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11/03/2015

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“Più semplice, più giusta, più veloce” così – secondo Matteosubito nel solito tweet di trionfo a mani basse – diventerebbe l’Italia all’indomani della “castrazione costituzionale” che egli – ed i suoi accoliti e mandanti si ostinano a chiamare “riforma” e che oggi è passata in un’aula che ben meriterebbe l’antico epiteto mussoliniano sull’”aula sorda e cieca”.  Naturalmente vani clamori a parte…

D’altro canto ci vorrebbe la fantasia dei più grandi – e più prezzolati – pubblicitari per definire “riforma” la cancellazione del Senato della Repubblica e la sua sostituzione con una “camera di secondo livello” (da letto?) di nominati regionali.  Messi così al riparo – tra l’altro – dalle conseguenze giudiziarie di quelle malversazioni che li hanno mandati (pressochè tutti) di fronte ai giudici per ogni genere di abusi.  La “sovranità del territorio” la conosciamo bene, quanto all’incapacità amministrativa la paghiamo tutti i giorni in tutti gli angoli del Paese.      Insomma un trionfo sì, ma della marcia indietro antidemocratica scatenata dal disfacimento etico, intellettuale, storico (si sarebbe detto una volta…) dell’oggi maggioritario (?!) Partito Democratico.   Manca solo la “riforma” elettorale ed il “de profundis” di quel che restava della democrazia e delle garanzie costituzionali potrà essere celebrato.  Evviva!

E non basterà a salvarli il tradizionale “Signore perdona loro perché non sanno quello che fanno.   Anche perché lo sanno benissimo e questo è il loro mandato imperativo, l’unica giustificazione della loro (sua…) presenza ai vertici del Paese.  Non ovviamente il “nostro” mandato, ma quello dei “padroni del vapore”: interni ed internazionali.     Come dice Renzi: “mica siamo la Grecia, noi…”.   E no! Siamo furbissimi: lo abbiamo dimostrato prima con l’Asse italo-tedesco (invano avversato dalla diplomazia italiana…), poi con il 25 luglio e con l’8 settembre del 1943.   Troppo lontano per una memoria collettiva che è stata giustamente paragonata a quella dei pesci rossi….

Intanto – a dimostrare che tutta questa è soltanto “fuffa” servile – la produzione industriale è crollata di un altro 1%  solo tra dicembre e gennaio.   La disoccupazione va allo stesso passo negativo e lo spirito collettivo è tenuto su di giri solo a colpi di propaganda “nord-coreana”.   I tam tam rullano ossessivi con la notizia di inesistenti riprese e vittorie: di più, giorno per giorno si anticipano i trionfi dell’Expo.    Vero: già ci sono stati per le saccocce dei “promotori”.

Quanto all’integerrimo ed oleografico (per gli amanti del genere “color seppia”) neo-Presidente (neo?) Mattarella si profila un replay della Presidenza Napolitano (“firmo”, tanto se non firmo me lo ripresentano… come accadde con il famoso “scudo” per i capitali esportati illegalmente…): solo firmerà con meno parole.

Davvero siamo fortunati: invece del “descamisado” Ministro dell’economia greco Varufakis abbiamo quel che resta di Piercarlo Padoan…    Insomma stiamo male, ma almeno siamo “omologati”.   Peccato che l’omologazione nun se magna…   Però si sta allegri e – soprattutto – non ci si vergogna.

Detto fatto e così il “dibattito” in vista dell’Expò (cibo, vita, mondo e chi più ne ha più ne metta…) parte alla grande (meglio: alla Renzi) con un mega spot sulla televisione di Stato a favore della multinazionale….. McDonald…..   Davvero il Truman Show non conosce limiti, non ha pudori.  Sfoggia un personaggio (ahinoi, per lui) piuttosto sinistro come tal Martina, Ministro “democratico” per l’Agricoltura nonché sidereo responsabile politico per l’imminente kermesse che inevitabilmente ci ricoprirà di ridicolo planetario e coinciderà con il peggior periodo della storia repubblicana nel momento stesso in cui svaporano tutti i valori su cui era fondata questa stessa Repubblica.  Dunque via libera, anzi posto d’onore ai due mega sponsor dell’Expo “dell’eccellenza italiana”:  appunto McDonald e Coca Cola.

In breve un circolo logico che si chiude esattamente come insegna il Premier Renzi, sul tono di “parole, parole, parole…”.   Ed ecco così quel Martina che – udite, udite – ci mette in guardia sui pericoli della… demagogia.   Davvero “sin verguenza”….

D’altro canto a chi scrive piace la Coca Cola e – più o meno una volta all’anno – mangia un McDonald, ma non dedica né all’una né all’altro un peloso peana omerico e – di più – non gli offre (a spese del disastrato contribuente italiano) una fastosa cornice di (auspicata…) propaganda planetaria.   Davvero neppure la più periferica e “provinciale” retrovia dell’”Impero americano” si sarebbe distinta in un’operazione di questo tipo.     E così siamo tornati al posto che ci compete e – forse – ci meritiamo.

Anzi di più perché i signori in ermellino della Cassazione dopo le lunghe ore di dibattito che hanno preceduto il loro meritato (e senile) riposo hanno di fatto deliberato questa notte che Berlusconi Silvio è mondo da ogni colpa o eccesso (e difatti ha già annunciato all’alba il suo “ritorno in campo”…  quale?), ovvero Ruby è la nipote di Mubarak, non era minorenne, andava ad Arcore a cantare jingle di Natale (o Ferragosto che è lo stesso…).    E via così: allegria, come diceva il buon Mike….

Intanto nel vasto mondo il copione si trascina stancamente: unica novità è il “rispetto” per i bambini dispiegato dall’ISIS: boia sì, ma con la pistola e non con il coltellaccio che potrebbe ferire le loro giovani psiche.   E poi c’è anche una bella novità “in rosa”: l’esangue Segretario generale dell’ONU Ban Ki Moon potrebbe essere sostituito (fine 2016) dall’elegante damazza francese della “Rive Droite” parigina più reazionaria: quella Mme Lagarde che si offriva al Premier Sarkozy “come mi vorrai, per quanto avrai bisogno di me”.   Proprio all’indomani della defenestrazione dal FMI del bravo (e dunque sgradito…) Strauss Kahn…. Peccato che non ci sia una Cassazione planetaria.    Potremmo proporla all’Expo di Milano….

 

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