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19/12/2014

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orso

Mentre “Sua Imminenza” (nuovo e assai irrispettoso appellativo rivolto al Presidente Napolitano e ai suoi scrupolosi preparativi per abbandonare il “Colle”) compie gli ultimi tentativi di rassicurazione e stabilizzazione “a futura memoria” e mentre Matteosubito concede a sé stesso – e a noi – qualche giorno di tregua sospendendo la sua sempiterna campagna autopromozionale, ci appare utile fissare qualche punto di contesto interno ma soprattutto internazionale. Del resto, lo spazio strabordante concesso all’inedita “entente” sullo stretto della Florida tra Cuba e gli Stati Uniti ci conforta nel ritenere che siamo ormai ad un passo dalla “tregua” natalizia: se ho la bocca piena di panettone (da noi), di tacchino (anglosassoni) di niente (salvo magari qualche striminzito ed incongruo alberello “nordico” nella maggior parte del pianeta) non posso evidentemente guastarmi l’appetito con i “mali del mondo”. Tanto più  che al Capodanno si accompagnerà – come d’abitudine – un qualche amaro risveglio. Chissà dove, chissà come.

Se si parte dal Belpaese e si lasciano da parte le quotidiane meraviglie della “cupola” del Cupolone, possiamo cominciare con il constatare che il famoso e strombazzato Semestre a Presidenza italiano dell’Unione Europea si è concluso – come prevedibile – con uno zero spaccato a fronte dello “sfarinamento” (questo sì consolidato…) del processo aggregativo, della marginalizzazione geopolitica, della progressiva irrilevanza del nostro gruppo regionale nei destini complessivi della Terra. L’inerzia dispiegata dalla diplomazia italiana, oltre ad essere un elemento già “scontato”, ha in fondo registrato il sincronico successo di “chi non fa, non sbaglia”. Evviva… Anzi a – rifletterci meglio – ha portato a casa un bel po’ di mesi di addizionale impunità. E, se le Agenzie internazionali di “Rating” continuano a retrocedere le nostre performances economiche, sappiano che il Tribunale di Trani (esattamente) prima o poi riuscirà a fermarle e portarle in giudizio per aggiotaggio e turbativa dei mercati.

E questo è giusto – anche se fuori del mondo – considerata la sostanziale impunità di chi compie pratiche consimili in Italia. Ma questa è un’altra storia partita il giorno stesso dell’abolizione berlusconiana del “falso in bilancio”.

Chiusa dunque su di un rotondo “zero a zero” la parentesi europea. Ed abbandonata la Ministro degli Esteri europea Federica Mogherini alla sua diligente irrilevanza (altro “trionfo” non divisivo della diplomazia italiana…), non resta che riprendere il solito tran tran. Ed ecco rispuntare il caso dei “marò”: questi signori dopo una confortevolissima parentesi sono tornati alla carica e stufi sia del vai e vieni con l’amata Patria, che del confort esotico a cinque stelle dell’Ambasciata a Nuova Delhi (e pensare che c’è chi risparmia tutto l’anno per pagarsi siffatti piaceri… e chi non può neppure sognarli e magari si deve rassegnare alla torre della fabbrica occupata oppure ai cunicoli delle miniere dismesse…) monopolizzano l’impegno del neo Ministro degli Esteri Gentiloni. Ma – anche qui – perché meravigliarsi: non avendo il Paese qualsivoglia progetto internazionale, meglio attenersi a “valori sicuri”. E quale migliore di quello della famiglia, del ritorno a casa, dei figli che aspettano. Quanto a quelli dei pescatori indiani morti sparati (come, da chi? Tanto non si saprà mai e faranno compagnia a quelli di Ustica, ecc. ecc.). Qui la scelta è tra l’approccio di Matteo Salvini stiano a casa loro (quelli ci stavano…) se no…. Oppure quello del desaparecido (vivaddio) La Russa: “andiamoli a prendere”. In conclusione auguri a Gentiloni.

Intanto, mentre Putin ostenta noncurante sicurezza il rublo è ripetutamente crollato a dimostrazione che le sanzioni (asseritamente “pro-Ucraina”) USA/UE “punzecchiano” l’economia russa. Ma anche quelle europee (molto meno quella americana che – anzi – conquista nuovi sbocchi per il proprio settore agro-alimentare). Ma qui il pericolo è di altra natura e cioè di intraprendere la via senza ritorno dello “strangolamento” economico (vero o soltanto sbandierato): una via che storicamente ha portato soltanto “escalation” bellica e – a quel punto – poco importa il chi vince e chi perde. E meno male che Putin non ha tra i suoi “difetti” quello di perdere la testa.

Pre-conclusione. Il coro anti Stati-nazione ha ripreso un qualche slancio sospinto dal riesplodere di sempre nuovi “focolai” e dopo la almeno decennale crisi del multilateralismo e della globalizzazione democraticamente pilotata: qualcuno ha parlato (perfino nel Parlamento italiano) di “frutti storici avvelenati”. Ed allora questa del ritorno alla ragione (e alla cooperazione internazionale) potrebbe essere – anche per la languente diplomazia italiana – una pista da seguire.  Ammesso e non concesso che questa sia conciliabile con il solipsismo renziano.

 

 

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