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15/04/2015

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A sole due settimane tonde tonde dal previsto trionfo (domestico e planetario…) di quell’Expo di Milano che dovrà segnare il ritorno in stile (tipo cappello di paglia di Firenze, Odoardo Spadaro nonché la “Belle Epoque” delle Esposizioni ottocentesche che ci regalarono la Tour Eiffel, il Governo Renzi assiste pressochè inerte (salvo l’esposizione totemica dell’ex giudice Cantone…) ad un’esplosione incontenibile di casi di corruttela strutturale, crolli, crescita del debito e consolidamento di una disoccupazione record.    Viene sempre in mente la gag di Totò schiaffeggiato sotto un nome non suo (tipo Carmine) che continuava imperterrito a sorridere dichiarando che la cosa non lo riguardava poiché il suo nome non era Carmine…

“Matteosubito” – sorretto da un apparato mediatico tale da invidiare la Pravda di una volta – (commentatori ad hoc scritturati scomodano audacemente i Nazisti nella battaglia finale delle Ardenne contro i tank americani e neppure si capisce in tanta magniloquenza di cosa si stia parlando poichè in fondo si tratta solo dell’ennesima farsa intorno all’Italicum e all’abolizione di fatto del suffragio universale nel nostro Paese… L’euforia milanese per la vittoria postuma del gruppo di pressione Letizia Moratti (l’ex sindachessa) e la sodale Diana Bracco (farmaceutici forse necessari post pappatoria industriale e geneticamente modificata dell’Expo) ed affini e collaterali, con le salmerie politiche al seguito (con il prudente dimissionario “a futura memoria” Sindaco Pisapia né presente, né assente viene gradatamente svaporando e neppure il soccorso di “donne per l’Expò” (prime firmatarie la radicale Bonino e la d’alemiana/Finmeccanica Dassù che giurano che la loro “costola” durerà per sempre: certo come le pignatte e i mestoli…) potranno assicurare il risultato dell’azione diversiva di Renzi tra Ardenne e “bunker della cancelleria” a Berlino…

Unico risultato certo – da snodare tra un 25 aprile tutto da costruire (e da parte di chi?) ed un Primo Maggio di perfetta coincidenza con il rombo degli elicotteri dei Vip in gita all’Expò.  In breve più che un evento, un’arroganza, quasi una temerarietà da saltimbanchi.    Con in tasca il solo risultato di oscurare la fine della celebrazione del diritto costituzionale del lavoro e della dignità del medesimo.  Che poi – insieme all’ulteriore sfaldamento della società italiana – costituisce l’unico tangibile “risultato” del (primo) Gabinetto Renzi.  Suggeriamo al commentatore “ad hoc” (tal Folli) il richiamo al “salvate il soldato Renzi” che riceve oggi la buona (forse per lui…) notizia che un partito ha superato quello suo: ovvero gli astensionisti hanno già scavalcato nei sondaggi i “riformatori” del PD.      Quelli cioè del cosiddetto “Partito Nazionale”.   Si parta dunque al soccorso di Ryan/Renzi.

Il tutto stride come al solito con il vasto mondo in ben altre faccende affaccendato.  Un primo esempio lo troviamo – anche se camuffato da un infelice titolo di un giornale già meritorio come il Manifesto che ha scomodato il “Rosso e il Nero”,  attribuendoli alla coppia Raul Castro Barack Obama: un doppio errore culturale e soprattutto politico poiché in caso trattavasi di “doppio Pinky” data l’evidente convergenza tra i due protagonisti sia nei punti di vista che in quelli di arrivo.  Entrambi – e magari felicemente – “rosé”.      Naturalmente il tutto non oscura quel tanto (non poco) di positivo che c’è stato negli incontri dei due alla riunione inter-americana di Panama dello scorso fine settimana   Entrambi hanno infatti da guadagnare nell’aggiustare i propri orologi ai tempi storici attuali: gli Stati Uniti si avviano a finalmente chiudere l’oltre mezzo secolo di guerra fredda nel cortile di casa (chiusura del lager nell’enclave american-cubana di Guantanamo a quando?) e Cuba potrà – sempre finalmente – rimuovere e dismettere i cartelloni che tuttora denunciano il “bloqueo” come il “più mortifero genocidio della storia” e finalmente misurarsi con le aspirazioni profonde del proprio intelligente popolo.

Parlando poi di genocidio, non si spegne la querelle aperta da Papa Bergoglio (“soccorso” dal solitamente e prudentemente silente Ministro degli Esteri Gentiloni) al quale il già amico (soprattutto di Berlusconi che lo usava anche per mascherare le sue telefonate “galanti”) Erdogan ha minacciato ritorsioni (fortunatamente storiche).  Bravi entrambi: ritornate a Lepanto.   Vinca il migliore.

Infine non c’è tempo per commentare le “decine di bambini” affogati negli ultimi giorni tra le due rive del Mediterraneo.  Dopotutto ne morirono molti di più un millennio or sono nella “crociata” appunto dei bambini (vedasi)….   Veniamo tutti da lì e lì qualcuno ci vuole far tornare.

Molto altro da aggiungere non c’è.  Mentre – chissà perché – risuonano le parole (e la musica) di una canzone degli anni ’80 (del secolo scorso…) che fu anche di Mina: “.. maledetta primavera… che  fretta c’era….”.  Già che fretta cera….

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