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27/03/2015

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draghi

 

Mentre tutta l’attenzione dei media era ed è concentrata sull’”affascinante” tema dell’omicidio/suicidio che ha turbato la pace – ed il ripopolamento “ecologico” dei lupi sulle Alpi, la performance di Mario Draghi nella competente Commissione della Camera dei Deputati è passata praticamente inosservata. Ed era probabilmente quello che il Presidente della BCE si augurava: ben sapendo che dai cosiddetti rappresentanti del popolo italiano c’erano ben pochi contributi (entusiasmo della Presidente Boldrini a parte…) da aspettarsi. E, con una sola piccola eccezione è stato accontentato: eccezione costituita da una assai insolente domanda sul suo “passaggio” – decenni addietro – dalla carica pubblica italiana di Direttore Generale del Tesoro a quella forse meno prestigiosa ma certamente lucrosa e strategica di Vice Presidente della finanziaria “Goldman Sachs”. Draghi – pur rimanendo controllato come sempre – si è molto irritato e, alzando i toni, ha sottolineato che il “passaggio” pubblico/privato non è stato diretto ma inframezzato da un periodo di docenza all’estero (ovviamente Stati Uniti).

Così liquidati gli importuni, che peraltro risultano anche un po’ sciocchini perchè è tutta la prestigiosa carriera del Nostro che si è svolta all’insegna di questo “equilibrismo” che – innanzi tutto – lo aveva portato in giovanissima età al vertice burocratico della nostra (!?) Amministrazione finanziaria – ad essere contrassegnata da “spostamenti” che la sua sola indubbia competenza tecnica non sarebbe sufficiente a spiegare. Non solo ma Draghi avrebbe potuto aggiungere – senza tema di smentite che lui stesso non è stato e non sarà il primo a compiere questo (apparente) salto della quaglia: sempre la Goldman Sachs ha “pescato” i campioni del settore pubblico con l’evidente intento di assicurarsene i fruttuosi legami pregressi. Dunque niente più che una tempesta in un bicchier d’acqua. Almeno non per chi crede che il servizio pubblico sia pubblico tanto per dire chi paga lo stipendio…

Messe da parte le questioni iper-uranie, diciamo soltanto che nulla di nuovo c’è stato in una esposizione già recitata in innumerevoli sedi e nella quale Draghi è insuperabile maestro: lezione sul “Quantitative Easing” ormai a metà tra la pietra filosofale e la predilezione irrefrenabile per il mondo finanziario ed il sistema bancario a prescindere dall’impatto economico-sociale che questi hanno. Anzi Draghi – e questo era forse l’unico punto interessante – si è allineato alla franca spiegazione data molti mesi fa dal Nobel Krugman – sul perchè gli Stati Uniti abbiano preceduto l’Europa nella ripresa. Il punto di differenza è nel “mandato” della FED che – a differenza della BCE – non si incentra sulla sola stabilità ma mira anche ai livelli di occupazione. Oltreatlantico si ritiene (giustamente) che la leva monetaria debba agire positivamente anche sugli obiettivi economico-sociali primari. Viceversa la pietrificata Europa non soltanto ha intrapreso un “aggiustamento” da manuale (si pensi all’”austerità” per la Grecia…) ma ha completamente ignorato il carattere strumentale della moneta, facendone anzi un totem mortifero. Il tutto all’insegna di un’operazione darwiniana di “Survival of the Fittest” (sopravvivenza dei più forti) che ha azzerato mezzo secolo di politiche sociali europee. Naturalmente con il sostegno attivo dei supertecnici quali lo stesso Draghi.

Ecco perchè la Messa cantata è stata particolarmente inutile e noiosa. Salvo magari l’entrata sotto la navata dell’uccello importuno che ha intonato lo squittio della compatibilità pubblico/privato.

D’altro canto viviamo da noi l’epoca del trionfo del “privato è bello”, quella cioè del renzismo, ovvero della fase suprema della trasformazione del riformismo post-comunista nell’adozione acritica del suo opposto. Ed è anche per questa ragione che i patetici ringhii di D’Alema e co (già alfieri di un iper-liberismo diretto dalla Ditta già “comunista”) non hanno nessuna possibilità non si dica di vincere, ma neppure di essere ascoltati.

Ma siamo qui più ad un capitolo psicanalitico di assimilazione ai “vincenti” (ricordiamoci di essere già allora nel post-1989), che di ricerca di proposta politica. L’auto-terapia ha funzionato ed ha mille strumenti per stabilizzarsi o – almeno per farlo credere (“trionfo” assunzioni defiscalizzate, biglietti – forse – venduti per l’Expo, decisionismo ipnotico e forse irreversibile, “ripresa” costruita sul modello lapalissiano che vede inevitabilmente il bel tempo dopo il temporale…).

Quindi, un dubbio finale: forse aveva ragione proprio Draghi che – almeno – si è risparmiato un numero infinito di giravolte e qualche dozzina di bugie. Gli altri (e sono davvero tanti) si accontentino di aver praticato la terapia su sé stessi: appunto diventando belli, ricchi e – presumibilmente – felici. E, per favore, ci lascino in pace. Anzi ci facciano dimenticare le loro invereconde dichiarazioni di fede: quelle passate da comunismo stalinista al kennedismo (indimenticabile Veltroni…) per finire nel cenotafio dei “Padri della patria”….

Viva il Presidente Draghi. Grazie Renzi per gli 80 Euro, l’Expo, l’Italicum. E buon fine settimana.

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