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19/02/2015

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Mentre l’ottimo Ministro degli Esteri della Repubblica italiano, Paolo Gentiloni (per l’occasione “arricchitosi” per motivi rimasti misteriosi… del suo secondo cognome: Silveri…) intratteneva sobriamente il Parlamento (Camera dei Deputati ed il morituro Senato) sui rischi e le prospettive della crisi libica e soprattutto sul pericolo dell’ISIS a poche ore (di “navigazione”… come la chiama lui…) dalle coste italiane e soprattutto distribuiva una tisana calmante sulle eccitazioni belliche dei giorni scorsi, un raggiante Matteosubito volava in Piemonte per esercitarsi nel suo sport preferito: l’adulazione dei ricchi e potenti.   Quelli vivi e vegeti e quelli fisicamente scomparsi ma ben presenti con il loro patrimonio industriale e finanziario.    Infine un assai contestato “salto” del Premier al Politecnico di Torino (ormai assurto ad Università del “circuito” anglosassone avendo praticamente abbandonato la lingua italiana… a favore dei corsi in “madrelingua” inglese…) per mostrare ai giovani la via del loro futuro che – più che “globale” – è destinato ad essere subalterno.   Naturalmente in tutti i sensi.

Commozione ad Alba per il tenace e fortunato “papà” della Nutella (già uomo più ricco d’Italia) ed irrefrenabile entusiasmo a Torino con il canadese-svizzero-italiano “uomo dal pullover blù”, ovvero il manager globale (ancora…) Sergio Marchionne.  Intento ad annunciare nuovi modelli di “vetture” (lui le chiama così…) e psichedeliche catene di montaggio a Mirafiori a basso consumo di mano d’opera.  Ovvero bassa occupazione.   Insomma il non plus ultra per la “rinascente” Italia.     Tanto rinascente che – oltre ad essere già (il che è vero, ndr) la seconda potenza manifatturiera d’Europa (dopo la Germania) – sarà presto la prima.  Dice Renzi.

Assorbita con gioia la consueta arroganza di un abbigliamento assai poco consono alla presenza (sic) di un Primo Ministro che dovrebbe rappresentare non soltanto sé stesso ma un intero Paese ed i suoi cittadini,  Renzi si è mostrato in perfetta sintonia con l’ottimismo di Marchionne: segno che lo “sgombero dei rottami dai binari” sta procedendo alacremente…  Come tutti noi possiamo facilmente constatare…     E, d’ altro canto, lo ha affermato lo stesso Renzi: “Tutto andrà bene quando si saranno diradate le nebbie ideologiche”… cioè quando si sarà spento ogni pensiero critico. E quello che lui chiama la fine dei piagnistei.

Quanto al contesto internazionale ed in particolare quello sotto la Penisola, sembrano tutti molto tranquilli nonostante la riluttanza dell’ONU ad esservi coinvolto più che tanto.   Il nuovo motto – dopo l’”isterico” “armiamoci e partite” dei giorni scorsi – è: fiducia in una soluzione politica.    Come, con chi, non è dato sapere.    Irresistibile il ricordo del Candido di Voltaire che chiedeva al derviscio: “chi siamo, dove andiamo?”.   Ricevendone la risposta: “Pazzo!  Forse sua eccellenza – quando manda il suo bastimento da Constantinopoli all’Egitto – si preoccupa dei topi nella stiva?”.       Capita l’antifona, Candido torna a zappettare il giardino: viviamo nel migliore dei mondi possibili e non è possibile un mondo migliore.

Ed allora – mentre l’Egitto prosegue la “guerra per conto terzi” – aspettiamo tranquilli qualche segnale dall’Onu.    Noi – l’Italia renziana – rimaniamo “pronti a tutto”.   Cioè a niente (acquisto dei novanta e rotti F35 a parte…), teniamo il possibile “mediatore” Prodi in panchina e – tanto per gradire – ci distinguiamo in Europa con il rifiuto del riconoscimento della Palestina.   Dopo il patto del Nazareno, il patto Renzi Netanyahu.   A destra sempre più a destra: viva il centro-sinistra all’italiana.

Tanto – come dice il neo-senatore Napolitano difendendo l’invasione della Libia all’epoca della defenestrazione di Gheddafi (come già fece nel 1956 con i carri armati sovietici a Budapest…) – non possiamo scappare dalle nostre responsabilità.  O dalle loro?

 

 

 

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