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27/04/2015

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25 aprile

 

La calda voce di Andrea Bocelli accompagna l’aprirsi della settimana post-25 aprile.  E che culminerà (e Bocelli ne è l’aedo… presumibilmente profumatamente pagato…) con l’apertura dell’Expo di Milano.     Siamo all’”Opening” (come dicono i promotori con un cosmopolitismo da Strapaese, anzi da “provincia granda” leghista) di un autodafé che pagheremo – come è stato già sottolineato – per i costi pubblici per lo meno decennali della cementificazione privata.

La medesima musica accompagna l’incaponita battaglia finale di Matteosubito per liquidare quanto resta della democrazia costituzionale italiana sostituendola con un drastico ridimensionamento della rappresentatività parlamentare, la castrazione del suffragio universale, la centralità costituzionale del Parlamento.   Si è infatti aperto questa mattina il dibattito generale sull’”Italicum”.    Quanto tutto ciò sia ininfluente per migliorare (ma è questo un obiettivo del Gabinetto Renzi?) i destini e le prospettive degli Italiani – giovani generazioni incluse – è perlomeno dubbio. Certamente nell’attuale contesto di crisi economica, di crollo dei valori, di asfissia delle prospettive e financo dei desideri, certo della partecipazione Renzi marcia in direzione opposta e questo è a tutti evidente.  Nonostante le sue iniziative – e diktat autoritari – insistano a parlare di “riforme” quando trattasi al meglio di insulse mosse reazionarie.    Concepite da chissà chi e chissà dove.

Due giorni fa, il 25 aprile è stato celebrato con il più asfissiante silenzio del Presidente del Consiglio la cui presenza era ristretta al consueto balletto tra una photo opportunity e l’altra.  Tutte le mila miglia lontane dal tema della libertà e dei valori repubblicani che gli sono lontani come il burro per i mangiatori di olio.  Salutare è stato infatti l’intervento del Capo dello Stato (che si chiama Mattarella e non Renzi…) più che dignitosamente ancorato al senso profondo e all’attualità del 25 aprile 1945 su cui si ancorano democrazia e valore delle persone nel dettato costituzionale. Valori da mantenere, vivificare e difendere quotidianamente.     “Abbracadabra” per il giovane Renzi che – assai probabilmente – era stato dispensato(su richiesta della famiglia ed intolleranza psico-fisica) dalle lezioni di educazione civica.      O forse troppo impegnato con i boy scout e le attività d’oratorio… e magari con le troppo ostiche lezioni di ingua inglese (obiettivo fin qui mancato…).

Non fosse così, non si potrebbero giustificare le sue vistose assenze dalla Festa della Liberazione… a meno di non ritenere più importanti – e più urgenti – le gite in barca con il Segretario-generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon per aiutare la giovane Mogherini (“Lady Pesc”, ministro degli Esteri UE….) a convincere il medesimo della liceità internazionale di intervenire “manu militari” contro il traffico umano dalle coste libiche a quelle italiane.

Forse la verità è un po’ il misto di tutto (e del contrario di tutto…) inclusa la verosimile opinione di Renzi che agli Italiani piacciano i dittatori e, dunque, anche il bonario (si fa per dire…) Mussolini… e quindi inopportuno ricordarne la fine.   O solennizzarla, o – peggio – attualizzarne il senso.    Di più, Renzi, non potendo contare sullo spontaneo sonno ristoratore del Gran Condé alla vigilia della decisiva battaglia di Rocroi, potrebbe aver deciso di utilizzare il “ponte” del 25 Aprile per prepararsi a ben più storiche battaglie: l’Italicum tipo Sansepolcro, o la Marcia su Roma con successiva “mazzata” all’aula “sorda e cieca”.    Che è già “bivacco” per i suoi manipoli….   Naturalmente quando li chiama…   Come si è visto all’occasione della deserta scadenza parlamentare dedicata alla morte del povero Lo Porto…  Una “casualty” che è meglio archiviare in fretta….

E tuttavia c’è un punto su cui perfino Renzi non ha tutti i torti e cioè nel richiamare la “primogenitura” o – quanto meno la vicinanza tra i suoi progetti di legge elettorale e quelli del “compianto” Enrico-stai sereno-Letta: anche lui si riprometteva una legge elettorale a garanzia non già dei cittadini elettori quanto della nomenklatura politica.   Ed infatti entrambi sono figli della mortifera invenzione della “governabilità” quando – visti i risultati pluridecennali della medesima – il problema è l’opposto e cioè rappresentanza e partecipazione.     Salvo che l’obiettivo finale sia un voto autodafè, senza elettori.     Si tranquillizzino: ci siamo vicini.

Intanto eccoci dunque alla vigilia di storici appuntamenti per l’amata Patria ed infatti già rullano i tamburi mediatici e nulla – neppure il rovinoso ed omicida terremoto sul “tetto del mondo” nepalese – può attenuarne il frastuono:  Bocelli canta, i biglietti per l’Expò – dicono già venduti a milioni – vengono reclamati da moltitudini ansiose di bersi una Coca Cola e di ingurgitare un Big Mac, di passeggiare nel Decumano romano (per la sezione “tecnologie” d’avanguardia…) e, possibilmente, omaggiare il novello Cesare catapultato – senza colpo ferire ed opposizione di sorta del Senatus populusque Romanorum – dalla campagna fiorentina alla “nuova” Roma.

Auguri e buon divertimento.

 

 

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