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16/01/2015

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cooperanti-

 

Ancora una volta lo spettacolo va in scena all’alba all’aereoporto romano di Ciampino: tornano le ragazzotte di provincia (per carità niente di male…) chissà perché definite “cooperanti” rapite in Siria e liberate a suon di un discreto pacco di milioni dei contribuenti. Euforia, abbracci dell’elegante Ministro degli Esteri Gentiloni ed immediato inizio della polemica: riscatto sì, riscatto no.

Ma c’è dell’altro, molto altro e – soprattutto in questi tempi super-confusi in cui anche il Papa ne “spara” qualcuna un po’ fuori le righe “a microfoni semi-spenti” e certamente non “ex cathedra” (più o meno: “se insultano mia madre si aspettino un cazzotto…”  intorno alle “provocazioni” dell’Hebdo) – una seria riflessione va almeno cominciata.

Tanto più perché un serissimo sondaggio (Weber) ci informa che il 63% degli Italiani pensa che Governo e strutture pubbliche non – dicasi non – sono pronte ad affrontare il rischio terrorista esterno.  E soltanto il 26% si sente tranquillo sotto l’”ombrello” del patrio Governo e delle sue ipertrofiche (le mille polizie….) strutture di sicurezza. Facciamo dunque un indispensabile passo indietro: “cooperanti” de che?  Mandate da chi?  A fare che cosa?    Esattamente niente, salvo creare le premesse per un rischio per sè stesse (peraltro assai mediatico e foriero di future esibizioni… e magari di un seggio parlamentare PD….), attivare una piattaforma di contatti in vista del riscatto e via così. Ne migliora forse (o ne potrebbe essere migliorata?)  la sicurezza collettiva del nostro Paese già minacciato anche in ragione della pura e semplice collocazione – geografica, storica, politica – del Vaticano nella capitale d’Italia?   Minacciato anche per le almeno percepite condizioni di “ventre molle” dell’Europa e dell’”Occidente”.

Dunque, tornando alle giovanotte che ovviamente erano libere – come ogni cittadino di questo Paese – di andare dove volevano, per inutile che fosse, non si impone solo la polemica sull’ingente somma di denaro che sarebbe stata sborsata (pari a massicci aiuti a migliaia di profughi, pari al finanziamento di decine di reali iniziative di cooperazione ed assistenza nei Paesi in conflitto e di emigrazione, comunque pari al sostegno di un più consistente profilo di politica nell’area medio-orientale…), ma anche se non sia opportuno – in casi come questo – ricorrere al “cazzotto del Papa”. Piuttosto che ad un’ebete trombetta trionfalistica che oscura il dato essenziale della stupida e rischiosa improvvisazione, della mancata formazione, dell’evidente inutilità di un “viaggetto” in zona bellica e di eccidi. “Viaggetto”  finito male e non salvato dal “lieto fine”. Infatti, se a qualcuno la vicenda ispira l’orgoglio per l’incisività dei “servizi” italiani e della “vetrina mediatica” della Farnesina e cioè la celebrata “Unità di crisi” del Ministero degli Esteri (passato come per miracolo negli ultimissimi decenni da burbero ed inefficiente protettore degli italiani all’estero a “mammo” a tutela di vacanzieri sprovveduti ed esibizionisti di varia risma), questa è soltanto la pillola mediatica di pronto consumo.

Ma – ahimè – c’è dell’altro.  I servizi italiani di sicurezza che operano all’estero sembrano disporre di fondi illimitati (controllati da chi?  Con quale trasparenza e sia pure complessiva?) e – nel giubilo generale – sembrano essere diventati una sorta di bancomat (aperto h24…) per ogni sorta di gruppi eversivi e terroristici in aree “sensibili”. Ed allora perché tutti così contenti? Ed almeno – come faceva il Giappone con i propri sequestrati – far rimborsare (per quanto ragionevole) i costi della propria liberazione a chi volontariamente e senza mandato alcuno ha messo a repentaglio la propria sicurezza.

Così mentre nel Paese infuriano sfratti, sequestri, orrende miserie di vecchietti, di marginali, di ex lavoratori espulsi dal circuito produttivo, di giovani costretti all’espatrio lavorativo (non alle “gite” per aiutare i bambini siriani: sic), si continua ad ostentare un costoso (e disgustoso per chi ha un minimo di buon senso) buonismo fatto di aerei di Stato per portare “a casa” i piccoli neri adottati in Congo con la fatina-ministra Boschi (una specie di sorella maggiore fotocopia di una delle due “cooperanti” di oggi).

Certo, poiché non siamo fessi, capiamo benissimo che tutto questo ha un senso e qualcuno se ne avvantaggia: appunto “qualcuno” ma non certo né gli Italiani nel loro complesso, né l’Italia, né il vasto mondo (soprattutto quello a noi vicino…). Senza contare che questa melensa (basta?) pratica, che è culturale prima che operativa, danneggia irreparabilmente la credibilità, l’incisività e perfino quella che – con orrenda espressione – si definisce la “messa in sicurezza” del nostro Paese.

Non occorre dire che noi apparteniamo a quel 63% che non si sente affatto tranquillo.   Auguri per il 26% preventivamente ed acriticamente soddisfatto. Lo dicevano i testi della nostra “identità cristiana”: “beati i poveri di spirito, perchè di essi è il Regno dei Cieli”. Altro che dibattito Voltaire sì, Voltaire no. Altro che libertà di satira, libertà di parola.  Ancora una volta basterebbe fare come Bergoglio: “pane al pane, vino al vino”.

PS. E riscatto a chi se lo è meritato.  Viva l’Italia.

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