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17/04/2013

Flash

Ci vorrebbe il primo Tarantino, quello dei film con gli ammazzamenti reciproci fino a farsi fuori tutti, per entrare nel clima della lotta per il Quirinale.   Con buona pace del Santo Padre che ammonisce a non farsi “prendere dall’ambizione” e dall’ “io”, stanno esplodendo tensioni e voluttà di potere accumulate in decenni.    E, di nuovo, nessuno pensa agli altri sessanta milioni di italiani.    Mangino questa minestra o saltino dalla finestra…  Purtroppo non soltanto in senso metaforico.

“Ignobile e miserabile, indegno di un uomo di Stato” così l’autorevolissima ex candidata alla Presidenza del Senato ed ora – niente meno che – della Repubblica, la rieletta Senatrice del PD Anna Finocchiaro.   Un profluvio di commenti isterici all’oggettiva constatazione di Matteo Renzi che la medesima non è forse il candidato preferito degli italiani al Quirinale, anzi che forse non è adatta… “nonostante” l’abbondante quarto di secolo trascorso il Parlamento…

Pare dimenticare questa matura “routard” della politica la vicenda che ha visto coinvolto – e a giudizio – il marito titolare in Sicilia di un’impresa sanitaria: un “appaltuccio” di quasi 2 milioni di euro dai contorni non proprio chiari.  Altro che spesa all’IKEA con i gorilla/facchini, che pure rievoca i fasti della nomenclatura sovietica (da noi riservati “legittimamente” al benestante Berlusconi).

Che ciò sia conforme al profilo etico della “donna di Stato” (per usare il pomposo linguaggio dell’esponente della “casta”) è ovviamente dubbio, ma corrisponde al clima – all’humus – in cui il vertice del PD cerca di “cucinare” il nome “condiviso” destinato a placare il “dominus” del post-elezioni: tal Silvio Berlusconi alla cui messa fuori gioco si asserisce di lavorare da decenni.     Un impegno così assorbente che – con tutta evidenza – ha impedito al vertice del PD (Renzi incluso) di costruire, non si dica una ricetta per uscire dalla crisi o una visione per il futuro, ma perfino una prospettiva immediata per l’Italia e soprattutto per i ceti “a rischio suicidio”.      Che difficilmente potranno essere salvati dal ritorno “post-ventennio” dell’unto del Signore (magari “unto” non proprio da “quel” Signore oggi rappresentato dal Papa Francesco)  eppure sempre capace di ipnotizzare il gruppo dirigente del PD.

“Sagunto cade e a Roma si chiacchiera”, così il dotto Grillo, ma è difficile non concordare su questo punto nella triste attesa di quello che uscirà dal “pentolone” giovedì o nei giorni immediatamente seguenti.     Chi infatti potrebbe scommettere su di una scelta che metta fuori gioco il Caimano ed accetti di confrontarsi con il “moralismo”  eversivo che sottende al movimento a 5 stelle?

Post. Scriptum.  Aperto da Berlusconi il fuoco di sbarramento su Romano Prodi: reo di averlo battuto elettoralmente per due volte e, soprattutto, di godere di una credibilità esterna e competenze per il Paese che rischiano di oscurare le sue più che famose “performances” interne ed internazionali. Fatta circolare perplessità sull’età dell’ostico Stefano Rodotà peraltro più giovane di Napolitano di quasi una decade (meglio, molto meglio il duttile Amato…).    E soprattutto no a Prodi anche per evitare un sollevamento popolare (di chi?):  un ultimatum probabilmente accolto da qualche parte con compiacimento.

Quanto infine alla “moralista” legalitaria Milena Gabbanelli sarebbe come ammettere la pur evidente inettitudine della nomenclatura politica nazionale.  Meglio deludere un’ennesima volta un Paese stanco, sfiduciato e – appunto – senza nessuna prospettiva di cambiamento di questo orrendo status quo rotto soltanto da suicidi, licenziamenti, fughe di massa per altri lidi.

Conclusione.  Speriamo in un errore di valutazione…   A domani..

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