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05/01/2015

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befana

 

E così Matteo Renzi ha fatto a tutti noi il regalo della Befana e meno male che l’Epifania… tutte le feste le porta via. Anzi ce ne ha fatto due: il secondo regalo è quello di sparire per 48 ore dall’imbellettato circo mediatico, regno di “tartufi” e di  bugiardi matricolati. Ma il primo regalo è veramente super: da Palazzo Chigi sono partiti tonnellate di certificati di “gonzi”, “allocchi”. Poveri scemi. In pratica c’era un bel certificato infiocchettato per ciascuno e per tutti gli Italiani tranne quei “furboni” che lo hanno mandato a Palazzo Chigi per ripulire il Paese da noi “rottami”. E chissà come avranno goduto a vedere la sua nuova trovatina, quasi un brivido a vedere il motociclista sul cerchio della morte.

Ma di che parliamo? Le vacanze in “caserma” alpina a spese nostre, forse. Neppure tanto perché se non ci scandalizziamo di un Palazzo Chigi ormai trasformato nella tavernetta personale del Premier (es.: cenetta con Tony Blair e le “girls”, Boschi e Madia), pizze a gogò e capricci da corte rinascimentale alla “fiorentina”, nonché nostalgico ricordo della discoteca/tavernetta (ancora…) al Quirinale per i rampolli del Presidente Leone e di Donna Vittoria. Quindi, questo è ok: fa parte del costume nazionale e se il Premier vuole farsi spedire con tutta la famiglia in aereo come le famose “spigole” aviotrasportate del generale della Finanza Speciale (immediatamente premiato per la performance e altri meritucci da Berlusconi con un seggio parlamentare…), noi non dobbiamo scandalizzarci. E’ l’Italia, baby.

Ma l’attestato di coglioneria non lo vogliamo. E piano piano non lo vorrà nessun Italiano e sarà meglio che la fabbrichetta cartacea venga ritrasferita alla Leopolda prima e in Val d’Arno poi.  Insomma a chilometro zero… e consumata sul posto.

Fuor di metafora quello che è insopportabile dello squallido e rinascimentale (eccoci qui, alle decantate origini. Ma senza Lorenzo e soprattutto senza Brunelleschi) episodio è il cumulo di arroganti menzogne sparate dai media-guru di Palazzo: la legge e non meglio precisati protocolli di sicurezza (mondiali!) imporrebbero l’uso di un jet di Stato per manco 500km ovvero quattro ore d’auto, due di treno, ecc. ecc. Perfino in Italia c’è stato subito prima di Renzi un tale Enrico Letta (da noi non particolarmente amato) che viaggiava come gli umani ed il biglietto se lo pagava. Anzi chi scrive quel Letta lo aveva già visto all’agenzia dell’Alitalia (quando esisteva) che si comprava – e pagava – biglietti per sé e famiglia. Già, ma non era ancora premier… Peccato che questi inventatissimi “protocolli di sicurezza” (ma non saranno come i “Protocolli di Sion”?….) non valgono fuori di qui: il Presidente indonesiano – per dirne uno – quando va a Singapore a visitare il figlio universitario vola “di linea” e si paga il biglietto.  E sì che laggiù di rischi ce ne sono davvero (es.: terrorismo) e non come da noi solo splendidi “autodafé”.

Ma non basta perché – ansiosi di non fare abbastanza – i sicofanti di Palazzo hanno fornito una specie di “lista della serva” degli spiccioli pagati – udite, udite – personalmente dal giovane premier: skypass, alloggio e casermaggio (tanto l’italiano comune manco si immagina il lusso di quelle che caserme non sono, ma fantastiche “Guest House” nei luoghi più panoramici e “via dalla pazza folla”. In breve non solo una grave scorrettezza, ma un camuffo insultante per l’intelligenza. E anche per l’aritmetica: ove si raffrontino i 10mila euro (all’ora di disponibilità del velivolo) e le qualche centinaia, gomme americane incluse per i ragazzini.

Disarmante infine la stentorea indignazione per la “superficialità” dei grillini espressa dalle truppe PD. Loro lo sanno fin da Lenin che i capi ed i quadri devono godere del massimo conforto per guidarci verso il socialismo. E adesso che ci guidano verso la piena restaurazione dell’ancien régime, lo stesso. Dalle scarpe da un milione (almeno) del rottamato D’Alema, ai défiles televisivi di Minniti, Damiano, e co. alle strenue cure di bellezza della Moretti alle passeggiate “tutto cachemire” a Saint Moritz d’alemiane o in Umbria coi cani feroci ed i vini del “proprietario” è tutta un’ascensione che Orwell aveva già fissato magnificamente nella “Fattoria degli animali”. Mancava solo la vittoria, ma ora è arrivata: nel momento stesso in cui il povero Berlusconi (occupato come è a rifarsi la verginità di fronte alla “legge”: non per me, ma per i nipotini…) è stato scavalcato a destra da quello che fu il più grande partito della sinistra dell’Europa occidentale. Ora è una “ditta”, appunto. E paga dividendi a destra e a manca: tra loro.

E l’augurio per la Befana sia una restituzione in massa dell’attestato di imbecillità appena consegnatoci da questo Governo e da questa maggioranza al termine di un anno di vuoto pneumatico. Quanto a noi suggeriamo una lettura avvincente e peraltro non nuovissima: la stupenda descrizione dello spagnolo Zafon che nel suo “L’ombra del vento” mostra a quali abissi possa condurre il famoso “complesso del figlio della portinaia”….

E scusateci se oggi non abbiamo parlato di “manina” pro-Berlusconi nella redazione dei decreti-legge, di vigili malaticci, di sindaci felloni, di cupola del cupolone, di non-jobs act, di traghetto bruciato e morti affogati, viadotto inaugurato e crollato, di Expo ricettacolo di mafiosi, di un nuovo Presidente cucinato su misura (loro…). Restiamo perplessi, come gli artisti sotto il tendone del circo…

Buona Befana, anche a noi.

 

 

 

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