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04/05/2015

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Il barone di Munchausen (quello che attaccandosi al suo proprio codino scalava la luna…) ha nell’Italia d’oggi una splendida replica nella persona del celebrato, o – più che altro autocelebrato  (o celebrato da chi muove il pallottoliere) Premier Matteo Renzi.        E questi si appresta, già questa sera, a godersi il “trionfo” appena raggiunto ( certo monotematico e a futura memoria come la pistola senza proiettili) dell’Italicum a perenne memoria di colui al quale la famosa “Legge truffa” fa solo un baffo: né premio, né premiuccio:  basta arrivare primi (anche con un numero di voti pari a poco più del 10% degli aventi diritto al voto) e ci si “pappa” tutto il piatto,  Bingo…

E poco male se a votare ci andranno sì e no metà degli Italiani.    Tanto non servono, la partecipazione democratica (leggi: il voto degli “sfigati”) non ci serve ed anzi ci rompe un po’ i “c …”.      Una teoria peraltro non inventata dal giovane Renzi, ma già cara al legnoso D’Alema e al lagnoso Bersani: in breve da quasi tutto il PD il cui nucleo genetico (non scordiamocelo mai…) affonda nientepopodimeno che nello stalinismo o magari nel cinismo sprezzante togliattiano o, quanto meno, nel passaggio del Presidente emerito Napolitano dal plauso ai carri armati sovietici a Budapest ai pellegrinaggi a Washington.     Si dirà: “.. ma sono passati cinquant’anni ed oltre…”  Vero, verissimo, eppure un dubbio sorge spontaneo: non sarà che la marcia indietro italiana dalla Liberazione ad oggi è stata inserita ed imbullonata da questi “signori”  (come dice Renzi…).   E poi non è che il Dottor Frankestein fosse cattivo e tuttavia la sua creatura era orrenda e pericolosa.

Fermiamoci qui perché l’attualità preme a partire dal fine settimana di Milano.

Prima novità. “Matteosubito” ha cambiato “motu proprio” l’inno nazionale (il caro vecchio Inno di Mameli): sostituendo le parole “pronti alla morte” con “pronti alla vita”.   Ha fatto così piangere milioni di vecchietti, mentre decine di bambini (fortunatamente ancora inconsapevoli di vivere nel regno della più stupida arroganza) manco si sono accorti di quanto il Premier li ami.    Trovata da “Carosello”, consiglio del lezioso Baricco, pizza maldigerita con la combriccola radunata a Palazzo Chigi?    Non importa, tanto il bacio di Napolitano se l’era già meritato… con l’invenzione di Milano “capitale del mondo, fucina della Carta di Milano o magari – come dice il geniale Sindaco Pisapia – avanguardia del “futurista” “car-sharing”.

Seconda novità.  Alfano ed i risvegliati “volponi” della sicurezza sono sotto accusa.  Di fatto li si rimprovera per il loro “lassismo” (qualche macchina bruciata e qualche vetrina infranta) e cioè per non avere trasformato Milano in una super-Baltimora o nella Chicago del Sindaco Daley, e neppure “replicato” il G8 di Genova con l’After-show” (dopospettacolo) della Diaz.   Come di dice,  a far del bene agli asini….    E poi giusto: è meglio l’Alfano della Shalabaieva (“puttana russa”, secondo i nostri spicci 007) di quello che asseconda una tattica che ha evitato non solo sanguinosi incidenti, ma anche quella che sarebbe stata la vera rottura dell’incantesimo “Expo”.

Terza Novità, i manifestanti ed i violenti del primo maggio (che, peraltro, non hanno impedito agli “Happy Few” di godersi gratis – come al solito – l’opera alla Scala) non sono il contorno universale della crisi della partecipazione democratica e dell’esplodere del radicale ed universale malessere sociale, trattasi bensì di “teppistelli figli di papà”.  “Voilà” Come direbbe flautato Stefano Accorsi nella pubblicità di una nuova auto, anche il nodo della transizione e dell’impotenza post-moderna è risolto con la bacchetta magica di un perfetto “figlio di papà…” come il nostro Primo Ministro.

Quarta Novità.  Anche ai massimi livelli della nomenklatura nazionale (e cioè non nella sola “populace” italica) nulla si sa del vasto mondo.   Solo così si spiega come una “Fiera” che già casca a pezzi venga dipinta come poco meno dello sbarco su Marte.   Nessuno nelle poltrone della cerimonia di apertura o nei media  sa o ha visto l’Expo tecnologica di Tsukuba a metà degli anni ’80, o quelle di Siviglia (universale anch’essa) e Lisbona (tematica).   Così – in perfetto “mood” meneghino da fiera degli “obei-obei” dell’8 dicembre, ogni padiglione nazionale ha suscitato gridolini di stupore ed ammirazione.   E, naturalmente, si cela il punto centrale di questo tipo di manifestazioni (ormai consegnate all’archivio del passato remoto del “progresso”) e cioè che i Governi nazionali non le vogliono perché costano e non portano guadagni soprattutto ai partecipanti “obbligati”: infatti il Bureau International Des Expositions (BIE) con sede a Parigi tenta di calmierarle e disciplinarle.  Viceversa i media italiani fantasticano di successo planetario… che peraltro si affievolerà sempre più quando si capirà che – non soddisfatti della pubblicità fatta a costi pubblici – i gruppi alimentari “spellano” gli incauti visitatori.   Già “strizzati” da un biglietto che – a meno che non lo combini con il cumulativo “Expò più tessera PD” – costa come mezza elemosina dei famosi 80 euro.   Peccato salta una settimana di spesa…..

Quanto al ricavo dell’Italia (“depurato di costi e ruberie) non c’è e non può esserci: viceversa i “promotori” tra aree edificate ed edificabili, appaltini ed appaltucci sono già sul segno più ed un’ennesima volta c’è stato un bel travaso di risorse dal pubblico al privato.

Quinta novità.   Gli arresti, le malversazioni, i legittimi dubbi sui seguiti dell’Expo,  si sono sciolti come  neve al sole.  Anzi, il drappello Letizia Moratti, Diana Bracco e co. (appunto i “promotori” del gigantesco affare dell’Expo) sono stati dipinti come un felice incrocio tra Giovanna d’Arco e Marie Curie.    Logico che il nostro buon Papa abbia scelto il fausto giorno per colloquiare con una inferma d’eccezione – la radicale Emma Bonino – la cui ultima battaglia è quella: “Donne per l’Expo”. Sic.    Forse il nostro onnipresente Pontefice avrebbe dovuto essere informato che la celebrata campagna radicale “Contro lo sterminio per fame” si sia conclusa oltre un quarto di secolo fa con una vera e propria “spanzata” (e scampoli di galera) nella già opulenta Italia e nei mille scandali della cosiddetta “cooperazione allo sviluppo”.  Eppure questa sinistra retorica della fame non finisce mai.

Sesta novità. Il tutto (mentre Renzi continuava a rimestare il suo pentolone autoritario, fumogeno ed inconcludente) ha permesso di ridefinire i buoni e i cattivi: i buoni sono i cittadini milanesi che smacchiano muri e puliscono le strade della loro amata città che (credono loro, gli dice la propaganda governativa) tutto il mondo guarda ed ammira; i cattivi, anzi imbecilli, mascalzoni sono i commando in nero.   Non che non lo siano, ma assai difficile ascrivere a loro i “mali del mondo”.

Ed ora – per un po’ – chiudiamo gli occhi e rallegriamoci: sono i primi giorni di vita della “Royal Baby” britannica, la figlia dei celebrati Kate e William.   La vita continua.   E poi tra qualche anno (grazie alla nostra Corte Costituzionale) ai pensionati italiani verrà restituito qualche spicciolo dal maltolto del Governo Monti Fornero.   Ci brinderemo alla Royal Baby.

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