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10/12/2014

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grecia

Il crollo della Borsa di Atene (meno 12% in un solo giorno) e l’effetto di trascinamento che questo ha avuto sulle maggiori Borse europee (Milano inclusa) è stato uno choc positivo – a nostro avviso – nel quadro stagnante dell’impotenza europea. Un quadro di immobilismo del tutto indifferente alle mosse “tecniche” di Draghi e della Banca Centrale europea: vuote  parole per la ripresa ed il rilancio dell’economia,  inclusi i trucchetti contabili del neo-aperturista (neo-keynesiano?) Juncker e le vociferazioni dei “nostri” Renzi e Padoan che – a giorni alterni – esaltano ristrutturazioni finanziarie e riforme epocali.   Naturalmente sull’ossessiva melodia del “non c’è bisogno di manovra correttiva”, cioè nuove tasse.   Da Atene è venuto un richiamo alla realtà: il solo annuncio delle elezioni presidenziali ha innescato il terrore di prossime elezioni legislative che porterebbero (stando a credibili sondaggi) alla vittoria di Tsipras e del Partito progressista Syriza (inevitabilmente definito dai media italiani come di estrema sinistra…).

Ma cosa fa – farebbe – di così terribile il gioviale Tsipras? Semplice: la cosa più terribile per i mercati finanziari e la migliore per un Paese come la Grecia stremato e buttato ai margini dell’Europa.   Dipendenza finanziaria e pagamenti alle banche internazionali a parte.    Il politico greco così diverso con la sua attenzione ai ceti subalterni   da gente come Monti e i suoi più cauti (ma del tutto omogenei…) successori dei Governi “d’emergenza nazionale” italiani…    Semplificando, Tsipras intende uscire dal cappio della Troika europea e chiede una forma di ristrutturazione del debito attraverso un realistico negoziato internazionale.  Quindi non la canizzza anti-europea o anti-tedesca a cui si riduce il “dibattito” in Italia, bensì una cesura rispetto all’asfissia economica determinata da una gabbia finanziaria utile solo ai gruppi finanziari internazionali (ed anche europei) interinati da una Commissione strabica alla “moda Juncker”.    Quel Juncker che – mentre si sdraiava sulle posizioni tedesche di austerità – sottraeva risorse fiscali a metà dell’Europa dirottandole verso i “Paradisi” lussemburghesi e a vantaggio della speculazione.

Uno “strabismo” (per usare un eufemismo) che – unito al folle unilateralismo di un’integrazione europea  che – dopo aver imposto vestiti (la moneta unica) uguali per corpi diseguali e per di più diversamente “alimentati” (fisco, produttività, spesa pubblica) scopre il dilemma tra la doppia velocità (Europa A ed Europa B) e lo strangolamento progressivo delle economie più deboli.  Come noi.

A dispetto dei messaggi esaltanti (di Renzi, sempre più obeso…) e di quelli rassicuranti (di Padoan, sempre più smunto).

Ecco perché il segnale da Atene non è affatto allarmante bensì rassicurante sull’esistenza di uno spazio politico da usare in modo diverso dal vuoto trionfalismo renziano o dalla deriva neofascista della leghismo salviniano.

Esempio n 1. Nella Roma ladrona si “scopre” il carattere strutturale, simbiotico con la nomenklatura politica della più capillare corruzione malavitosa e Renzi riscopre i “mariuoli” di craxiana memoria, salvando la politica, il “suo” Partito e sé medesimo.  Già giovedì mattina alle 8 ha convocato il Consiglio dei Ministri (ovvero all’alba di un instancabile decisionismo che surclassa perfino le luci accese a Palazzo Venezia del Duce).    E poi: farò giustizia, castigherò i ladri e via sparando con la scacciacani di plastica di sempre nuove norme, tronfiamente annunciate con la bocca piena di ovatta (almeno così suonava ad un uditore “laico”).

Naturalmente norme “cartacee”.    Beato chi ci crede e si profonde in immediati peana a questo “decisionismo” moralizzatore, come – tanto per dirne uno -il “pinguinoso” ex comunista e Presidente della Commissione Lavoro della Camera, tal Damiano .    Poiché – evangelicamente – “beati i poveri di spirito….” Che entreranno nel Paradiso.  Renziano, appunto.

Nel frattempo – e lasciando per il momento da parte la questione greca, meglio europea – diamo qualche piccolo aggiornamento sul caso di “Roma ladrona”: tra i più gustosi (per non parlare di Ornella Muti o delle immarcescibili famiglie Tredicine o Casamonica) c’è quello della cena di fine estate nel maestoso edificio dell’EUR di fronte al “Colosseo quadrato”.

Lo scenario era quello del “Grande Gatsby”: limousine, abiti da sera, dispiegamento di polizie pubbliche e private. E cosa accadeva nei saloni interni? Si festeggiava il giovane Premier recandogli oboli degni di vassalli dell’Impero cinese (quelli che per secoli pagavano per ricevere redditizi privilegi).   Tra i “donatori” c’era naturalmente quel Buzzi che versava decine di migliaia di euro (non suoi… ma nostri) per “attovagliarsi”  e proseguire indisturbato il drenaggio di soldi pubblici (cioè nostri) e spartirli con i riciclati sanguinari terroristi “neri” (più i “politici” rosé del PD…)  Tra l’altro sottraendoli alle dichiarate finalità “sociali” immigrati, profughi, minoranze etniche.   Per loro restava il degrado e magari le remunerazioni “fisiche” in centri di identigicazione/”accoglienza” come quello – assai temuto – di Ponte Galeria.

Conclusione (provvisoria): altro che Europa, qui siamo ad un passo dal Messico.  E non quello delle spiagge o delle civiltà pre-colombiane…

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