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02/02/2015

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Isis-Kenji-Goto

 

Dolore, orgoglio e vergogna a Tokio, suore e cannoli a Roma. Il week end della Candelora (come lo chiamiamo noi) si è snodato intorno a questi due eventi.

Lo sgozzamento del coraggioso reporter Kenji Goto (che fa seguito a quello del “contractor” Haruna Yukawa e si accompagna al persistente sequestro di una cooperante statunitense non identificata) segna – a fronte delle difficoltà sul terreno dell’ISIS – un ulteriore passo avanti nel clima velenoso della strisciante Terza Guerra Mondiale, come la chiama Papa Bergoglio.

L’intero Giappone ha subito una umiliazione senza precedenti. La sua classe dirigente ha confermato drammaticamente ciò che l’intero Paese sa da un quarto di secolo: inettitudine e mancanza di senso rispetto ai propri stessi valori.  Il Paese è alla deriva, i suoi sforzi seguiti ad Hiroshima e Nagasaki non hanno portato da nessuna parte se non ad una precaria – e calante – ricchezza collettiva. L’amica Dacia Maraini (che in Giappone ha vissuto da bambina in internamento dopo l’8 settembre con il padre, l’orientalista Fosco Maraini) lo ha ben descritto, spiegando un orizzonte culturale e morale (le “scuse” della madre di Goto al proprio Paese) che è le mille miglia lontano dall’esibizione delle italiane “eroine di Aleppo”.  Riscattate dalla loro “imprudenza” con i nostri soldi. Proprio il venerabile studioso Fosco Maraini raccontava senza enfasi alcuna molti anni fa a chi scrive come in prigionia si tagliasse un dito (tra l’altro un uso della Yakuza, la malavita nipponica…) per indurre i carcerieri giapponesi al rispetto. E ciò funzionasse a beneficio della propria famiglia.

Ad Occidente – e cioè da noi – è tutta un’altra musica: un minuetto di suore, cannoli ed arancini.  Quella che la caudataria stampa nazionale non ha esitato a definire immediatamente e senza paura né di iperboli, né del probabile ridicolo: l’”Italia di Mattarella”.

Quanto a noi c’eravamo accontentati di porre l’interrogativo “Moriremo democristiani?” come unico “caveat” posto dall’elezione (semi) plebiscitaria di Sergio Mattarella, il resto era ragionevole porlo nelle mani dei cittadini… poiché – di base – la classe dirigente rimane quella di sempre la nomenklatura sempiterna di un Paese tanto tramortito da non accorgersene neppure… “Era morto e non lo sapeva…”.

Un giudizio più che rispettoso, moderato e – come dice il neoPresidente – “basta così”.   Invece no perché l’esplosione di giubilo, appunto di servili caudatari, ottusi “soccorritori” del vincitore suscita vera e propria indignazione.  Un altro Presidente democristiano (Cossiga) avrebbe usato la più franca espressione di “schifo”. Vediamo alcuni degli episodi che hanno funestato – per noi – il “giochetto” della domenica a piedi nella Capitale.

Intanto Mattarella è sobrio, serio, responsabile, dotato di humour, legge molto, anzi tiene sempre un libro sul comodino (ammazza che intellettuale…).  Andrà in Paradiso, anzi già c’è. Da due parole i media prezzolati e finanziati (quasi tutti) hanno disegnato un quadretto che, se non è quello di Don Bosco, poco ci manca. Niente male anche se già per Prodi e l’Ulivo i giornali del gruppo Repubblica Espresso avevano rispolverato a suo tempo l’iconografia del Presidente Mao che attraversa a nuoto (fotomontaggio evidente) lo Yang Tze. In breve un record di piaggeria e di compiacimento che, invece di fare apprezzare i lati positivi del personaggio (che pure ci sono, come testimonia lo stimato Castagnetti, ultimo segretario dei Popolari), lo rende quanto meno stucchevole e datato (“vecchio”) all’inverosimile…

D’altro canto a rafforzare questa immagine (per noi negativa) ci ha già pensato il figlio (consulente a 125mila euro annui della Ministra Madia di famiglia legata a Veltroni e Napolitano, come ci ricorda Travaglio sul “Fatto Quotidiano” confermando quello che sapevamo bene: il “pieno impiego” dei figli della nomenklatura) e, poiché il padre parla poco (tradizione siciliana testimoniata dalla carta fonetica d’Italia: i Veneti cantano, i Siciliani quasi sibilano) ha reso note le gustose rivelazioni sui cannoli e gli scherzi di un padre sobrio, ma ironico. Verrebbe da rompere l’incanto con la classica frase: avevamo questa fortuna e non lo sapevamo…

Ma l’apoteosi è stata raggiunta da un vegliardo (lo dice lui stesso) come quello stesso Scalfari che mezzo secolo fa ci invitava a disprezzare la “cioccolata calda in sagrestia la mattina della domenica” che da sempre identifica la cultura e lo stile inguaribilmente provinciale e piccolo-borghese cattolico-democristiano. Così noi avevamo rinunciato a quella cioccolata (assai buona d’inverno…) preferendo un “Gin and Tonic” a Via Veneto (quando c’era Via Veneto…).

Ma adesso “contrordine compagni”: sono tornati i veri padroni d’Italia nella veste di salvatori.    Così la Messa domenicale di Mattarella (ovviamente niente contro…) e gli auguri compiaciuti delle suorine diventano il sigillo di un’operazione che potremmo definire – terra, terra – “se la cantano e se la suonano”.   E, al passaggio, ci rompono e ci fanno vergognare.

E poi si lamentano (eppure gongolanti) del distacco dei cittadini dalla politica.

Vedremo martedì mattina alla cerimonia del giuramento (a cui sarebbe stato invitato il pregiudicato e rieducando Berlusconi…) se il Capo dello Stato andrà un po’ oltre le “difficoltà”  (adorabile eufemismo) e le “speranze” dei concittadini (idem). Per ora culliamoci nella (assai precaria) illusione di non vedere più Nazareni, Verdini e Berlusconi.   E anche che la “chaperon” della madonnina Boschi (Finocchiaro da Sicilia e con marito indagato dalla magistratura per vari affarucci…), il super-pensionato Amato e vari altri siano rimasti a dormire a casa loro.  E non al Quirinale.

Di Renzi e della sua mirabile interpretazione di un copione scritto da chissà chi, non parleremo.  Non c’è ne è bisogno.  Basti ricordare ancora una volta come la Costituzione preveda che il Presidente della Repubblica designi il Presidente del Consiglio… e non l’opposto.   Ma ben tre Governi in successione  sono lì a dimostrare che – in Italia  tutto si può fare, tanto gli Italiani se la bevono.. e l’unico diritto a cui non rinunciano è quello di “tirare a campare”.

Possono, possiamo, fare altro?

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