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14/04/2015

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el cid

 

Quando si rientra in “patria” dopo qualche giorno nel “vasto mondo”  bastano poche ore per avvertire il crescere dentro di sé di una invincibile nausea assortita di noia, stanchezza, impotenza di fronte ad un mondo imbalsamato nella sua decrepitezza.    La similitudine già richiamata è quella paradossale del Cid: che era morto eppure veniva portato alla battaglia contro i “Mori”.   Era appunto morto ma – grazie all’armatura – veniva legato al cavallo e la sua spada minacciosa ancorata alla medesima armatura.     E’ questo il modo in cui l’Italia ingaggia la sempiterna battaglia contro sé stessa.   Naturalmente l’espediente – per quanto scenografico – non fa paura a nessuno ed anzi, a noi qui dentro nel Paese “più bello del mondo”, fa infinita tristezza.    Perfino il già rutilante Matteosubito appare il Cid di sé stesso.

Crollano ponti e scuole, l’Expo (l’”arma segreta” della riscossa nazionale già magnificata dallo stesso pontificante Presidente Napolitano) aprirà con un solo padiglione chiuso.    Appunto quello italiano.   Del resto – “fuffa” postecologista e gastronomia stellata (in tempi di cassonetti ispezionati da anziani, marginali e – perché no? – nuovi poveri prodotti dal disastro sociale) – questo è il mondo nuovo promessoci dal renzismo , degenerazione suprema e post-moderna di un “riformismo” appunto “cidiano”.

Le uniche novità vengono dalle prime crepe nella (apparente) tranquillità del messaggio papale: sempre più fioco e sempre meno ricco di speranze anzi incrinato da inopportune impazienze a fronte di una bisaccia “miracolistica” sempre più vuota.  Il miracolo annunciato avrà forse salvato la credibilità della Chiesa di Roma ma “intra moenia”, nella prediletta Italia, non funziona.    Non muove nulla: un malato e mezzo non fanno un sano.  La querelle sul genocidio armeno (genocidio peraltro vero, verissimo, tale e quale a quello che nella Germania di Kant, Goethe e quant’altri non ha divorato soltanto non ebrei e zingari ma una vasta panoplia di “diversi” per pietrificarsi da tempo in un eccezionalismo negativo che traccia una indebita frontiera tra buoni e cattivi identificabili entrambi ad occhio nudo…) ha già rischiato di aprire nuove contrapposizioni proprio dove non ne avevamo alcun bisogno.      In verità non esiste solo la “banalità del male” della Arendt, ma anche – e ahimé – la banalità del bene.

Quanto all’orticello di casa (quello che Voltaire proponeva a lenire le ansie di Candido) per un Incalza che parte (per ora in galera) e ad un decennale ras delle strade nazionali (sic) Ciucci ”sbarcato” dal Del Rio post cattolicissimo Lupi per plateale e conclamata impresentabilità (ormai crollano pure le autostrade e strade già costruite, non solo quelle in costruzione) arriva un “riformatore” Boeri.  Si annunciano “grandi” novità: pensioni “flessibili” (ma che saranno mai?) e come nell’indimenticabile primo “centrosinistra” innovazioni “epocali” come l’unificazione pensionistica al “primo del mese”.    Breve: cambiare tutto per non cambiare nulla.   Il tutto a mascherare l’imbalsamatura del Paese dei Gattopardi nel più maestoso episodio della storia contemporanea di inamovibilità di una classe dirigente che ha fatto di inettitudine e corruzione un “brand” inarrivabile, imperituro esempio del “made in Italy”   Dunque “simul stabunt” e – a Dio piacendo – “simul cadunt”.

Che altro dire?   Godiamoci i primi sentori di primavera: con finestre aperte ed un qualche ricambio.   Di aria, se non altro.

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