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12/06/2015

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bloodtree

 

La speranza (per quanto vaga) che un paio di settimane Oltreoceano ci facessero trovare una situazione domestica (italiana…) con spiragli se non di cambiamento, almeno di autocritica si è immediatamente spenta nel disastrato aereoporto di Fiumicino dove- giorno dopo giorno – si continuano a pagare decenni di inefficienza, abusi, collusioni portati ad un acme paradossale dal rifiuto berlusconiano del redditizio assorbimento/fusione con Air France.

Soltanto lo sgombero delle macerie di questo protratto suicidio economico (culminato con la “trionfale” operazione con gli “sceicchi” arabi di “Etihad”) costerà al Paese un danno difficile da misurare ma già visibile nell’autunno del Giubileo.    Giubileo della “Misericordia”: ma già per chi?     E non poteva il nostro buon Papa celebrarlo nella città del “suo” Santo, cioè Assisi?    Ci avrebbe almeno risparmiato l’indecente balletto dell’inestinguibile Sindaco di “Roma Capitale” (davvero?) Marino con parallela ed antagonistica  “intronazione” da parte dell’astuto Premier Renzi di quel Prefetto Gabrielli che già fu il più fido collaboratore dell’attualmente “desaparecido” dottor (ex medico) Bertolaso: quello dei “grandi (per chi?) Eventi” nonché degli “sconocchiamenti” brasiliani offerti nei circoli “sportivi” del costruttore amico.   Suo.

Usciti da Fiumicino, si viene rapidamente aggiornati sulle ultime vicende che provano inequivocabilmente come la politica non sia il possibile “risanatore” della Cupola romana, bensì un socio fondatore con il PD come socio di maggioranza…  Nel resto del Paese la “lagna” nazionale sull’invasione barbarica a cui saremmo sottoposti  viene surclassata dalla (tardiva, ma inequivocabile) constatazione che un primato nessuno ce lo può togliere, cioè il “cavar sangue dalle rape”: la prova provata consiste nei bei quattrini ricavati dal business del naufrago/rifugiato/zingaro.  Dove “inclusione” si scopre essere il sinonimo di equiparazione della “tosatura” riservata tradizionalmente agli Italiani (di serie B…).   Un business messo in moto in assenza di un numero sufficiente di terremoti mortali….   La palma in materia spetta al leader del “Nuovo” centro-destra Alfano e dei suoi seguaci: qui l’inefficienza plateale del Ministro degli Interni si stempera con l’efficienza dimostrata nel trasformare i “centri di accoglienza” soprattutto siciliani in macchine da soldi e voti: esattamente quello che interessa a questi “servitori” dello Stato e del pubblico bene.

Un panorama perfino più desolante di quello parlamentare sull’Italicum e frattaglie costituzionali.  E naturalmente tale da costringerci a rinviare sine die la riflessione che intendevamo avviare su due o tre personaggi emblematici (anche se non di oggi) del sistema informativo nazionale: a sua volta ormai totalmente anestetizzato dai fondi pubblici e da quelli dei monopolisti privati.    La tardiva – ma più completa – lettura di un saggio del 1931 (proibito dal fascismo e semi-clandestinamente riesumato dopo la Liberazione monopolizzata e sterilizzata culturalmente dal PCI) ci aveva infatti indotto a pensare che in Italia veramente nulla cambia mentre tutto si ripete in forme sempre più farsesche.   Il testo a cui ci si riferisce è quello del grande giornalista-scrittore (una volta si usava così…) Curzio Malaparte, uscito appunto all’inizio degli anni ’30 in Francia ed intitolato “Tecnica del Colpo di Stato”: protagonista ultimo Hitler, ma – prima di lui – dozzine di aspiranti dittatori (spesso burattini impudenti di interessi più grandi della loro stessa megalomania).    Il merito – e la “colpa” di Malaparte non era solo quello di intromettersi nella relazione tra Mussolini ed il suo sempre più potente “allievo”, quanto piuttosto quella di non ancorare il fenomeno del “colpo” al suo sostrato ideologico (e nemmeno politico…), quanto piuttosto di rivelarne la natura “tecnica”, a-ideologica di manipolazione sociale.    Dal 18 Brumaio di Napoleone alla prima metà del 900  la cavalcata storica è impressionante ed anticipa perfino la biopolitica e Foucault.

Lo scrittore toscano tratteggia anche (con il talento divinatorio riservato agli artisti) fenomeni come quello di “Matteosubito”: qui il vuoto pneumatico dei contenuti (altri li forniranno…) si accoppia ad una padronanza eccezionale di questa tecnica che “ricicla” guasti e disastri di un Paese e dei suoi sfortunati abitanti nell’humus ideale per privarli di scelte e diritti.

Questa – pare a noi – è l’unica spiegazione complessiva e coerente di una crisi che – ormai – è da tempo uscita dalle sue determinanti finanziarie ed economiche ed è diventata motore di sé stessa.

Questo con buona pace di coloro che cianciano di “ripresa” (quando al più si può parlare di sopravvivenza…)  e – di fatto – considerano perfettamente compatibile vivere in un Paese affetto da un tasso di corruzione difficile da eguagliare anche nel più derelitto “Terzo Mondo”.

Ed ecco perché preferiamo e suggeriamo di studiare il cinico (apparentemente) anarchismo di un Malaparte all’escapismo declamatorio di una coorte di innocui commentatori: dalla rancorosa e supponente Fallaci, al sentenzioso borotalco di Saviano, alla colta e nervosa modernità di un Sofri.   E basti così.   Per non parlare dei cosiddetti giornalisti commentatori la cui subalternità alla politica “politicienne” supera di gran lunga la pessimistica denuncia lanciata un quarto di secolo fa da Pierre Bourdieu.

Come si dice, buon fine settimana e cerchiamo di non pensare che perfino (pardon…) i Turchi ci surclassano quanto a capacità di determinare i propri destini democratici.

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