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09/03/2015

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COREA

 

Un paio di settimane fuori dall’Italia – meglio lontano dalla muffita Europa – avrebbero l’effetto benefico per il corpo e lo spirito delle mastodontiche e plurimensili “villeggiature” di cui favoleggiava (in ben altri tempi…) il nostro Goldoni.  Se non che il suicidio (non assistito…)della linea aerea “nazionale” Alitalia comporta ormai per chi non vada nella “Madrepatria statunitense” vasti giri per via delle altre Capitali europee meno pateticamente rinchiuse in sé stesse.    E questa circostanza – a sua volta – ha come effetto un atterraggio “morbido” sul sacro suolo della Patria.

Così qualche giorno fa eravamo in ordinata e sclerotica fila all’aeroporto Charles De Gaulle (vi dice qualcosa?) di Parigi quando la nostra (scarsa) attenzione veniva richiamata dall’esiguo e privilegiato gruppetto dei “clienti speciali” (generalmente quelli che non pagano di tasca propria”…) e tra questi spiccava un effervescente eroe nazionale italiano: quel Corrado Clini già “ras” della pelosa ecologia italiana.    Richiamati così bruscamente alle vicende di casa nostra, ci sovvenivamo dell’arresto del medesimo (tra l’altro per le vicende di un cospicuo progetto di “riqualificazione ambientale” in Iraq… le cui risorse si sarebbero arenate in Italia ed in particolare in società appartenenti alla galassia familiare del medesimo Chini)… Di qui lo stupore di vederlo così guizzante oltre confine.

Nel riconoscere il nostro “tecnocrate da esportazione” e passato il doloroso stupore di ritrovare anzitempo il “clima” italico, ci salvava dalla penosa “gaffe” di salutarlo con un festoso “ma lei non doveva essere in galera?” la circostanza di un festoso conciliabolo con altro passeggero di comparabile mondanità del Belpaese.

Morale.  L’accerchiamento culturale di cui noi Italiani siamo vittime è il nostro maggior prodotto da esportazione.  Passati i risolini universali sull’eroe archetipo Berlusconi Silvio ed in trepida attesa del “trionfo” planetario dell’idiozia “Expo 2015 di Milano”, la Patria ci “ritorna in mente” sempre, comunque e soprattutto dovunque.

Eppure il rientro vero e proprio ha superato – per contrasto con la vitalità che comunque pervade il vasto mondo – ogni negativa aspettativa.    Al punto da suscitare una spaventosa immagine: l’Italia è il Nord Corea dell’Europa.          Nulla vi cambia, tutto vi marcisce.   Gloriose statistiche sulla riduzione nell’acquisto di biscotti (non è uno scherzo….) vengono presentate come l’indefettibile prova che i cittadini sono tornati a far colazione al bar con cappuccino e cornetto.   Inequivocabile segnale di ripresa….

Altro di nuovo non c’è.   L’ansia autoritaria pervade il Paese e lo spinge a sempre maggiori auto-castrazioni. Il giovane leader (non a Pyong Yang, ma a Roma) racconta sul “nuovo” Epresso “La mia Italia come una favola”.    Tanto la sostanza, che la sua immagine mediatica, ci richiamano irresistibilmente alla memoria l’effetto “Espresso” dell’anno scorso (o di due anni fa…) letto entusiasticamente e con ghiotta curiosità nel gabinetto delle case di vacanze ove era stato dimenticato durante le vacanze precedenti.  Naturalmente prima di scoprire di quanti mesi – o anni – fosse “vecchio”.

Certo “novità” ci sono e ce le avevano anticipate personaggi del calibro di Salvini e dell’ineffabile Razzi volati appunto in Nord Corea (dove le strade sono pulite… ed i cervelli pure…): tanto per fare un esempio a Mosca dal dittatore Putin non ci va più Berlusconi bensì – oltre ai nostri due eroi da fumetto – Matteosubito.  Il Partito unico (ormai in crisi perfino a Cuba…) PD recupera l’establishment bersaniano (nota trincea ed affossatore del “movimento operaio”…) e si avvia al 90%.   Vero o presunto…

I Sindacati e tutti i movimenti di opinione giacciono sotto la cenere come il “cane di Pompei”: verranno ritrovati tra duemila anni…

Ebbro di felicità (calcio, lotterie, giochi telematici?) il “popolo bue” si autoestingue nell’oblio in un clima che, oltre che nord-coreano, fa pensare a profetici romanzi di fantascienza autoritaria.   Le “riforme” (tra raccontate e fatte) stringono un cappio al collo di un Paese che – bene o male – si era dimostrato capace – se non di rivoluzione e/o riforma – almeno di fantasia.    Come dicevamo anche il Papa è ridisceso sulla Terra ed ha scoperto che – almeno per quanto ci riguarda – ha ben poco da dire o da offrire.   Tranne forse sparute docce ed una effimera barberia sotto il colonnato di San Pietro….

Infine. Ieri era l’8 marzo e questa circostanza (ormai del tutto “imbalsamata”…) ha offerto il destro a qualche imbarazzante manifestazione di “circostanza”: spiccava quella del “neo”-Presidente della Repubblica che – pescando da una bisaccia culturale degli anni ’50 del secolo scorso – ha magnificato il ruolo della donna e della sua “silenziosa” abnegazione.    Ci permettano le dirette interessate di dubitarne.  Ne gioiscano invece le suorine, ormai stabilmente in agguato tra la salita di Montecavallo (Quirinale) e gli schermi televisivi.  E canori.      Buon post 8 marzo.

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