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15/06/2015

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Un Paese “pluralista” la cui capitale è tornata ai fasti imperiali di due millenni fa: tutto vi si tollera, tutto si celebra e – naturalmente – tutto si compra e si vende.  In un solo giorno, mentre Papa Bergoglio torna alla “base” (riceve migliaia di boys – e girls – scout, si intrattiene nella pastorale della sua diocesi, cioè Roma ed affida agli uni l’antidoto ai “muri” e cioè i “ponti” mentre tenta di rincuorare gli altri alla disperata di un qualunque senso morale nella capitale forse più corrotta d’Europa) il giulivo Sindaco Marino (beato lui!) passeggia al centro di un corteo “gay pride” che – invece di celebrare conquiste sociali quanto meno logiche – testimonia di un’arretratezza, più fatta di marginalità che di avvertita coscienza.

Dunque un epico “calderone” che solo un tipo come Matteosubito potrebbe definire ricchezza o addirittura “entusiasmanti prospettive”.  Quando è evidente che prova – se ce ne fosse bisogno – che il calderone purulento sobbolle indisturbato in un diapason che – quello sì – ci mette al centro della confusione planetaria. I dati appena presentati da una rispettata sociologa come Chiara Saraceno ci mostrano intanto (per quelli che non sanno decifrare i mugugni e i ringhi salviniani e maroniani presentati da media tanto incolti quanto irresponsabili come proposta politica…) come l’Italia detenga il record europeo del razzismo.   Il prossimo dibattito televisivo sarà su come e dove avviare i primi progrom (vedasi) … a partire da quelli contro gli zingari “che rubano i bambini”.  Naturalmente fino a quanto le cooperative del PD Buzzi non rubano a loro…

In breve, solo un Papa (buono ed ottimista, se non altro per dovere professionale) può ragionevolmente invocare per Roma una rinascita “morale e spirituale”.   A noi basterebbe quella “morale”…     Intanto, mentre Roma mette su una tendopoli intorno alla Stazione Tiburtina avanzando già una bella richiesta di finanziamento extra (a Milano il perbenista sindaco Pisapia si accontenta che i profughi/immigrati/clandestini non defechino più sotto gli occhi dei pudibondi passeggeri della Capitale “morale”), al valico di Ventimiglia si mette in scena una pantomima esemplare: i “disperati” (avanposti di una migrazione inevitabile che non solo non è nuova nella storia – ancora fino a metà del secolo scorso c’eravamo anche noi Italiani – ma è stata accuratamente preparata ignorando tutti i segnali sulla necessità di un riequilibrio Nord Sud nello sfruttamento delle risorse planetarie o – peggio – inscenando la mostruosa rapina della “lotta alla fame nel mondo” e al saccheggio della “cooperazione allo sviluppo”): una pantomima in riva al mare che esemplifica ed annuncia come l’Italia renziana dovrà pagare da sé i costi della propria incapacità ed imprevidenza.      Ma niente paura: il “campione” (parole dell’ex emigrato nonché “King Maker” Marchionne) Renzi ha pronto un “piano B”.    Peccato che l’abbia tenuto nascosto durante il celebrato semestre a Presidenza italiana….

Lo affiderà al “competente” Ministro Alfano che ha dichiarato urbi et orbi che metterà con le spalle al muro i suoi omologhi europei aprendo la propria allocuzione con la frase “attenti ragazzi”…. E via così in un’imitazione perfetta di “braccio di ferro”, la musica di fondo verrà fornita dal duo Salvini-Maroni (Roger e Hammerstein) con refrain della stampa nazionale: “c’è un limite anche alla nostra – italica – bontà…”.   Altro che “Evita” interpretata da Madonna.

Che dire?  Che fare? L’unica cosa veramente pronta è l’”Italia diversa” minacciata da Alfano, più “diversa” di così si muore.   ……  Ma si muore noi, non solo gli immigrati che Maroni vorrebbe rinchiudere nel deserto libico, magari spingendoli a colpi di fucile.   Nel delirio quest’ultimo invoca i “Caschi blù” dell’ONU… Se no – dice lui – che ci stanno a fare le Nazioni Unite?  Già che ci stanno a fare.   E, del resto, il nesso politica interna/politica internazionale ovvero quello tra “Nazione” (quella che piaceva tanto all’ex internazionalista Napolitano…) e globalismo è finalmente entrato nel dibattito politico (anche quello sull’integrazione europea e sia pure “filtrato” dalla rozza visione leghista…) .   Purtroppo il modo il cui vi è entrato fa rimpiangere il folclorico provincialismo italiano di una volta…  Arridatece il Presidente Leone ed i suoi canti felici di “Torna a Surriento” alla Casa Bianca…  O magari l’Aldo Moro che faceva saltare la cuffia della traduzione al teutonico Kissinger…

Si potrebbe continuare per pagine, ma a che pro?   Intanto, mentre il “campione” Renzi tenta di scaricare il peso della sconfitta elettorale sui passanti e non sulla sua inconsistenza, è partita la liquidazione del cosiddetto Partito Democratico, un bluff eccessivo perfino per un Paese come il nostro.

 

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