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17/02/2015

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isis libia

 

Vada come vada siamo nei guai…  Per fortuna qualunque ragionevole analisi di quanto accade, e può accadere, a partire dalla riva Sud del Mediterraneo ed in particolare da quell’ex “scatolone di sabbia” che fu la nostra conquista “coloniale” nel cortile di casa (“ricompensa” strappata nel 1912 al declinante Impero Ottomano… per la perdita della viciniore Tunisia, soffiataci dalla Francia…), può giovarsi di almeno un paio di riferimenti culturali “pesanti” tratti da quello che resta della nostra memoria collettiva.

Le canzoni “O Saracino” e “Caravan petrol” del grande Renato Carosone e “L’armata Brancaleone” (degli ugualmente grandissimi Monicelli regista ed Age e Scarpelli sceneggiatori) sono le due pietre miliari per qualunque riflessione possiamo fare su quanto ci attende.  O almeno sulle nostre possibili reazioni.    Ovviamente mezzo secolo è passato invano, occupati come eravamo nell’ordine: a debellare un terrorismo “home made”, simulare “mani pulite”, bipolarismo, governabilità (con manco un terzo dei cittadini), pseudo-riforme costituzionali, regionalismo e federalismo (“rectius” decentramento dell’appropriazione delle risorse), rimbambimento nazionale, lotteria per la Presidenza del Consiglio, ecc. ecc..

Nel giro di nemmeno una settimana abbiamo proclamato una guerra: cifrando in cinquemila uomini il nostro “corpo di spedizione” in Libia.   Il “crociato Gentiloni” è scivolato su di un decisionismo che palesemente non gli appartiene e – pur usando un linguaggio diplomatico e le consuete cautele italiane di “copertura” internazionale – ha compiuto una fuga in avanti.   Alla quale Matteosubito ha prontamente aderito.  Salvo poi bacchettare come “isterici” quelli che ci avevano creduto.

La Ministra della Difesa Pinotti – come tutti gli zelanti neofiti dell’”armiamoci e partite” (ma attenzione alla “messa in piega”…)  – ha megafonato le opinioni dei circoli militari.  Di quelli alla ricerca della gloria perché i veterani Mini ed Arpino hanno garbatamente messo in guardia su di un’impresa che difficilmente riuscirebbe non soltanto ad un esercito i cui nomi più gettonati negli ultimi decenni sono Cocciolone e i due marò, ma anche agli Stati Uniti.  Iraq (ma anche Vietnam…) docent….

La verità – ed il furbo Renzi l’ha capito “quasi” subito – è che per ora c’è solo da temporeggiare e – possibilmente – lasciare che il dittatore egiziano Al Sisi si costruisca una verginità aprendo un “fronte interno” militare all’interno del mondo arabo.  E, del resto, questa è la migliore giustificazione per l’appoggio e le ingenti risorse che riceve. In particolare soldi dalla Casa Bianca e “copertura” (per quello che vale…) dall’Eliseo della resurrezione di Hollande…

D’altro canto qui da noi (in goppa a stò cammello…) c’è altro a cui pensare.  Tipo “completare” il glorioso cammino delle “riforme”, rafforzare il dominio politico di Renzi e dei suoi “grandi elettori” per almeno un lustro, lasciare che l’ottimo Mattarella calmi gli animi con un po’ di placebo perbenista.   Buon lavoro.

L’operazione “wait and see” segue le solite modalità: parlar d’altro, inventare polemiche intorno al nulla, ed ora fregarsi le mani per essersi sottratti al “contagio” greco.   D’altro canto il sacco dà sempre la stessa farina.   Ad esempio l’attuale confusione tra il fenomeno planetario delle migrazioni (previste in caso di mancato sviluppo e/o riequilibrio demografico, economico, sociale e politico fin dagli anni ’80 del secolo scorso e sacrificati sull’altare degli interessi dei grandi gruppi  dal petrolio, alle armi, alla finanza…)  ed il “terrorismo” conduce direttamente all’attuale impotenza.

Chi si ricorda qualcosa del fallimento (non per i rimpinguati “donatori”) della cooperazione con i “PVS” e dell’ottusità con cui vennero sostenuti i peggiori “rais” medioorientali (con l’eccezione dello “sfrontato” Saddam… punito a morte….) non può stupirsi dell’attuale caos.    Il fatto è che – presto o tardi – i conti si pagano.    Ed è quello che ci sta accadendo.

Al riguardo suscita in questi giorni compatimento il vedere riportata come significativa l’opinione “interventista” di un personaggio quale Berlusconi di cui si ricorda l’immaginifica genuflessione (con bacio della mano…) ai piedi di Gheddafi…    Difficile ipotizzare di poter andare lontano con questo stato della riflessione da parte della nomenklatura.    Eppure anche noi avevamo avuto non solo La Pira, ma anche Fanfani, Moro e perfino Andreotti: tutti capaci di una lungimirante e dialogica politica medio-orientale.     Oggi ci restano Serra, Farinetti, la Bonafé (praticamente invasa da una trance di protagonismo… esattamente come la più navigata Pinotti): pensatori con cui non si va lontano.

Infine, si arricchisce di giorno in giorno il dossier Expo (fino alla prevedibilissima catastrofe finale) con il nuovo scandalo dei biglietti finti ed affini.   Intanto i “polacchi” (appaltatori..) continuano a lavorare e la Bonino (con l ’aiuto della dalemiana e “Fiattina” Dassù) ci annuncia che lavorerà per la “storica” iniziativa “Donne per l’Expo”.     Davvero il Signore acceca quelli che vuole (finalmente… ndr) perdere.   Anzi suggeriremmo agli stuoli di commentatori di “ordinanza” di registrare – finalmente – che il “Califfato” non è una roba “da arabi” ma era all’ordine del giorno dell’azione integralista (e terrorista) di Paesi come l’Indonesia (il Paese musulmano più popoloso al mondo) e poi su su fino alle Filippine passando per tutto il Sud-Est asiatico.  Tanto per la cronaca e per riabilitare la memoria del troppo facilmente liquidato Samuel Huntington e del suo “The Chash of Civilitations”….   “Colpevole” di non aver brindato al – presunto – trionfo del neo-liberismo (selvaggio, ndr) seguito al 1989 e al crollo del Muro.

Come sempre auguri a tutti noi.

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