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17/04/2015

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“Mr Smith Goes to Washington”: un indimenticabile film di Frank Capra del 1939 in cui James Stewart rappresenta un “quidam de populo” – anzi un uomo qualunque della provincia statunitense inviato nella Capitale per raddrizzare torti arrecati dalla politica nazionale agli onesti e laboriosi americani della provincia.   Come si vede, siamo all’opposto del serial “House of Cards” in cui le stesse regole “machiavelliche” – quanto meno spietate –  valgono per il centro e la periferia dell’Impero.

A questo pensavamo quando il nostro Mr Smith – Matteosubito – si involava per la Capitale di quello che una volta si chiamava il “mondo libero”… ma quelli erano i tempi delle indimenticabili missioni  di inevitabile “vassallaggio” dei De Gasperi (dignitoso), dei Leone (del tutto fuori contesto… per non dire altro)… Ed oggi dove siamo?  A parte naturalmente la totale assenza della grazia leggera e del felice ottimismo di Capra e di Jimmy Stewart.  Beh, siamo a cercare di conferire una qualche consistenza che – vista da Washington – è solo un’annotazione sul carnet degli impegni del Presidente Obama, ma per il giovane (ahinoi) Premier costituisce il momento della consacrazione.    Una consacrazione che svapora di giorno in giorno in Patria e che si spera di rinverdire dall’esterno.

I contenuti (ancorchè strombazzati come di consueto nell’era del renzismo…) sono ovviamente secondari: l’economia (più la nostra che la loro…) e la sicurezza nel Mediterraneo (appunto il “Mare Nostrum”).  Purtroppo, più che chiedere, dovremmo portare risultati (che non ci sono) ovvero un rinnovato sforzo di affidabilità (che lo stile a lungo prossimo all’isteria del premier rende assai difficile).    Tra gli “atout” si ricorda l’esistenza di un “amico  comune” nella persona dell’abruzzese atlantico Sergio Marchionne: salvatore della Chrysler e grande sponsor del Renzi medesimo.    In breve uno sfondo roseo che esclude anticipatamente qualunque rischio per Renzi.    I rischi – se mai – sono in patria dove il doppio pateracchio delle cosiddette riforme istituzionali e di quella elettorale (e non certo i patetici mal di pancia della minoranza PD…) è in procinto di esplodere su sé stesso.   Il che spiega il nuovo “aperturismo” renziano: un Renzi che sembra aver finalmente capito  che il “jackpot” non è conquistato per sempre…  Difficile lo possa assicurare a lungo a colpi di gite transatlantiche…

Nel frattempo i dati dell’economia italiana restano (magari esportazioni a parte) comatosi a conferma che l’Italia si trova da anni in una crisi strutturale e “sistemica”: tale quale al ventennio (eh sì…) horribilis del Giappone che nessuna “trovata” del Primo Ministro Abe  ha potuto migliorare proprio perché non intendeva modificare un modello sociale conservatore e paralizzatore.   Il tronfio Renzi difficilmente potrebbe far meglio.  Certamente non lo farà moltiplicando insopportabili banalità come quella dell’”Italia bella addormentata”.   Che lui, proprio lui, la risveglierebbe con il suo bacio da Principe azzurro venuto dalla provincia fiorentina.  Novello Lorenzo con un intero paese a pezzi che lui trasformerebbe con la sua bacchetta magica (verbale), manco sessanta milioni di individui ed il loro irrisolto fardello storico fossero assimilabili alla Ministro Boschi, alle corifee mandate in tutte le cariche elettive e tribune televisive…    Intanto di scandalo in scandalo, con i corrotti sistemici asserragliati in una Staligrado autoprotettiva continuano a fare quello che hanno sempre fatto: non solo corrompere e dissipare le risorse nazionali ma perpetuare il coma di una classe dirigente (a tutti i livelli) inetta e cooptata.   Di continuo riciclata in un valzer ormai macabro ed assestando – qua e là – colpi agli “stracci” (esempio il poliziotto incauto “fan” delle violenze decise ed attuate a Genova, ma certamente non da lui).

Ci pensa il diavolo a fissare i dettagli: il famoso spread che risale, liste locali inzeppate di discutibili indagati, ripresa non già dell’occupazione bensì delle chiusure manifatturiere. E, sullo sfondo, insopportabile tedio per le falfaluche continuamente proposte da un Governo palesemente inadeguato.   Intanto a pezzo a pezzo (più per senilità che per moralizzazione…) svaporano pezzi della tecnostruttura politico-amministrativo del Paese.   Gli “ersatz” (i succedanei forse più presentabili ma certamente più incompetenti e velleitari) vengono prodotti a getto continua.   Ma la fucina è sempre la stessa.   Diceva molti anni fa il celebrato Nanni Moretti: “con questi non vinceremo mai”.  Noi no, loro sì.   E ci trascineranno tutti nella loro rovina.

Infine vigilia d’Expò: aerei potenzialmente pericolosi svolazzano sul magico recinto, le acque sotterranee della marcita lombarda ribollono e aspettano le famose e caratteristiche piogge della prima estate milanese.  Quanto alla celebrazione del 25 aprile è ufficiale la sua semi-cancellazione.   E certo che dovremmo celebrare?

Auguri novello Mr Smith: si distragga a Washington.

 

 

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