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25/05/2015

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Non bastassero barconi ed annegati, esseri umani e memorie del nostro passato (esempio d’oggi Palmyra tra i mille) decapitati da fanatici (per ironizzare un po’ si veda, o si riveda, “Timbuctù”…) ecco arrivare finalmente i nodi al pettine nel cuore dell’Europa: Irlanda e Grecia le due facce opposte della stessa medaglia.    Mentre intanto la Spagna – a partire da Madrid e Barcellona -  vede vincere movimenti partecipativi ed anti-austerity assai simili al greco Syriza.   Ma cosa unisce (o divide) la svolta irlandese sui diritti civili alla “resistenza” (popolare o populista?) di Tsipras e Varoufakis alla morsa dell’infinita litania del mortifero unilateralismo del capitale finanziario e dei suoi “cani da guardia”?

Forse la risposta è più semplice di quanto lascerebbe pensare l’evidente eterogeneità dei fatti del giorno.   E all’indagine possono giovare gli “indizi” collaterali sparsi a piene mani dal nostro (nel senso che parla a due passi da qui e cioè dall’interno del colonnato di San Pietro) Papa Bergoglio.   Il quale di una colpa non può certo essere accusato: e cioè di non parlar chiaro, oppure di non mettere i fatti uno dietro l’altro…

Da Dublino non è venuto – a nostro modestissimo avviso – un segnale di marcia avanti nella civiltà dei diritti quanto piuttosto un rifiuto massiccio della unilateralità, dell’ingabbiamento dei desideri e delle aspirazioni umane, siano esse maggioritarie o no.   Maggioritario – anzi largamente maggioritario – è piuttosto il segnale di adeguare e liberare le norme e riportarle ad un’etica consensuale.  E’ un punto questo su cui il Papa si muove da mesi (con i Sinodi, la “centralità” della famiglia, e così via).    Allo stesso modo ha recepito con il “Giubileo della Misericordia” il rischio di una fuoriuscita di controllo della violenza umana.  Violenza tout court e non soltanto le forme guerresche della medesima.   Altro problema è quello della congruità degli strumenti adottati dalla Chiesa romana: raduni, missioni pastorali e peggio ancora assemblearismo apparente dei raduni-monstre, come appunto i Giubilei.      Ma qui ognuno lavora con gli strumenti suoi propri… almeno fino a quando (e se…) non ne avrà costruito altri…

E, d’altro canto tanto il segnale “eversivo” venuto da Dublino contiene anche un implicito messaggio anti-autoritario del tutto parallelo a quello che percorre buona parte dell’Europa… peraltro con l’evidente e paradossale eccezione dell’Italia.    Anzi sia detto per inciso spetta a noi un solitario primato negativo, anzi un intero “set” dei primati negativi: autoritarismo sfrenato camuffato da rinnovamento e “benedetto” da una superfetata e cadente nomenklatura – tanto impudente quanto inetta – il tutto condito (come una sorta di glutammato a poco prezzo per cibi cinesi di cattiva qualità) da finti “descamisados” per “dirottare” i riottosi ed i ceti marginali verso il nulla: da Grillo a Salvini il filo rosso della inconcludente provocazione, della diversione sistematica è del tutto evidente.    Li si potrebbe definire vere e proprie “riserve” o “ascari” di questa – ripetiamo “questa” – Repubblica…

Ovvio che così si conferma la fantasiosa – e stucchevole – teoria dell’inesistenza delle alternative…

Esemplare del vuoto di pensiero che corre dalle Alpi al Lilibeo l’incredibile celebrazione riservata in questi giorni di ricorrenza in Italia dell’”inutile strage” (come la definì il Pontefice dell’epoca…vedendo cadere in pezzi in un mare di sangue la “Nazione cristiana europea”): la retorica del Piave e più in generale la Prima Guerra Mondiale.   Conoscerla certo, celebrarla è senza senso come lo è stato appena ieri celebrare acriticamente e senza prospettive future il 150esimo anniversario dell’Unità.

Infine continua a suscitare – se non stupore – certamente malessere l’Italia così fuori da qualunque movimento innovatore: politico, economico, sociale.   Il tutto in una marcia indietro, in un’indifferenza morale (si pensi solo a quelli che rubano impunemente ad immigrati, gruppi emarginati, scampati alle acque, eccetera eccetera): un Paese di mostri dickensiani, di una gioventù apatica perché acritica…..

Gli eroi vanno in televisione o non sono.   E fosse solo quello: noi no, noi non “podemos” … quanto ai gay si vedrà….  Davvero viva l’Italia.   E, per piacere non paragoniamola alla “impudente” Grecia: lì i pensionati li difendono, qui gli cassano i diritti e gli fanno (ma non a tutti…) l’elemosina.   Grazie Italia.

 

 

 

 

 

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