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12/12/2014

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landini

Apertosi con il minuetto scatenato dal Ministro dei Trasporti Lupi (ex Comunione e Liberazione, ex Forza Italia, attualmente Nuovo Centro Destra ovvero membro della pattuglia post-berlusconiana prestata alla maggioranza…) con il tentativo di precettare i ferrovieri e conclusosi con il “compromessino” di un’ora in meno per i lavoratori di settore, ebbene lo sciopero ha avuto il previsto successo con incidenti contenuti ma assai significativi.

Cambiamenti in vista assai pochi, anzi una crescita (moderata solo nei toni) dell’offensiva renziana. Ad esempio il franco (rozzo?) Ministro del Lavoro l’ex boss delle cooperative Poletti, quello che cenava con la gang del Cupolone e quello stesso che aveva (aveva?) sotto la sua ala anche la “cooperativa” romagnola impegnata nei lavori della TAV, riempie la sua giornata, prima disertando un’interrogazione alla Camera sul suo possibile “conflitto di interessi”, poi ammettendo la “liceità” dello sciopero (bontà sua…), precisa che – nonostante la piazza -  proseguiranno con le loro “riforme”.   E qui ancora una volta, considerata l’opposizione di massa ai provvedimenti portati avanti dal “tank” Renzi (il “fuoriclasse di Marchionne e De Benedettti…) – non si capisce di che “riforme” parli il prode Poletti.

Certo non la pensano così i 70 mila di Torino, non quelli raccolti a Genova intorno al capo della FIOM, l’onesto Landini e – soprattutto – non la pensano così gli studenti e i giovani che da Milano (sede del surreale Expo che dovrebbe aprire a maggio…) a Palermo (sede di tutto…) hanno vissuto scontri violenti, tra l’altro significativamente manifestando contro sedi del PD…

Questo guazzabuglio – nonostante il “capitan Samantha” mentre gira intorno alla terra sul satellite russo/europeo parli dello “Stivale” come la meraviglia terrestre (forse da quell’altezza…) – farebbe tremare i polsi in qualunque altro Paese europeo, ma lascia del tutto indifferenti gli Italiani che ovviamente non sanno più che pesci pigliare. Come si dice, parliamone dopo Natale. O magari dopo Pasqua. Tanto Renzi dice che lui rimane fino al 2018… Quando – forse – la “piazza” sarà stata definitivamente domata. Vedremo.

Intanto molto succede nel vasto mondo (e ne parleremo oltre) che il giovane Premier percorre incessantemente con l’entusiasmo del neofita e senza informare preventivamente né il Parlamento, né – chissà – il nuovo capo della Farnesina, Gentiloni. Oggi Matteo era di ritorno – presumibilmente “stanco, ma felice” – da uno dei Paesi più strategicamente sensibili e politicamente controversi del Medio Oriente: la Turchia. La questione che ci riguarda è: c’è un disegno di rivitalizzazione della politica estera dell’Italia (la “Bella addormentata” di sempre) oppure trattasi di missioni spot “su commissione”. E, se questa fosse la ragione del dinamismo itinerante del “Nostro” e considerata l’assenza di dibattito e perfino di informazione, sarebbe forse il caso di azionare gli altoparlanti (da Palazzo Chigi ove non mancano) per informarne anche l’opinione pubblica.

Intanto due avvenimenti – diversissimi per natura – ma entrambi assai misteriosi si registrano sulla scena internazionale: uno è ancora in corso e consiste nella chiusura dello spazio aereo di Londra (per un asserito ed inusitato guasto informatico con conseguente semi-blocco in tutta Europa. Il fatto, che viene a poca distanza da un’allerta per un possibile attentato in Inghilterra, dimostra – se non altro la fragilità in cui si trovano le comunicazioni aeree (e non solo) europee.

E’ invece di pochi giorni fa l’episodio della morte di un Ministro dell’Autorità Palestinese durante un confronto (apparentemente solo verbale) con i militari israeliani. Episodio tanto più grave per l’identità della vittima ed il suo ruolo nella questione dei “Territori occupati”.  In ogni caso le immagini confermano quello che sapevamo da tempo: l’arroganza e la brutalità delle forze di sicurezza di Tel Aviv non solo limitate alla minoranza araba, o ai lavoratori “pendolari” ma siano un “modo di essere” introiettato da decenni. Come ciò sia antitetico ad un sempre più futuribile e sempre più irrealistico negoziato è del tutto evidente: non esistono infatti ricomposizioni negoziali che non siano – almeno formalmente – paritetiche e, come si dice, basate sul reciproco rispetto. Israele ha dimostrato ancora una volta e nel modo più drammatico di non averlo…

 

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