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19/03/2013

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Due notizie, apparentemente distanti ma in realtà strettamente collegabili al grave stato psicologico in cui si trova l’Italia – meglio gli Italiani – costituiscono la novità degli ultimi giorni.    L’elezione dei Presidenti del Senato e della Camera dei Deputati e la sempre più grave crisi tra l’Italia e quella che da tempo viene (non senza fondamento) denominata come la più grande democrazia dell’Asia e cioè l’India.

Entrambe fanno capo a quello che Sergio Romano definisce (con riferimento alle scelte governative verso l’India) il “peggioramento dello spread morale”).  E, per una volta, non si può non essere d’accordo con lui e – anzi – applicare il medesimo criterio alle fortunose elezioni della seconda e terza “carica” dello Stato.

Cominciamo da “casa”.  Qui – come il “saggio” Grillo ha statuito – il raffreddore, ancorchè grave, è meglio della peste bubbonica: tradotto, vuol dire che tra Schifani, già avvocato di Agrigento assurto nel volgere di mesi prima a Ministro della Giustizia famoso per il lodo omonimo (antesignano di tutte le leggi “ad personam”) e poi a Presidente del Senato, ed un magistrato di grande esperienza (proprio nel contrasto alla mafia) e di indubbio prestigio quale Pietro Grasso, è meglio quest’ultimo.    Per la Camera – al di là delle valutazioni su Laura Boldrini – resta il fatto che tra questa professionista internazionale ed una “routard” della politica politicante non c’è contesa agli occhi degli Italiani.

Ma qui casca l’asino perché il metodo della scelta sta a mezzo tra la “campagna acquisti per Sanremo” e le più minute astuzie  delle cronache politiche.  Quelle cioè dove il fine non è mai quello dichiarato (assicurare figure di prestigio alle Istituzioni) bensì operare una spaccatura tra i grillini, riscuotere un qualche incremento di “audience” ed assicurarsi uno spazio di manovra per giocare la nuova mano di poker (presidenza del Consiglio e in prospettiva contare di più nel superjolly della Presidenza).

Il tutto come piace al peggio nazionale: destrezza, furbizia, tecniche di comunicazione (queste sì) per minorati mentali.   Non a caso il tutto ha offerto il destro al gran maestro di queste  specialità – Silvio Berlusconi – per un ennesimo rilancio: “date a noi “moderati” (ancora: ma gli estremisti dove sono?) la Presidenza della Repubblica.   Sic.

In sintesi, ormai anche novità che – in questo disgraziato contesto – potrebbero essere positive (almeno nel senso che – così come per i Papi – anche per la politica cominciano ad affiorare i fin qui negletti standard personali e comportamentali che vigono per la generalità degli “umani” ) vivono solo la breve e casuale giornata del calcolo politichese.  Ed infatti per la “polpa” – le due vere Presidenze – si vedrà.

L’ex “caso marò”, meglio il caso Italo-Indiano come a questo punto è meglio definirlo, è ancora più chiaro per quanto attiene l’incredibile decadimento dello “spread morale” (e psicologico e perfino di facoltà intellettuali).  Qui l’ “esprit” di Sanremo ha raggiunto prima un continuum di errori ed ora un’apoteosi frenetica di insipienza ed autolesionismo che rischia di screditare irreversibilmente un Paese già costretto ad appellarsi alla “buona educazione” (cd “dignità nazionale”) per silenziare i motivati “oltraggi” che ci vengono rivolti (recente “caso” di Berlino e dei due “pagliacci”)  anche da Paesi amici.

Sull’India l’Ambasciatore Romano (ma non solo lui) ha fatto notare come ad un lungo periodo pseudonegoziale, Roma (nelle persone dei Ministri Terzi e Di Paola) abbia  fatto saltare il tavolo adducendo unilateralmente “violazioni del diritto internazionale” da parte dell’India. Ora – a parte il fatto che è dall’Ottocento o dal primo Novecento – che non si vedevano Stati Sovrani entrare in questo tipo di contestazioni di tipo “coloniale”, i tempi scelti (forse propizi per un “mostrare le palle” pro domo propria) sono suonati come sberleffo per la rigida e giuridicamente colta Corte Suprema indiana  e, al tempo stesso, (come nota Romano) sono né più né meno che la situazione del giocatore che  in procinto di perdere – fa saltare il tavolo.  Così la controversia già malata è diventata un “casus belli”.     Bravi gli autori.

Ed ora un piccolo passo indietro,  La montagna di errori è stata costruita a partire da un assunto imbecille e cioè che i fucilieri fossero non già malaccorti operatori di una confusa missione, bensì eroi nazionali da glorificare e proteggere.   In più la Farnesina vive da tempo una eclissi che il buon Terzi ha aggravato a spron battuto (non a caso il suo massimo consigliere è quel Vigo già distintosi per la sodalità con il Walterino Lavitola di Panama prima e di Poggioreale adesso).

Di più, alle pentole senza coperchio se ne sono improvvisati di nuovi come gli alti lai alla violazione della Convenzione di Vienna e alla necessità di proteggere il buon Ambasciatore Mancini: peccato che all’atto della firma di garanzia (a malincuore effettuata da Mancini) egli di fatto accettava la giurisdizione indiana (proprio giusta la Convenzione di Vienna sulle immunità diplomatiche).    Ai due “capataz” non restava che inventare nuovi espedienti del tutto simili a quelli invano costruiti definendo la tragica vicenda come avvenuta su di un vascello italiano (quando invece i disgraziati pescatori erano sulla loro barchetta indiana e lì li raggiungevano gli spari italiani).   Problema simile è quello delle cd “acque internazionali”.

Anche il raffronto con il Cermis non regge perché lì esistevano accordi bilaterali non contestati dall’Italia e, in più, una        qualche forma di sanzione veniva adottata dagli Americani.

Qui nulla di nulla se non una retorica patriottarda che ha squalificato il nostro Paese in una fase in cui (ma alla Farnesina lo sanno?) la comunicazione è globale ed istantanea e due poveri pescatori possono pur sempre tramutarsi (magari da morti) in cittadini di uno Stato non solo sovrano, ma assai importante.

Ad aggravare il tutto è il fatto che – in tutt’altre faccende affaccendato  – il Governo “tecnico” (da cui Monti voleva scappare per assidersi a Palazzo Madama) ha dato mano libera alla preoccupante “diarchia” Esteri/Difesa.   Logico infine che tanto la UE che l’ONU si lavino le mani da questo pasticcio italiano.   La Patria ringrazia.  C’è da sperare che gli Italiani capiscano fino a che punto si sia dissipata la tradizionale indulgenza riservata nel vasto mondo allo “stellone d’Italia”.

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