bancarelle messo all’incanto di quelle “privatizzazioni” che da sempre sono solo un regalo ai “padroni” e loro accoliti.  Tra l’altro, nell’ultimo mezzo secolo i protagonisti sono sempre gli stessi.  Un solo esempio: quel Mario Draghi che nei ruoli della Goldman Sachs navigava sullo yacht reale inglese Britannia mediando la liquidazione del patrimonio pubblico nazionale italiano.   Si direbbe con successo.

Quanto poi alle implicazioni politiche, queste sono sotto gli occhi di tutti.  Dei due “pagliacci” (Tsipras e Varoufakis) come li definiva elegantemente la stampa berlusconiana (sì: è ancora vivo e… lotta insieme a noi…), il secondo conserva solo il passaporto australiano e l’altro ha rischiato e rischia di essere cacciato dal Governo ellenico.   Un Gabinetto che Bruxelles ritiene dovrebbe essere direttamente nominato da Berlino: come l’Austria dell’Anschluss.

Inutile a questo punto ricordare come la Germania sia stata mondata di debiti dopo la catastrofe nazista o perfino Cancellieri come Schmidt che raccomandava al (trent’anni fa…) trionfante Giappone di “farsi amici” tra i suoi vicini.   Meglio piuttosto riconoscere i meriti del nostro Bertoldo Nazionale (“Matteosubito”) che è riuscito sia ad assumere il ruolo di “cocco della Merkel”  che di “mano tesa” al residuo orgoglio nazionale ellenico.     Un successo che arride solo a chi sa – da sempre – chi sono i padroni del vapore: ed il Nostro lo sa bene….

Sintesi provvisoria.  Due secoli di storia europea sono chiaramente liquidati: i cittadini – singolarmente e collettivamente – tornano ad essere sudditi.   La cooperazione internazionale esiste solo e soltanto se conviene alle nomenklature e soprattutto a quella globale.   I “giudici a Berlino” che avrebbero dovuto difendere il contadino dal Re di Prussia era un matto e – forse – non è mai esistito.  I tedeschi saranno pure un popolo eletto, ma capiscono solo la forza.

Non solo ma chi si è rassegnato all’unificazione (“caduta” del Muro) non era lungimirante bensì sconfitto.   Perfino Fukuyama qualche ragione ce l’aveva con la sua “fine della storia”… peccato che – mentre le larghe masse planetarie si rassegnano a convivere non già con l’anelito all’uguaglianza bensì con la ricerca del tasso “ottimale” di diseguaglianza (“io speriamo che me la cavo…”), le fratture globali si ripresentino trasversalmente nel modo peggiore e più pericoloso per tutti (integralismo “islamico”, migrazioni, eccetera eccetera).

Così, ancora una volta, aspettiamo di sentire qualche nuova pensata di quel “comunista” di Papa Bergoglio: forse a lui lo staranno a sentire (i precedenti storici non confortano…).   Meglio lui dei banchieri, dei politici nei loro ruolini paga, delle nomenklature.  Dei “cattivi” che da troppo tempo stanno vincendo, dei “buoni” da troppo tempo si rassegnano.

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