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03/02/2015

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Sergio-Mattarella-insediamento

 

Suona la campana sopra Montecitorio, nugoli di corazzieri motociclisti solcano un tragitto (il Corso di Roma) che l’Archistar (?!) Fuksas (già estremista di sinistra…) definisce tra i più belli del mondo, tra Rinascimento e Barocco.    In breve una “passatoia” su cui si muove un giurista-politico che sembrava avviato ad un più che decoroso “pensionamento” alla Corte Costituzionale (nelle cui “premises” abitava anche…) ed invece – quasi con un colpo di bacchetta magica – è stato “richiamato” in servizio per rappresentare e “garantire” non si sa bene se la nomenklatura (che qualcuno ha definito da tempo la “Casta”) o il popolo italiano.

Purtroppo per il modo in cui l’insediamento – anche fisico – di Mattarella ci viene rappresentato, la risposta sembra propendere per la Nomenklatura.   Di più, il triangolo urbanistico Quirinale/Montecitorio assomiglia ai Quartieri accanto alla Città proibita di Pechino in cui vivono super-blindati i dirigenti del Partito e dello Stato comunista (boh…) cinese.      Insomma più che un rinnovamento sembra un congelamento, un’ibernazione di un Paese e della sua auto-rappresentazione.

Parla Mattarella dalla tribuna e sembra di assistere ad un vecchia “Settimana Incom” degli anni ’50 del secolo scorso.  Naturalmente in bianco e nero.   Con tutto intorno abiti in tono, quello che una volta si definiva malignamente “scuro, forforato, democristiano).   In sintesi un tuffo nel passato ed infatti il discorso del Presidente Mattarella inizia come ricalcato parola per parola su quelli dell’ultimo mezzo secolo (Cossiga, Scalfaro, Ciampi e – perché no – il “doppio” Napolitano).    E meno male che lo sbaglio di lettura dei fogli del testo presidenziale ha introdotto una umana debolezza…  Peraltro subito “guastato” dal richiamo di prammatica ai più numerosi parlamentari donne e giovani….  Segno dei tempi e del “nuovo che avanza…”.

Ciò detto,  Mattarella si è giustamente auto-definito “arbitro imparziale”.   A condizione che i “giocatori” (la Nomenklatura…) lo aiutino.    Un aiutino, come quello al povero Berlusconi, invitato a Palazzo: primo “strappo”…. A favore del suo (tardivo) supporter…

Per il resto c’era nel suo discorso tutto, ma proprio tutto: la famiglia, la pace, la scuola, la Resistenza,  la corruzione, il Papa Francesco (contro i corrotti e le consorterie…), la mafia e le sue vittime (ovviamente Falcone e Borsellino ed in filigrana suo fratello Piersanti Mattarella, assassinato dalla mafia – mentre era Presidente della Regione – il 6 gennaio 1980).     Il che in qualche modo conferma che ben trentacinque anni sono passati pressochè invano…  Salvo forse l’uso visibile degli omicidi…  Ma certamente in permanenza (in Sicilia, ma anche nel resto d’Italia) della medesima – immutata – classe dirigente.

Accomunati alla mafia i decapitatori dell’ISIS e la strage di Charlie Hebdo.    Buona la notazione negativa sul ritorno della violenza nelle religioni e tra le religioni.

Ottima la critica degli Stati nazionali in un mondo globalizzato.    Ed il rilancio dell’integrazione  europea.  Ma anche un applaudito (sic) richiamo ai marò e agli ostaggi italiani in Siria (come il Gesuita Dall’oglio “scomparso” dal luglio scorso)….

Come ovvio, il discorso di insediamento seguito al giuramento di “fedeltà alla Repubblica” è stato tanto migliore quanto più l’argomento si allontanava  da Roma, da casa nostra….   Dalla realtà che ci tocca da vicino…   Quella che Mattarella conosce meglio… Ed in cui dovrà, o dovrebbe, più “sporcarsi le mani”….

E tuttavia un discorso che – va ammesso – è stato assai dignitoso, pronunciato – vivaddio – con relativamente poca enfasi retorica.    Purtroppo preceduto dall’invito – appunto – a Palazzo di quel Silvio Berlusconi che la “giustizia” repubblicana aveva condannato.

Conclusione?    Fate  voi…

Certo una ci sarebbe: la polvere è stata messa sotto il tappeto.  Contenti loro, contenti noi?

 

 

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