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29/12/2014

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Tra i tanti “scherzetti” recitati dal giovane Renzi (meglio noto come “matteosubito”) nella sua chilometrica (oltre due ore) odierna conferenza stampa di fine anno ne manca uno: la lotteria di Capodanno non cadrà il 6 gennaio come da consolidata tradizione bensì in un giorno X dopo il 14 gennaio (fine del “glorioso” semestre di Presidenza italiana dell’Unione (boh?) Europea. Toccherà dunque aspettare  fino alla seconda metà del mese per conoscere  a chi andrà il “jackpot” nazionale, ovvero la carica di Presidente della Repubblica. In verità i candidati vincitori non sono tutti i giocatori bensì un pugno di esponenti della nomenklatura italiana. Cioè uno di coloro che hanno spinto il nostro Paese dal sesto posto nella “classifica” globale fino oltre il decimo. Ed oltre in una spirale recessiva e regressiva che sembra senza fine. Giusto dunque premiarne uno di loro con la massima magistratura nazionale.

D’altro canto nella pirotecnica allocuzione renziana non vi è stata la benchè minima autocritica ed anzi – ove era palese la non corrispondenza tra fatti ed impegni – la circostanza precostituiva il fondamento per “tirarla” – almeno – fino ai fatidici “mille giorni” autoassegnatisi dal suo Governo: obiettivo non difficile considerata l’avversione di tutti i parlamentari per le  elezioni e che – dopo l’approvazione della legge elettorale in “cottura” – nessun dissenso avrà la benchè minima possibilità di emergere.

Ma di tutto ciò avremo ampie occasioni di parlare nei prossimi giorni e nelle prossime settimane.

Invece – e purtroppo – due tragici eventi stanno caratterizzando l’intervallo tra le festività di Natale e quelle di Capodanno: l’una tuttora in corso nel braccio di mare tra Puglia e Grecia con l’incendio a bordo di un traghetto italiano di grandi dimensioni (con quasi cinquecento tra passeggeri ed equipaggio) e l’altra di un aereo di Air Asia “scomparso” nei cieli della lontana Indonesia, presumibilmente poco lontano dalla partenza nell’esotica città giavanese di Surabaya (ricordate il Surabaya Johnny di Bertolt Brecht e Kurt Weill, magari cantata da Marlene Dietrich o anche dalla moglie di Brecht,  Lotte Lenya?) .

Il primo evento – come si è detto – ci riguarda assai e avrebbe fornito l’occasione al giovane Renzi per dipingersi come Fidel Castro nelle vesti di comandante in capo che respinge l’invasione con un bellicoso binocolo alla Baia dei Porci (infatti le prime notizie davano Renzi come “coordinatore” diretto e supremo dei soccorsi): successivamente – ed in attesa di vedere come sarebbe andata a finire – il ruolo del Presidente del Consiglio svaporava… Certo è che il traghetto, che le prime informazioni davano come greco, risultava come fabbricato in Italia e con armatore italiano. Fortunatamente il Capitano, anch’egli italiano, non era del “formato Schettino” e – a quest’ora – è ancora a bordo (con ancora 150 persone) come impone dovere e leggi della marineria. Resta il fatto che la nave aveva problemi di sicurezza e nessuna autorità ne ha sospeso l’esercizio. Peraltro i soccorsi appaiono il più efficaci possibili, nonostante si sia deciso di non tentare il traino verso la vicina Valona (Albania) bensì verso le più lontane coste pugliesi…

Il secondo evento che – allo stato – dovrebbe aver ucciso tutti i 162 a bordo pare essere dovuto alle condizioni meteo ad alta quota e – sembra – alla non autorizzazione data al pilota di salire oltre i nembocumuli che avrebbero causato  (in un modo o nell’altro) la distruzione dell’aereo. Una non autorizzazione da parte della Compagnia aerea commerciale che appare inspiegabile agli esperti, ma anche a chi – come chi scrive – si sia trovato a volare nell’area intorno a Surabaya (e tra Giava e Singapore) ove le condizioni meteo in quota sono per mesi terrorizzanti per i passeggeri e probabilmente per la tenuta degli aerei.

Identici nei due casi una serie di fattori, tutti legati alla massimizzazione dei profitti: leasing, subleasing, mancato rispetto delle norme di sicurezza e degli standard di prevenzione, eccetera eccetera. Tanto – come nel caso del traghetto italiano – se finisce male pagherà il settore pubblico (mostruosi i costi del soccorso in mare) mentre in quello indonesiano toccherà alle assicurazioni.

Per l’Italia senza contare i “benefici” effetti mediatici per il patrio Governo, che non mancherà – come si è già detto – di spacciare le impegnative operazioni di soccorso “in loco”come il frutto del dinamismo e dell’efficienza delle Autorità centrali. Quando tutti sanno come la tradizione italiana è esattamente l’opposto (ben prima di Renzi…). Ma – in ogni caso – il fatto aiuterà a far dimenticare l’ombra dell’”eroe” madiatico Schettino. E così sia, mentre un fiume di denaro viene impiegato nel “suo” processo cinematografico tuttora (fino a quando?) in corso…

 

 

 

 

 

 

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