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22/05/2015

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palmyra

 

Avevamo più che ragione: “caleidoscopio impazzito” definivamo ieri il caso del giovane marocchino/lombardo Touil al quale il Ministro Alfano (sopravvissuto a mille gaffes, a mille dichiarazioni inconsistenti, a mille arbitrii e a più che un dubbio sul suo entourage) aveva attribuito tutte le colpe e comunque un inequivocabile profilo di terrorista ambulante dal Bardo tunisino alla Bassa padana.      Lo stato dell’arte di oggi è invece quantomeno quello di un dubbio consistente, forse di una innocenza ed estraneità totali.   Salvo forse il “peccato originale” di essere nato nella riva Sud del Mediterraneo… e magari di essere vittima di un caso di omonimia (che peraltro le Autorità tunisine escluderebbero) non preventivamente verificato dai competenti organismi italiani.

Così, nonostante il compiacimento espresso da molti deputati del tutto ignari di qualunque questione internazionale e financo dei principi fondamentali del diritto, si riapre ancora una volta la “questione Alfano” ed anche quella della dirigenza dei servizi di sicurezza, colpevoli – quanto meno – di leggerezza, pressapochismo, totale subalternità ai contingenti interessi della nomenklatura politica piuttosto che a quelli della sicurezza nazionale.   Del resto come potrebbe essere diversamente quando la loro caratteristica (ed il loro obiettivo strategico…) è quello della propria riuscita inamovibilità.  Il resto lo fa Alfano in persona con il suo atteggiamento di vuoto e vano trionfalismo.    Quindi non c’è ragione di stupirsi se “ogni due per tre” egli si inventi inesistenti successi.

D’altro canto perché prendersela con Alfano quando questa è la musica che suona dappertutto ad allietare la “pax renziana” che – reduce dal “trionfo sulla scuola”, da quello sull’abolizione della partecipazione dei cittadini nel processo elettorale  ed ora da quello sulla “corruzione”, talchè oggi saremmo passati dai primi posti nelle classifiche internazionali come Paese corrotto a quello di campione della super-legalità (avete letto bene: legalità).   Ancora una volta ci troviamo in un “Paese dei balocchi” tutto virtuale.   Tanto dei balocchi (o meglio degli allocchi) che vede il condannato De Luca candidato arrogante alle elezioni regionali in Campania.   Rilanciato e promosso oggi stesso da Renzi in persona.

Avevamo anche ragione a prevedere che Palmyra sarebbe stata martirizzata come già le sculture buddiste a suo tempo cannoneggiate dai talebani in Afganistan.   E, purtroppo, non è di grande conforto apprendere che anche il Ministro degli Esteri Gentiloni è “preoccupato” per l’avanzata mortifera dell’ISIS.    La complessità e la pericolosità strutturale (cioè non casuale e/o imprevedibile) degli scenari internazionali andrebbe messa anche da “noi” al centro dell’attenzione politica e d’opinione.     Esattamente quanto non accade anche a causa del carattere non libero, non autonomo del sistema informativo nazionale.   Una scelta di conservazione e di controllo sociale che l’intero Paese paga pesantemente, né più né meno di quanto avviene a causa del mancato rinnovamento ai livelli decisionali delle strutture amministrative e di pubblico servizio e di quelle preposte alle relazioni internazionali dell’Italia.   Un caso che ben conosciamo è quello della Farnesina dove l’evidente caduta delle competenze e delle capacità analitiche ed operative (indispensabili nel contesto attuale…) è stato il prezzo pagato ad un massiccio revival della destra più oltranzista e meno competente: Fini, Frattini, Terzi di Sant’Agata, Vattani, Valensise (cioè Ministri e Segretari Generali degli Esteri) e così via  costituiscono un blocco “storico” che non si supera con i passaggi – più o meno casuali – di Bonino, Mogherini, Gentiloni.    A loro volta tutti difficilmente definibili come dotati di “visione” e perfino come capaci di andare oltre le evidenze congiunturali e/o belliche.

Purtroppo il tutto viene scomposto, sminuzzato e digerito rendendo di fatto impossibile la non facile ricostruzione di un quadro d’insieme: il solo su cui basare una coerente scelta ed iniziativa di politica internazionale.   Anzi, il dibattito viene  convogliato nel vicolo cieco della retorica, della propaganda, della xenofobia e della più crassa ignoranza del “vasto mondo”: un approccio condiviso dalle Assemblee parlamentari ormai degradate nella loro composizione  e – pare – dagli stessi organismi istituzionali.    Un vuoto che non solo ci marginalizza, ma ci espone a pericoli ben più gravi e duraturi di quelli rappresentati da un ragazzotto maghrebino.

 

 

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