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07/01/2015

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Impuniti, sciacalli e deficienti. Così si è aperto l’anno nuovo (il 2015 dell’era cristiana) nel Belpaese. Un Paese che nonostante il sussiego ed il forzato ottimismo dell’anziano Presidente della Repubblica nel suo messaggio di congedo risulta dominato da questi tratti che – ormai – stingono, più che nel ridicolo, in una vera e propria farsa tragica destinata a culminare – da qui ad un mese o meno – con le elezioni del nuovo Capo dello Stato. E poi – verosimilmente – con la “scoperta” che i conti provvisoriamente approvati dall’Unione Europea (e dal suo Presidente “sotto scacco”, il Lussemburghese Juncker) non reggeranno alla prevista verifica di marzo. Senza naturalmente contare il nuovo “record” registrato dalla disoccupazione: il valore più alto dal 1977, un anno a cavallo tra due choc petroliferi, devastato da malessere sociale, dal terrorismo di tutti i tipi ed anticipatore dello spartiacque segnato dall’affaire Moro.

In breve, un orizzonte cupo (senza segnale alcuno di ripresa e neppure di “ripensamento”) sintetizzato appunto da quei tre tratti “caratteriali” – ed episodi – totalmente negativi.     Cominciamo dagli “impuniti”. E qui la palma spetta come di consueto al “cocco” di De Benedetti e Marchionne e cioè Matteo Renzi “retour” delle sciate di Capodanno…   Cominciamo da lui e vediamo in quale storica missione è attualmente impegnato. Intanto prosegue con la sua titanica impresa di una legge elettorale (l’”Italicum”) che fa apparire la abortita “Legge truffa” del 1953 come un giochetto di boy scout. Qui l’effetto distorsivo e lo svuotamento della rappresentanza popolare pare destinata a raggiungere un diapason degno di figurare sui manuali di storia… E così pure il tasso di astensione che prevedibilmente supererà tutti i record delle cosiddette democrazie occidentali. Nel frattempo – per “oliare” il suo cammino napoleonico anche sul versante delle elezioni presidenziali – delibera un giochetto di depenalizzazioni – che sancisce che chi è abbastanza ricco (il famoso 3% o magari meno) può “sgarrare” impunemente. In breve i risultati sono due: confermare giuridicamente che in Italia multe, sanzioni e vessazioni fiscali sono questioni per i cittadini qualunque, ma non per i “padroni del vapore” (peraltro prevalentemente residenti nell’ospitale e bonario Cantone svizzero di Zug…). In più l’ottuagenario Silvio Berlusconi riacquisterebbe la sua verginità politico-penale e potrebbe ancora giocare le sue carte (Patto del Nazareno?). La rivelazione di questo “inguacchio” è stata superata – si fa per dire – con un rinvio furbetto al 20 febbraio. Più “impunito” di così….

Nel frattempo l’unica proposta con un qualche senso comune avanzata – tra l’altro – dai reazionari leghisti (gli amici di Putin, del dittatorello Nord Coreano, della castrazione chimica e della soppressione degli immigrati) e cioè una “Flat Tax” unica, più bassa e pagata da tutti viene virtuosamente respinta in nome del principio costituzionale della “progressività fiscale”.   Peccato che in Italia tutti sanno che l’imposizione reale è regressiva: ovvero più hai (oltre un certo livello e secondo un certo”stile” di vita) e meno paghi. Quindi la “Flat Tax” sarebbe l’unica misura riequilibratrice….  In un Paese in cui anche ci sono i generali della Finanza che – per non pagare il bollo – immatricolano le proprie auto in Paesi compiacenti, eccetera, eccetera.

Sciacalli. Sono quelli che trasformano il lutto in un’occasione di delirio propagandistico collettivo: battono le mani ai funerali, farneticano davanti alle telecamere. Forse non lo sanno ma esiste un decoro anche nel dolore (ammesso che ci sia): il caso di Pino Daniele (non diversamente tuttavia dai fatti di cronaca nera…) ne dà una sgradevole dimostrazione in queste ore: così invece di riflettere seriamente e collettivamente sull’assurdità di non andare nell’ospedale generale sotto casa, si assiste all’ennesima maldestra esibizione di chi avrebbe potuto – magari – telegrafare (ricordate? sapete cos’è?) la propria vicinanza. Questa volta è toccato all’ottimo D’Alema. Il che fa pensare che il vecchio auspicio del primo Grillo per una Norimberga (vedasi “processo di…”) della Nomenklatura potrebbe realizzarsi ai margini di un funerale “pubblico” o nella camera mortuaria di un qualunque ospedale….

Ora più che mai risuona alla mente il monito del vecchio massone Garibaldi. “Italiani, siate seri”.  Ovviamente un monito caduto nel vuoto.

Infine i deficienti. E qui ci siamo più o meno tutti: soprattutto noi “quidam de populo”, cittadini comuni. Invece di assecondare le piroette del circo barnum mediatico, dovremmo individuare (come sta accadendo in Grecia…) i temi che ci riguardano direttamente e molto presto. Il primo – e non solo cronologicamente – è quello dell’elezione del Presidente della Repubblica che non è solo il tipo che ci fa gli auguri il 31 dicembre, bensì quello di noi che regola (costituzionalmente) tutto l’andamento istituzionale della vita collettiva del Belpaese.

Insomma uno che conta e che noi non eleggiamo in prima persona. Lo farà la nomenklatura: il punto è che lo faranno per sé stessi e non – dicasi non – per noi. Quindi urge una mobilitazione, una messa in guardia (possibilmente con nomi e cognomi…) per “aiutare” la Nomenklatura ad individuare (se non il meglio) il meno peggio, o – magari – un Italiano con il minor numero possibile di qualità negative. Il più normale possibile. E si potrebbe aiutarli indicando garbatamente ciò che non si vuole. Sapendo che – come per il Papa – non occorre altro requisito che un’età sufficientemente matura. In conclusione più che il “chi”, occorre determinare il “chi no” e perché. Buon lavoro.

 

 

 

 

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