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15/01/2015

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“Se ne è ghiuto, o Presidente se ne è ghiuto”: bandiere ripiegate (come si fa con le navi comunque abbandonate), lagrimuccie sincere e no, rientro dal “glamour” quirinalizio al confort alto-borghese del quartiere già popolare di Monti. Il più illustre dei “monticiani” (già “gente di coltello”, romani coriacei come dimostra il suo amico macellaio) torna alla casa dei decenni trascorsi dal trasferimento dalla natia Napoli all’oltre mezzo secolo di politica romana.

Erede della “destra” comunista di Giorgio Amendola (altro “grande” borghese…), Ministro degli Esteri-“ombra” di Achille Occhetto (nella non riuscita anticipazione bipolare copiata dalla tradizione britannica conservatori/laburisti), poi Ministro dell’Interno, Presidente della Camera ed infine – per quasi una decade – Presidente “tout court”. Giudicheranno (se ne avranno tempo e modo…) gli storici. Qualcosa va però detta in apertura delle due settimane che ci separano dall’elezione (dal 29 gennaio) del nuovo Capo dello Stato.

Chi lo conosce (abbastanza superficialmente ma direttamente… – come chi scrive – da oltre tre decenni tende alla fine a condividere il cortese giudizio che ne dette il Presidente Obama e che suona grosso modo: “A respected, wise, senior European Statesman” (“saggio e rispettato statista senior dell’Europa”). E qui sta – a nostro avviso – la chiave del suo successo e dei suoi insuccessi: aver dato alla disastrata e un po’ ridicola Italia berlusconiana una patina di decoro, ma al tempo stesso non – ripetesi non – dando spazio ad una soluzione “popolare” e partecipata dai cittadini. Stabilità sì, elezioni no. Una concezione che dall’originario dirigismo comunista è passata ad un approccio “patrizio”. Di qui i Capi del Governo designati a ripetizione, di qui il decoro piuttosto del “caos” democratico, di qui le soluzioni politiche più annunciate che partecipate. E così siamo arrivati all’attuale quadro di Destra tecnocratica (tanto per dire…) camuffata (per chi se la beve…) in “nuova” Italia. Non proprio un bilancio “storico”, viste le attuali condizioni morali, politiche, economiche del Paese…. Eppure – senza “Re Giorgio” – poteva andare peggio.  Amen.

Venendo all’oggi – e al domani – in calendario non c’è solo l’elezione del nuovo Capo dello Stato, ma anche una possibile attenuazione della crisi complessiva che ha investito il Paese da ormai un decennio. Il sollievo con cui è stato accolto l’ultimo “editto” di Sergio Marchionne ed il probabile ”recupero” di alcune migliaia di licenziamenti e cassintegrati è esemplare della direzione politica subalterna alle decisioni del capitale privato. Che da noi, piuttosto che orientare l’economia, né è totalmente subalterno…. Un esempio per tutti…

…Italia morente, tutele crescenti. Ironizzare sulle “tutele crescenti” è come sparare sulla Croce Rossa: trattasi di un capolavoro retorico di “gioco delle tre carte”, un barocchismo a coprire un’inversione di significato. Ma, appunto, questa è l’unica scoperta di questo Gabinetto.  Ovvero, dopo il danno, la beffa. Eppure c’è qualcuno nei media (e tra i politici al Governo) che ha la sfacciataggine di dipingere le parziali riassunzioni in alcuni stabilimenti italiani del gruppo ex Fiat ed ora Chrysler come un’inversione di tendenza. In breve il sol dell’avvenire della ripresa italiana. Il fatto che a Mirafiori – già “tempio” Fiat – si lavori tre giorni al mese (al mese: avete letto bene) è uno scandalo soprattutto tenuto conto del pozzo di risorse pubbliche che la famiglia Agnelli ha risucchiato e dilapidato per un intero secolo.

Conveniva trattarli (anche finanziariamente) da famiglia – estesa, estesissima – di regnanti ed accoliti, tutti a carico nostro… Ed invece dovremmo ringraziarli per avere espropriato il Paese di un patrimonio collettivo che decine di migliaia di noi hanno messo insieme pezzo dopo pezzo. Fino a quando l’obiettivo non si è ridotto a quello di preservare ed accrescere il patrimonio “familiare”. E dunque liberarsi di quelli – “maestranze” (come le chiamava con lessico ottocentesco Giorgio Napolitano) che non portano più profitti ad un asse ereditario insaziabile…  E’ il capitalismo, baby.

Citando a Strasburgo impudicamente Dante (davvero non c’è limite…) Renzi dipinge come “bruti” i leghisti (forse non a torto) ma soprattutto estende l’epiteto praticamente a tutti quegli Italiani, “colpevoli” di non ammirare i suoi successi (inesistenti) riassumibili nell’incistarsi irreversibile della crisi, nell’aver fatto terra bruciata di prospettive e speranze, di non aver alcun progetto innovativo e – forse – di non avere neppure capito cosa dovrebbe fare il Capo del Governo di un grande Paese europeo. Eppure pare averlo compreso perfino il furbetto Hollande.

Auguri più che mai… a noi medesimi…..

 

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