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30/12/2014

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Ammettiamolo francamente: nel commentare a caldo la tragedia marittima nel Mar Adriatico (di fronte alle coste albanesi e non nell’Oceano Atlantico o nell’infido ed immenso Pacifico…) abbiamo commesso un grave peccato di infondato ottimismo. Altro che gufi: anzi – forse frastornati dalle solite arroganti sghignazzate di Matteosubito nella sua trionfante conferenza-stampa monologante – ci eravamo bevuti la versione ufficiale del disastro senza colpevoli e della perfezione quasi eroica dei soccorsi guidati nientepopodimeno dal giovane Premier…

Già nella tronfia conferenza stampa dei due Ministri Lupi (trasporti) e Pinotti (Difesa) si capiva che, invece di un trionfo, si era trattato di un’orrenda débacle in larga parte causata – sì causata – dall’intervento delle “Istituzioni”. Intanto calcolavano le vittime a spanne e senza verifica delle liste alla partenza, men che meno stimando il vistoso numero di “clandestini”.  Poi si capiva che i tempi dei soccorsi erano stati dilatati dalle aspettative della Presidenza del Consiglio ansiosa di chiudere un anno di “successi” (tutti inventati o di segno contrario ai bisogni e alle aspettative della stragrande maggioranza degli Italiani…) con il “riscatto” della tragedia della Concordia incagliata rovinosamente sul bagnasciuga. Già al mattino il Ministro degli Esteri Gentiloni precisava che non esisteva contenzioso “diplomatico” né coi Greci (competenti per territorio), né con gli Albanesi che avevano già inviato (per prossimità) vedette e rimorchiatori. Secondo il Capo della Farnesina la decisione di assumere il controllo dell’”operazione” era semplicemente dovuta a motivazioni “tecniche”. Che sono costate molte vittime e – così risulterebbe – lo sconcio dell’assalto alle scialuppe e al soccorso aereo con violenze ai bambini e alle donne. Più – causa il riardo nel gelo – un buon numero di vittime addizionali.

E si poteva già capire (oggi confermato) che le ragioni “tecniche” erano fasulle. E nessuna tecnica… La prima era la sovrastimazione delle proprie capacità da parte di Marina e Guardia Costiera ansiose di portare lo “scalpo” a Palazzo Chigi (e questo l’avevamo già capito e scritto…) che, infatti, ci si è buttato sopra. Salvo poi svanire all’orizzonte della consueta irresponsabilità. La seconda ragione “tecnica” pare siano state pressioni economiche nei porti pugliesi per aggiudicarsi il recupero (vedasi precedente dell’incontenibile allegria per il terremoto dell’Aquila…). La terza (generica ma indomabile): la consueta arroganza culturale della nomenklatura nazionale. Albanesi, ma figurarsi… Qui scatta anche il ridicolo (tragico) di chi da centocinquant’anni non fa che collezionare sconfitte da Lissa a Matapan e – quando vince – Buccari, Alessandria lo fa per gesti di singoli. Peccato che gli Albanesi non si sono mai arenati in Italia, mentre gli Italiani hanno “spiaggiato” perfino l’ammiraglia, l’incrociatore Vittorio Veneto nel porto di Valona (22 aprile 1997), esattamente là dove la “Norman Atlantic” verrebbe attualmente rimorchiata. Confermando, tra l’altro, che la scelta “tecnicamente” decente sarebbe stata Valona (12 miglia) e non la Puglia (oltre 30 miglia): tanto peggio per quelli che ci hanno lasciato le “penne”.

E non è finita qui. Sembra che l’incendio a bordo sia stato dovuto al carico di camion infiammabili. Anzi, è qui che presumibilmente sono morti bruciati diversi clandestini…  Clandestini imbarcati evidentemente per scarso – o nullo – controllo senza contare la pericolosità dei carichi imbarcati…. Le indagini giudiziarie (che tanto per cambiare vengono al posto dei controlli preventivi) potrebbero – ex post – accertare se e perché le norme di sicurezza della nave (varata in Italia e con armatore e comandante italiani…) non siano state adeguate… e rispettate. Quanto agli orrori registrati a bordo nelle lunghe ore prima e durante i “soccorsi” i media stanno già fornendo – come di consueto -  ampie illustrazioni.

Così, mentre Renzi (anche se spogliato velocemente e “bertoldescamente” dai panni del “conducator” nazionale in tutte le emergenze…) si gode il meritato riposo e si prepara per nuove “vittorie”, non ci resta che aspettare l’ultimo (così pare…) discorso del Presidente della Repubblica. Che potrebbe contenere – grazie alla “benevolenza” indiana – la “fondamentale”  notizia che il “caso dei due marò” si chiude. Conclusione: questa è la “scala” acconcia per l’Italia di oggi.

Ultime due notizie: una pessima e concerne il pressochè certo ritrovamento nelle acque tra Giava ed il Borneo di parti dell’aereo – e dei passeggeri – di AirAsia (verosimilmente precipitato domenica notte nel tentativo di salire al di sopra delle proibitive condizioni meteorologiche nell’area) e scatta da oggi la ricerca di elementi  (“scatola nera, ecc.) che confermino la dinamica del tragico incidente. L’altra notizia – più vicina all’Italia – è viceversa buona (almeno per noi, se non per i mercati finanziari…) e consiste nella convocazione di elezioni in Grecia. Auguri e complimenti ai Greci che – a differenza del Belpaese – potranno in poco più di un mese confrontarsi sui reali problemi del loro Paese, scegliere tra linee e programmi diversi ma tutti riconoscibili e non camuffati da un’instancabile e vuota logorrea.   Quella che chiama “riforme” le restaurazioni, chiama democrazia la più inamovibile delle oligarchie. Chiama modernità e rinnovamento lo svuotamento della partecipazione e dei diritti. Quella che chiama vittorie le più brucianti sconfitte. Tronfia e vuota anche nelle consuete (per noi…) tragedie di Fine Anno. Un anno che solo i Narcisi al potere ( e i loro ottusi seguaci o “furbi” ispiratori) possono non definire per quello che è: un vero e proprio “Annus horribilis”. Ben simboleggiato” dalla “ciliegina” finale della Cupola del Cupolone.

Ed infine come sorprendersi delle mille leghe di distanza nel gradimento popolare tra un Papa (“venuto dalla fine del mondo”, ma pur sempre un po’ italiano) ed un “Premier” che nella irriverente Firenze (ma non negli astuti “salotti buoni”…) definiscono come venuto dalle “targhe agricole”. Ed i due personaggi vanno in direzioni opposte, mentre gli altri, tutti gli altri – noi inclusi – stanno fermi.

E comunque auguri. All’anno prossimo…

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