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30/03/2015

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landini

 

La Madonnina Boschi, definitivamente trasformata da totem personale a statista in piena regola è apparsa nell’elegante Cernobbio per dare al Gotha economico una buona novella: dall’inverno semo fora è cominciata la ripresa.

La mistica è quasi degna di Lourdes e – stringi stringi – si riduce ad un mirabolante (e tutto da provare) + 0,7% di “crescita” nel 2015… e poi – sbattendo gli occhioni ed agitando le bionde ciocche – ha precisato che il Governo non intendeva fare trionfalismi…. E meno male perché se avesse voluto farli sarebbe venuto “Matteosubito” in persona….   Davvero i due – sia detto senza irriverenza alcuna – possono entrare in quel pantheon di mitici eroi della fantasia popolare, insomma coppie celebri che hanno acceso nei secoli la fantasia di milioni di giovani in cerca di un posto al sole.   E così sia.

Intanto dal lago ad una finalmente assolata piazza romana si poteva misurare la spaccatura che divide il Paese in due come una mela deformata dai trucchi della modificazione genetica: a Nord il trionfo di un’operazione di trasformismo politico e di illusione mediatica senza precedenti, al centro – in quella che una volta venne definita la “Capitale infetta di una Nazione corrotta” e tale è rimasta a pieno pienissimo titolo si raccoglievano decine migliaia di “vinti” operai, disoccupati, giovani, qualche spirito libero.  Insomma quelli che Marchionne (affidandoli alle “cure” di Renzi) definì “rottami da togliere dai binari” (e, perché no, anche dai c.).    Questo – nell’eclissi della democrazia e della rappresentatività – è il vero “Divide” dell’Italia di oggi.

Purtroppo il tentativo dei “vinti” di mettere in piedi forme di resistenza prima e di riscatto poi parte azzoppato da strumenti arcaici e – appunto – già sbaragliati dai rapporti di forza affermatisi da quasi mezzo secolo sia nelle società nazionali (ohibò) che in quella globale.    Il disperato progetto di Landini e della FIOM di far rinascere (quasi un secolo dopo) quelle Unions cancellate decenni or sono da Margaret Thatcher riflette una logica ormai subalterna e comunque da “vinti”.   Il ritorno della rocciosa Camusso a Piazza del Popolo non si definisce come lotta di potere al vertice della CGIL quanto piuttosto perché quella piazza è “sua”.   Non del volontarismo di Landini.   Ci aveva provato (con partecipazione “milionaria”) il buon Cofferati e già i sicari del vertice post-comunista (D’Alema e co) avevano provveduto a demolire quell’abbozzo di progetto.   L’”intermezzo” berlusconiano aveva fatto il resto.

Nel frattempo la realtà economico-sociale ha raggiunto un punto di non ritorno.  E ciò rende un po’ patetica la bella giornata romana.   Allo stato attuale e alla luce delle intelligenti osservazioni dell’economista francese Piketty sul crescente rifiuto popolare (e dei pur maggioritari ceti subalterni) di riconoscersi nell’illusionismo reazionario di Renzi va dunque affiancata un’ammissione di impotenza.  Almeno con mezzi tradizionali e su scala “domestica”…    Pare quasi di essere tornati al “luddismo” (vedasi…)… logico che in questo contesto- invece di una bella sghignazzata – l’ipotesi dell’ottuagenario Berlusconi di candidarsi a Sindaco di Milano susciti commenti e dotte analisi.    Infatti sarebbe il sigillo finale sull’impossibilità della partecipazione e del controllo popolare sulle “trasformazioni” in atto.  Il ritiro del Sindaco Pisapia ne è in un certo senso la premessa…     E del resto la crescente farsa dell’Expo – che aprirà senza il padiglione italiano completato – dimostra fino a che punto siamo già.    La missione fiorentina di Mattarella (il Capo dello Stato voluto da Renzi e dai mandarini superstiti della Nomenklatura…) che fa partire l’Expo da Palazzo Vecchio (e non da una sbagliata “campagna” nazionale di un decennio fa) non fa che confermare che esiste (in ombra) la realtà delle cose, ma ciò che si vede è solo lo stucchevole (per noi) Verbo  renziano.   Se non è dittatura questa, cosa lo è?

Infine.  Forse più che dal duetto crozziano di Piazza del Popolo di Camusso e Landini (con un pizzico di Rodotà e Saviano assente ingiustificato…) bisognerebbe appunto partire dai punti – invano – ricordati da Piketty: l’archiviazione definitiva del trentennio espansivo seguito alle II Guerra mondiale, la deindustrializzazione, l’emarginazione socio-politica dei ceti popolari e medi (inclusa l’asfissia della già quantitativamente modesta borghesia colta), la ridislocazione planetaria dall’incartapecorita Europa verso altre regioni del Globo dall’Asia all’Africa e perfino all’America Latina, il passaggio dallo Stato sociale alla regressività fiscale (i ricchi non pagano mentre gli altri perdono il poco che avevano), i moribondi (fino a quando?) gli Stati nazionali e le loro retoriche guerre da “pupi siciliani”.  Il tutto senza contare il “buco nero” del “conflitto di ‘civilizzazioni’ ormai completamente metastizzato.

Grazie a Dio che giorno dopo giorno di tutto questo i media non parlano…  Mentre impazza la magica coppia Renzi Boschi con il buon nonno di Arcore e tanti altre figurine da collezione.

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