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12/01/2015

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marcia

Ma sono questi qua sopra quelli che ci devono salvare? Firmato: Charlie.

Chi scrive questa nota si trovava ieri a Parigi durante il “marcione” (nel senso di grande marcia e di marcia dei “grandi”) denominato “repubblicano”… perché appunto i Francesi – a differenza degli Italiani – conservano e, in qualche modo, tengono cara la memoria di uno Stato uscito dalla Rivoluzione francese e fondato su principi di imparzialità, uguaglianza, “laicità”. L’evidenza che questa struttura sia obsoleta, non rispondente ai bisogni dei cittadini di fronte ad una globalizzazione che da loro più che da altri stenta a trasformarsi in cosmopolitismo e/o di globalizzazione dei diritti non li ha distolti (in larga maggioranza…) dal difendere ciò che hanno e – perfino – ciò che ritengono (forse a buon diritto…) di aver contribuito al mondo. O almeno all’Occidente: per quel che vale oggi questa nozione.

Così c’erano veramente in tanti: di gente comune… E tutti pronti a passare ben più che un colpo di spugna su almeno un paio di punti che sono e resteranno dolenti nel futuro. Uno consiste (e lo citiamo per primo per sgombrarlo subito dal nostro orizzonte) in quello che c’è dietro il messaggio portato avanti dal (ora…) celebrato Charlie Hebdo: infatti la dissacrante irriverenza del giornale satirico abbondava in superflue provocazioni (es.: lo Spirito Santo dipinto come un molto materiale inculatore, e l’intera Trinità come un’ammucchiata carnale) ed in un vistoso deficit in critica etica e mirata al potere reale, quotidiano, non quello dell’”altrove” religioso. Troppo comodo. Pur stimati, amati e compianti amici dell’”Hebdo”.

Ma certo il prezzo pagato riscatta ampiamente questo deficit.

L’altro punto che rimane insoluto e comunque assai ambiguo è quello della grande operazione politica compiuta da Hollande e dai suoi. Questi sono usciti (per ora) da una crisi senza precedenti di credibilità e di consenso con un doppio blitz: uno esterno ed uno interno:   Quello esterno costituisce un capolavoro diplomatico di prim’ordine: mettersi nel giro di poche ore al centro – se non del mondo – certo dell’Europa e di varie sue appendici (dalla sempre più evanescente UE ad Israele per finire con qualche francofono di buona volontà e senza dimenticare il nodo Palestinese per un totale di 49 leader “planetari”). All’interno lo scopo era ridurre il gap (anzi il fossato) tra cittadini elettori e nomenklatura politica. Anche qui le emozioni ed i tempi ristretti hanno giocato a favore di un basso profilo della politica, messa (per una volta e giocoforza) in secondo piano rispetto alla sensibilità e alla volontà popolare. Altro successo ottenuto con in più una bastonata alla Le Pen.

OltreAtlantico questa manovra di leadership mediatica non è sfuggita: non è evidentemente piaciuta ed Obama si è guardato  bene dal correre al capezzale di Hollande. A sua consolazione è arrivato il sempiterno “democratico” George Clooney al Golden Globe.

C’è anche da dire che, dietro l’unanimismo democratico e libertario francese (entusiasticamente condiviso da “campioni” della manipolazione come Renzi e i suoi in un Paese che mantiene norme penali ad hoc per “proteggere” il Capo dello Stato…), tutto il plot rimane ampiamente oscuro come pure l’aver aggiunto al massacro di “Charlie” l’insulso e sanguinoso assalto ad un qualunque supermercato ebraico: quasi una firma addizionale per colmare la misura.  Non solo ma più viene reso noto sugli attentatori (ampiamente intervistati in diretta…) più ci si domanda ma quale coerente disegno abbia armato il pugno di terroristi se veramente qualcuno lo abbia guidato a distanza. Ma su questo decideranno giudici e soprattutto storici.

Nel frattempo – e come sempre – i media italiani hanno fatto del loro peggio (ne avevamo già parlato a caldo…) mobilitando penne tanto fini quanto ignoranti o perfino insulse. Ne citiamo alcuni che più ci hanno impressionati….  L’ex Ambasciatore Sergio Romano in un editoriale ad hoc sul Corriere ha parlato nientepopodimeno che di “Guerra che non va perduta” e – grazie a dio – ha precisato che la “Guerra” (termine evidentemente a sproposito nella confusione tutta italiana tra fini e mezzi) si situa all’interno del mondo islamico e non tra l’Islam e l’Occidente.  Ed allora? Certo il ripescare i proponimenti di Churchill di allearsi con il demonio se questo fosse stato invaso da Hitler non ci aiuta molto a capire. Ma nulla in paragone di Galli della Loggia che ha tirato in ballo Rossana Rossanda e “l’album di famiglia” del terrorismo rosso. E che ci azzecca? Erano forse comunisti gli “sfigati” assassini di Boulevard Richard Lenoir o della Porta di Vincennes? Il massimo è poi il citare a decenni data la famosa frivola e provocatoria intervista della Fallaci all’Imam Khomeini (con il “chador” non si può “fare il bagno o soffiarsi il naso”) e non va dimenticato che in Vietnam definiva il generale Westmoreland come un “proconsole” romano.

Insomma mancano solo Caino e Abele.

Sull’attualità mancava Maigret e poi c’erano tutti i luoghi comuni su di una Parigi morta da tempo e sostituita da problemi non risolvibili a colpi di “Legion d’Onore”, anche se multiculturale. Del resto il tono era congruo alla compunta partecipazione di Matteo Renzi che alle citazioni “charlie” di rito, ha aggiunto di essere anche lui “ebreo”. Chissà se ne saranno stati lieti i sofisticati ebrei parigini?

In breve – e alla “Charlie” – diremo francamente che il polpettone preparato dall’Eliseo non ci è piaciuto. Anche se rispetto al vuoto pneumatico di casa nostra, faceva l’effetto di un tutto pieno. Chissà se servirà contro Boko Haram ed altri mostri? E ricordiamoci il titolo di Goya: il sonno della ragione genera mostri. Ed eccoli qua scodellati come – un assai prevedibile – “antipasto”. Potremo sempre consolarci (finchè potremo…) con la “democrazia” e la “lungimiranza” dell’ autobus carico di potenti (?!) in un pomeriggio parigino di maggioritariamente onesto dolore e solidarietà.

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