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09/12/2014

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Sketches-by-Boz-Seven-Dials

In un Paese conservatore come l’Italia (ma che avrà da conservare?) il ponte dell’Immacolata ha l’importantissima funzione di preparare ed aprire la kermesse natalizia seguendo un rituale preciso che neppure la crisi (che veleggia verso la decade, imperturbabile alla successione di Gabinetti di Governo tutti dichiaratamente votati alla salvezza nazionale, sic) può scalfire.

La tre giorni si è aperta con la consueta “bastonatura” poliziesca alla Prima della Scala: dentro abiti da sera, fuori eskimo (ce ne sono ancora…) e giubbotti da centro sociale.  Dentro un bel po’ di gente che non paga, fuori un coriaceo drappello nel quasi cinquantenario “replay” delle imprese dell’ormai ottuagenario contestatore Mario Capanna: “Milan, l’è un gran Milan”.  “En attendant” l’exploit planetario (dicono loro…) dell’Expo soffiata a Smirne e dedicata più che ai temi globali della sicurezza alimentare (e dei suoi nemici), alla patria eccellenza gastronomica.  Che ovviamente e renzianamente “tutto il mondo ci invidia”.

Ma è a Roma che spetta la palma del week-end più mediatico e più rispettoso della tradizione: il Sindaco Marino (ibernato dal gruppo dirigente del PD: di quello vecchio che teme postume rivelazioni e quello nuovo che non perde occasione per flettere i muscoli e presentarsi come vincente) fa sfoggio della sua devozione sotto la colonna della Madonna in Piazza di Spagna e incassa l’incoraggiamento cristiano del Papa.   Il quale – a sua volta – non può che attenersi al suo stesso precetto “chi sono io per giudicare…”.

Subito dopo va in scena il duetto Renzi Grillo ispirato ai toni forti delle “mazzate” fragorose dei Pupi siciliani.  Renzi a Grillo: “devi ringraziarci che ti abbiamo rispedito a far spettacoli” (con riferimento alla progettata tournée mondiale del comico genovese”). E Grillo a Renzi “zitto tu che non hai mai lavorato e che nessuno ti ha eletto”.  Ovviamente totale indifferenza del pubblico nazionale.   Completamente assorbito dai pre-preparativi delle festività natalizie e dell’esclusiva “coda” di Capodanno.  Possibilmente nei mari caldi o sulle piste innevate (artificialmente?).

A questo punto cala un certo “spleen”.   Viene a scuoterlo – proprio quando riparte l’ultima settimana “lavorativa” – la tragica e prevedibile rivelazione che il povero bambino siciliano sarebbe stato ucciso dalla sua propria madre. Tragedia nella tragedia.

Alla ribalta resiste soltanto Matteosubito (appena pubblicamente proclamato “fuoriclasse” dall’ingegner De Benedetti, evidentemente seccato della rozzezza di Marchionne “l’abbiamo messo a Palazzo Chigi per spazzare i rottami – cioè tutti noi – dalle rotaie) con un pezzo che neppure il vecchio Gassman in “Kean”: “non lascerò Roma ai ladri”, tuona ripetutamente ed ossessivamente, (senza mai dire a chi intenderebbe affidarla, ndr) fasciato in un maglioncino di scena rosso fiamma, mentre il suo legato – l’astuto “giovane Turco” l’omonimo Orfini esibisce un’espressione che più enigmatica non si può.   Intanto si immagina prepararsi dietro il sipario il “Moralizzatore di Stato” l’imperscrutabile giudice Cantone, ormai rassegnato ad una quotidiana “navetta” Milano-Roma: dall’Expo alla fanga capitolina.   Era forse questo l’intento pubblicitario dell’onnipresente Ingegner Moretti quando “lanciava” le Feccie Rosse di Trenitalia come la “metropolitana d’Italia”.

Emblematicamente – mentre nulla cambia all’insegna di un farisaica carità di patria (niente “commissariamento”, niente ammissione del reticolo corruttivo e malavitoso che avvolge il Paese e la sua Capitale – sotto la pensilina della stazione “Termini” (denominazione casualmente assai appropriata) decine di derelitti sonnecchiano in lercie coperte aspettando i pacchi della Caritas.  Dietro di loro – ad un passo –scintillano ironicamente le luci di… indovinate cosa: un fiammante emporio delle COOP.  Non certo accessibile alla “feccia” umana che fa da corona a questo fulgido esempio di imprenditorialità “democratica”.

Bene, bravi: dal rosso renziano (cachemire?) all’ambientazione accuratamente dickensiana il programma di adeguamento all’Inghilterra della prima metà dell’Ottocento è quasi completato. E buona grazia che la “coda di paglia” dell’eurocrate Jean-Claude Juncker ha “graziato” l’Italia fino ad una verifica dei conti provvidenzialmente rinviata alla primavera prossima. Portiamo pazienza: sono solo altri tre mesi.

 

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