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09/02/2015

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Expo_universelle_paris_1900

 

Si è aperta la fatidica settimana in cui l’Italia celebra la sagra dell’idiozia nazionale (ben poco a che vedere con la musica…) ovvero l’edizione annua – udite, udite la sessantacinquesima – del Festival di Sanremo.   Mentre l’attesa (di chi?) si fa “spasmodica” si cumulano una serie di eventi – internazionali ed interni – i cui tratti comuni sono la destabilizzazione ed il rischio.  A questi l’”amata patria” conferisce – come di consueto – molteplici tratti di ridicolo e (perché no?) di puro e semplice schifo.

Cominciamo con l’Ucraina, a suo tempo incautamente scelta come terreno per ridimensionare l’inevitabile revanscismo della Russia di Putin, post-1989 dimenticando – tanto per cominciare – che così come la Germania è ancora vittima della “sindrome di Weimar” (iper-inflazione, instabilità, conservatorismo e – nonostante tutto – orgoglio nazionale che confina con latente sciovinismo) parallelamente la Russia stenta a liberarsi fino in fondo della dimensione imperiale che fu dell’Unione Sovietica.   Archiviata la stagione della riconciliazione, i due giganti europei hanno ricominciato a punzecchiarsi ed il campo di confronto è stato situato nella disgraziata Ucraina.  Per sovrammercato gli Stati Uniti hanno fin qui esibito un interesse strategico tutto da dimostrare, insistendo sulla dimensione “atlantica” e non solo europea della crisi.  E ciò non facilita.  Come dimostra la (tardiva) “navetta” di oggi, lunedì con Washington della Cancelliera Merkel (con l’assistenza della mosca cocchiera francese del “redivivo” Presidente Hollande…).  Le reminiscenze di quella “Monaco” che non risparmiò all’Europa la Seconda Guerra mondiale si sprecano… Vedremo già nel corso della settimana se si riuscirà a fermarsi sul ciglio di una riedizione “maggiorata” del conflitto che lacerò sanguinosamente la ex Jugoslavia nella non lontana prima metà degli anni ’90 del secolo scorso.

Nel frattempo prosegue l’offensiva che potremmo denominare all’italiana: “Ri-spezzeremo le reni alla Grecia”.    Qui è ormai evidente  (anche grazie allo “scontro” tra il Governo Renzi e quello di Tsipras su quale dei due Paesi sia solvibile e quale no) che il punto posto da Tsipras è quello centrale ovvero se l’Europa debba permanentemente ridursi al solo spazio comune monetario e finanziario dominato dalle politiche di austerità e ristrutturazione di “classe” oppure riprendere un autentico cammino di integrazione regionale e sviluppo.   Su questo teatro di lotta è in corso uno scontro tra i “napoleoncini” dello Stato Westfaliano (Stati nazionali…).   Manco a dirlo, l’Italia renziana è strenuamente al fianco di quelli che ritiene essere i più forti: la Germania (che – grazie anche alla “cenetta” fiorentina Merkel Renzi di un paio di settimane fa – ci “vuole bene”) e la BCE di Draghi…   Quanto questa scelta di campo risponda ai bisogni degli Italiani e quanto convenga essere l’”ascaro” dei capi rimane tutto da dimostrare.

Nel frattempo l’Italia tenta di mantenere il proscenio con il ruolo che le è congeniale: parlar d’altro e polemizzare sul nulla: Sanremo a parte, continua il “tormentone” dell’Expo di Milano,   Un tormentone che cresce di giorno in giorno nel fertile terreno (ladroneria a parte…) dell’ignoranza, del provincialismo e del miracolismo.

Si permetterà dunque a chiunque (come chi scrive…) abbia avuto l’insolito e raro “privilegio” (!?) di ricoprire – sia pure negli anni ’90 del secolo scorso – cioè quasi un ventennio fa ma per svariati  e a questo riguardo decisivi anni – i due incarichi che più rilevano per l’imminente Expo’ internazionale di Milano – ovvero quella di Rappresentante permanente a Parigi al  Bureau Internazionale delle Esposizioni (BIE), nonché quella di Rappresentante permanente dell’Italia presso la FAO – di prestarsi all’umile compito di fornire qualche informazione ed opinione su di una delle più cervellotiche iniziative varate dal Belpaese, o meglio da una nomenklatura (ed alcuni affaristi) alla ricerca di “buone occasioni”.   Per far che, Dio lo sa…

Per la verità, nonostante alcune dichiarazioni dell’ex Presidente Napolitano in ordine alla libertà di parola che – a suo dire – esiste in Italia, l’argomento Expo (scandali giudiziari a parte) sembra diventato un tema tabù, quasi sottoposto a norme di sicurezza nazionale.   Evidentemente in modo da poter “lavorare” tranquilli e preparare l’”evento” che dovrebbe far partire – anzi simboleggiare la riscossa nazionale.   Nel frattempo già da molti mesi vige uno scrupoloso controllo sull’informazione.   Infatti, a parte i canti del caro Bocelli, la versione ufficiale è monocorde.  Il proposito evidente è relegare i contrari nell’esigua pattuglia dei “mai contenti”, i guastafeste che tentano di occultare il “nuovo che avanza”.   Tanto per dirne una e senza temere di rivelare niente di men che meno patriottico, vogliamo raccontare come già oltre un  anno fa fummo invitati da un Università Friulana e da alcuni comuni (aggregatisi con l’ANCI al carrozzone dell’Expo per “irradiarne” la geniale proiezione…) a fornire un contributo “storico” e di contenuto all’illustrazione dell’evento.  Pur avendo anticipato un intervento problematico (per di più appoggiato da uno studio di una giovane post-graduate sul tema della sicurezza alimentare globale e dei fattori di sviluppo endogeni ed esogeni), l’invito venne ribadito salvo subito dopo ricevere un diniego a livello “politico”, dichiarando (per iscritto) che le pudiche dirigenze politiche locali (nella illuminata regione della “progressista” Serracchiani vice Segretario nazionale OPD) si preferiva concentrarsi su:  Le “specialità gastronomiche locali!….  Tanto basti e con buona pace dell’abborracciata futuribile “Carta di Miano” ovvero una dichiarazione programmatica sui contenuti e non solo su frittelle e prelibatezze, più o meno legate ai valori (soprattutto italiani della filière alimentare). Da acquistarsi “à la carte”  dalla FAO.    Sulla sostanza basti dire che l’Organizzazione si limiterà a prudentemente aggiornare quelle della Conferenza sulla sicurezza alimentare  di Roma del novembre 1996 (quella co-presieduta da Romano Prodi e Fidel Castro…).

Sull’insignificanza contenutistica delle Expo (sopravvissute malamente alla Belle Epoque…) ci siamo già soffermati ed ancora lo faremo.    Sempre che il tema non verrà oscurato dalla querelle sul Primo Maggio degli “operai” della Scala e sul loro sacrosanto Primo Maggio.  La Patria chiama, gli invitati all’Expo pure.   Suonerà a Milano l’orchestra del Titanic?

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