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18/05/2015

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olive

 

Si torna dopo qualche giorno passato a respirare nel vasto mondo ed eccoci in uno strano Paese – l’Italia – ormai saldamente trasformato in una via di mezzo tra le Filippine dell’indimenticabile Ferdinand Marcos (il dittatore che i suoi padroni americani definivano un “figlio di puttana che governa un Paese di bambini deficienti…”) ed una luccicante riedizione del “Paese dei balocchi” del Pinocchio di Collodi.   Qui i dobloni si moltiplicano (per i soliti noti…) e per gli altri – tutti gli altri – si distribuiscono le ciance di compare gatto e comare volpe.   Dia nome e cognome attuale come vuole a questi mitici personaggi più che mai presenti nella felice Italia renziana…

Così – mentre rimbomba il mantra “le sentenze noi le rispettiamo” – svaniscono le ingenue aspettative di vedersi restituire il maltolto dell’indimenticabile duetto Monti-Fornero.  Con un colpo di bacchetta il diritto si è trasformato ancora una volta in elemosina.   Per di più truccata come misura di solidarietà (ancora…) per i meno fortunati, ovvero i fruitori di pensioni più basse.    Qui lo schema è veramente degno di Goebbels, Cagliostro, Maga Magò….

Vediamolo un po’ da vicino.  La Corte Costituzionale sancisce che il recupero dell’inflazione va restituito ad alcuni milioni di pensionati (a prescindere dal livello di pensione, peraltro legato ovviamente ai contributi variamente versati in decenni di lavoro): il Governo dice “i soldi non ce li ho” (ce li ha invece per farneticanti missioni belliche, ce li ha per versare una pioggia di denaro su di una pletora di media asserviti e parassitari, ce li ha per andare sulla neve con aerei di Stato, e li ha per “nutrire” tutte le mafie dei poteri locali, eccetera eccetera) e quindi non ve li do.   Anzi vi darò – e dovrete ringraziarmi – qualche spicciolo di fantomatici “tesoretti”.     Ma non basta: un giornale imprenditorial/pdista/renziano arriva ad affermare che – comunque – “non verrà tolto (TOLTO!!!) neppure un solo euro.     Altro che restituzione: ringraziateci che non vi TOGLIAMO altro.   Ci sarebbe da rimanere pietrificati… salvo che un pugno di idioti accetta il principio – ed anzi lo rilancia (sulla stampa prezzolata…) che lo Stato se non ha i soldi non paga e manco si scusa (i cittadini “normali” vanno invece in galera, si danno fuoco, si nascondono in casa se ce l’hanno… e frugano nei cassonetti) ed anzi bisogna surrogare in prima persona la sua incapacità di rilanciare occupazione, formazione e quant’altro.   Lo chiamano “patto generazionale”: a noi sembra invece una inedita versione della celebrata “legge del menga”. (vedasi).

Ma tant’è la campagna estiva del renzismo (“spruzzata” di “salvinismo” in salsa cilena ed alfaniana) prosegue martellante (dopo l’Italicum a futura memoria, il de profundis scolastico…) e si arricchisce di colpi di scena ed episodi “edificanti”: il Presidente Mattarella che gode di un “bouquet” di pensioni e vitalizi (che ovviamente non sono legati a contribuzione alcuna e che comunque manco si avvicinano a quelli del “paperone” Amato) decide di rinunciare ad uno e giù tutti a ringraziarlo e a vantarne il senso dello Stato.  E questo è veramente troppo.  Sintesi della vicenda: se è – profumatamente – pagato per svolgere le funzioni di Capo dello Stato perché pagargli da pensionato gli emolumenti da (ex) Professore universitario?  Ne avrebbe diritto, ma allora che dire di quel poveraccio di campagna che – “godendo” di una pensione di 650 euro (avete letto bene) mensili, se li è visti più che dimezzare perché – benchè vecchietto – ha potato (a pagamento di spiccioli) gli ulivi  di un quidam.  A sua volta vessato dalla burocrazia statal-agraria nazionale e con buona pace della tutela di quel “paesaggio” che… tutto il mondo ci invidia.

Dunque c’è ben poco da ringraziare l’integerrimo Mattarella.   Di più: il servizio pubblico (dice un’edificante leggenda) è premio a sé stesso e non – dicasi non – dovrebbe costituire occasione si arricchimento personale.    Ancorchè lecito…

In conclusione la mostruosa vicenda di queste settimane (comunque vada a finire) dimostra la regressione avvenuta negli ultimi decenni… con il ripristino fattuale della “servitù della gleba”, l’ereditarietà feudale e familista, il rimbambimento di un intero Paese.   E scusate se è poco.

Grazie a Dio, fuori dello “Stivale” esiste un mondo che non ha smesso di vivere.   E – ahinoi –di morire.     Torneremo a parlarne… anche come antidoto alle pinocchiesche bugie nazionali…

 

 

 

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