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04/02/2015

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burned alive

 

Dopo i sobri fasti di ieri a Roma (con entertainment leggero fornito al Palazzo del Quirinale dal redivivo Caimano con “spalla” involontaria ma rassegnata Rosy Bindi, da lui definita “uomo” per la sua scarsa femminilità come pure Renzi amorevolmente connotato come “birichino”) abbandoniamo le cronache del minuetto istituzionale nostrano e passiamo al mondo fuori della sbrindellata “fortezza Europa”.

E qui troneggia la nuova “produzione” dell’ISIS, ovvero il rogo (che sarebbe avvenuto un mese fa, mentre si preparava una – finta – e post-mortem – trattativa di scambio d’ostaggi con la Giordania) del giovane pilota Moaz Al Kaseasbeh: bruciato vivo in gabbia e poi disperso con rifiuti da una ruspa.  Immediata risposta del Regno Hascemita con esecuzione di un paio di detenuti legati ad Al Qaida. Tra cui l’irakena Sajida al Rishawi in carcere da ben 10 anni.   E, dunque, pronta all’”uso”.

Che dire?  Intanto che era dall’epoca di Ravaillac (1610) e di Damiens (1757, quindi già dentro l’epoca dei “Lumi”…) che non si vedeva un simile dispiegarsi di selvaggia crudeltà.   Anzi l’ISIS si è piegato alla modernità e si è “accontentato” di qualche minuto di atroci sofferenze, mentre i sofisticati francesi avevano praticato un paio di giorni di supplizio (piombo fuso, zolfo incendiato, spezzamento delle giunture, smembramento finale) per poi passare all’”umanissima” e tecnologica ghigliottina conservata fino all’indomani della seconda Guerra mondiale.   Quanto all’Italia, Roma, basti ricordare il rogo di Giordano Bruno (definito “eretico”) e bruciato a Campo dei Fiori il 17 febbraio 1600.

Circostanza questa che conferma che (tale e quale a quanto accade oggi) la “religione uccide” più che “salvare” come essa asserisce da sempre.  Ma non intendiamo entrare qui in un dibattito che ci depassa e – oltre tutto – neppure ci interessa la “querelle” tra religioni più o meno “giovani”, ove ovviamente quelle più “vecchie” (come il Cristianesimo) si sono fatte più “moderate”.     Semmai è il tema dei tempi di “aggiustamento” di Chiese e Religioni al mutato panorama globale.  Ad esempio la questione tutta contemporanea di come esse reagiscono ai cambiamenti storici: il Woytila crociato anti-comunista che ha dato il via alla più materialista delle società nella sua Polonia, il Ratzinger delle disquisizioni teologiche (bue ed asinello inclusi) hanno posposto di un trentennio la presa d’atto di Bergoglio.

Restano poi mille problemi politici ed una assai scarsa risposta complessiva.   Sui primi prendiamo la Giordania, colpita dalla crudeltà testè resa nota.  Ebbene la Giordania (Stato peraltro “inventato” dalla decolonizzazione e regalato a tradizionali alleati delle Potenze coloniali) è stato – e probabilmente è – una delle sedi ove vengono praticate le più dure pratiche antiterrorismo (“illegali” in quasi tutti i Paesi NATO).   Anzi vari documenti provano un ruolo di prim’attore nell’area in queste “pratiche”.  Anche se non ne distribuiscono i video….. E, peraltro, non ci risulta che la prigione di Guantanamo (ubicata nella vecchia base statunitense su suolo Cubano) sia una “casa di vetro”.

Ma tutto questo è assai opinabile.  Ciò che non è opinabile è appunto la via scelta già all’epoca della Prima Guerra del Golfo e confermata dal “duetto” Bush, Blair nell’eliminazione in Irak di Saddam Hussein, così aprendo il peggior “vaso di Pandora” immaginabile…

Allargando l’orizzonte del (mancato) approccio globale un punto nodale è lo smantellamento – almeno nelle ultime due decadi – del multilateralismo (Nazioni Unite, ONU inclusi)  che – per quanto criticabile e perfino inefficace – forniva comunque una serie di “paracaduti” per le crisi locali e le loro intersecazioni globali.   Logiche nazionali, di schieramento, di aggregazioni trasversali e parziali hanno lasciato peggiorare i singoli scenari fino all’attuale caos generalizzato.   Esattamente la Terza Guerra mondiale di Papa Bergoglio.   Detto in altri termini: dove ci sono “vincitori”, ci sono “vinti”e non è questa (se mai lo è stata…) una logica viabile.    Non a medio-lungo termine, non se la specie umana conserva ancora un senso diverso dalla auto-distruzione “programmata”.

E non ci pare che il dibattito – assai teorico – tra guerre “giuste ed ingiuste” ci porti al cuore del problema…. E, forse, neppure quello tra i barbari e “noi”….   Ricordate Abu Ghraib?  E vi è piaciuto “American Sniper”?….

Altro che auguri questa volta…

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