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05/12/2014

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corruzione

Signora mia non è mio figlio che è cattivo: sono gli amici, le cattive compagnie.    Ed anche:  “è intollerabile, doloroso vedersi accostare a queste porcherie”.   E già, però tocca rassegnarsi a tener conto delle centinaia di evidenze criminali che hanno indotto (meglio tardi che mai) la Procura di Roma (che molti anni fa era stata definita “il porto delle nebbie”) ad effettuare 37 arresti ed ulteriori indagini.

A partire da queste premesse auto-assolutorie (incredibili! Se espresse da adulti senzienti), nulla può più stupire nel prosieguo della grande farsa di Roma “Capitale”.  Una città oggi finalmente invasa (strana coincidenza…) da eroici raccoglitori di quintali di foglie prossime alla marcescenza e normalmente ignorate dagli addetti dell’AMA.  Ma intanto il bonario Ministro del Lavoro è appunto addolorato fino alle lacrime per la divulgazione della foto che lo ritrae in allegra compagnia (“attovagliato” come si dice a Roma) con i capi delle cosiddette Cooperative implicate nella raccolta di fondi per la gang. Per lenirne il dolore Matteosubito (reduce dal trionfo del “Jobs Act”) gli ha rinnovato stima e fiducia.

E – intanto – svanisce ora dopo ora, minuto dopo minuto il fatto che la politica nel territorio (quella così cara alle “riforme” del Governo Renzi e così disprezzata dai cittadini) rientra a pieno titolo nelle indagini e nelle responsabilità  per l’affaire.   Il Prefetto di Roma – invece di prendere esplicita posizione sulla richiesta dei Cinquestelle di scioglimento del Comune per mafia (o sospetta mafia…) si preoccupa della scorta per il Sindaco Marino… magari una scorta d’onore…   Ed infatti l’ineffabile Ministro dell’Interno Alfano esclude preventivamente l’accusa pentastellata di collusione mafiosa.  Roma è “sana” sentenzia.     Dunque, la Procura ed il suo Capo hanno avuto un abbaglio e le intercettazioni sarebbero un “pastiche” elettronico…

In breve: Signora mia, so’ ragazzate. Nun c’è da preoccuparsi, continuate pure voi (popolo bue…) a pagare tonnellate di tasse, multe, sanzioni.    Affollate tremanti all’alba gli sportelli della Gerit e non dimenticate di ringraziarci per tutto quello che facciamo per voi.     Insomma un messaggio semplice che sintetizza e richiama il caro vecchio Voltaire ed il suo Candido rassegnato a dire di vivere nel “miglior mondo e anzi nel miglior mondo possibile”.   Basta continuare a non pensare…

Viceversa il paradosso (maturato nelle ultime ore…) del Sindaco Marino trasformato (di nuovo…) con la bacchetta magica dell’”inviato” di Renzi – dal Nazareno al Campidoglio -, il sottile Matteo n. 2, nonché Presidente PD, ovvero M. Orfini  (“nomen, omen”, nel nome il presagio, secondo la credenza latina), in eroe preventivo della moralizzazione della Città Capitale ha rimescolato le carte di gravissimi fatti che non solo richiamano alla grande lo storico scandalo della Banca Romana (1893!), ma segnano un punto di non ritorno della crisi nazionale italiana.

Ovviamente di fronte ad una catastrofe – anche e soprattutto politica – di questa portata esistono due vie d’uscita: una è quella di prendere “il toro per le corna” ed intervenire con il bisturi sul marciume strutturale che non è solo “romano” bensì italiano e l’altra è quella di proclamare sul campo l’anguilla saccente (ed inconsapevole…) Marino come la “linea del Piave” della difesa della nomenklatura politica bipartisan.  Insomma la puteolente Roma viene proclamata la Stalingrado d’Italia e si decide che va salvata a costo di qualunque sacrificio (nostro…).  In effetti, mentre a Stalingrado Stalin impegnava i Russi a lottare fino alla morte (loro) nella “grande guerra patriottica” contro l’invasione nazista, sotto il Campidoglio si combatte la resistenza contro il Gallo invasore Brenno (“non con l’oro ma col ferro si riscatta Roma”… eccetera eccetera).   Si era però nel 390 avanti Cristo e, soprattutto certo non Marino ma neppure Orfini possono essere paragonati ai virili Romani dell’epoca e forse le dimensioni sono più quelle dello scandalo della Banca Romana e dell’Italietta, che tale era e tale è rimasta.

Fuor di metafora, è evidente che la “virata” di 180° che potrebbe salvare Marino nasce all’astuta (Renzi, Orfini) intuizione che un eventuale scioglimento del Comune di Roma per infiltrazione mafiosa (tipo “Rocca di sotto” in Calabria) svelerebbe definitivamente l’arcano della collusione tra politica ed affari.   Giù, giù fino alla collusione malavitosa.   E, a questo punto, la distinzione tra delinquenza mafiosa e delinquenza autoctona (e non violenta, non gratuita, quasi educatrice a farsi “li c. propri” come il Razzi di Crozza…) uscirebbe dal recinto delle conseguenze giuridiche e diventerebbe quasi materia per dottorati universitari…

Questa via della “diluizione” (circoscrivere, sopire, tranquillizzare) è quella scelta dall’establishment… se ci riusciranno…   Ovviamente l’intento è continuare come prima e continuare in santa pace le pratiche masturbatorie delle “riforme”: purtroppo in questa via c’è la rinuncia al fare piena luce, anzi il tentativo (“ubris, ubris”…) di nascondere il carattere strutturale dei fatti.

E, naturalmente, (come paradossalmente conferma l’arrivo a Roma del “moralizzatore di Stato” il giudice Cantone, quasi novello inviato della Santa Inquisizione per una volta ovviamente immune da tentazioni di ruota e rogo…) l’obiettivo è quello della pietra tombale sulla piena verità, le sue cause e gli interventi risanatori.

E’ la stessa formula fin qui adottata per l’Expò di Milano: l’iniziativa è ottima (secondo loro) e impegna la “Nazione” (piccoli “volontari” inclusi); peccato che qualche “mariuolo” (termine lanciato da Bettino Craxi allo scoppio di “mani pulite”) l’abbia offuscata.     Vero è il contrario: i mariuoli volevano l’iniziativa (a metà tra insulsa e deviata) proprio per avere il destro di commettere le loro “marachelle” (edilizie, appaltatorie e compagnia cantante).   Ed ora si ha l’impudenza di invocare lo “scatto di reni” dell’orgoglio nazionale e meneghino…

Ovvio che qui si fronteggiano due prospettive opposte: una che ritiene che la Conferenza stampa di Pignatone ha (magari involontariamente) aperto il vaso di Pandora e lanciato l’ultimo allarme, l’altra è quella che tutto possa essere risolto – come dicevano i medici di Moliere – con il riposo del paziente, magari aiutato da qualche salasso ed impacchi di semi di lino.   I conducenti dello scalcagnato trenino Italia hanno già scelto questa formula, gli Italiani (in altre faccende affaccendati) tacciono.   D’altro canto non è facile spezzare un’omertà che ha raggiunto i livelli rivelati dall’inchiesta e dal blitz.   E poi (insegnava il sommo Eduardo): “mo vene Natale, nun tengo denaro, me fumo una pippa e me vado a cuccà”…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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