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03/12/2014

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C’è la mafia a Roma?   Si chiede e ci dice in conferenza stampa il Procuratore di Roma annunciando la maxi operazione (37 arrestati e 100 ancora indagati  tra cui spicca l’ex Sindaco ed ex dirigente “fascista” e agitatore di strada Gianni Alemanno ma anche Panzironi, AMA e Mancini, Ente EUR, Udevaine già stretto collaboratore di Veltroni) che ha scoperchiato un buon pezzetto del marcio romano.    Di più, il Procuratore capo ha precisato che Roma non “gode” di una sola mafia bensì della sommatoria di svariate mafie sostanzialmente autoctone anche se assai ben collegate.

Naturalmente a Roma nessuno aspettava per sapere la risposta del magistrato poiché da oltre mezzo secolo (ben prima dell’invenzione dell’autolesionista e stupido motto/logo “Roma Capitale”) una frase icastica racchiudeva il segreto di Roma: “capitale corrotta, di una nazione infetta”.

Certo le dimensioni dell’iniziativa di magistratura e forze di polizia sono insolite al punto da domandarsi il perché di questa invenzione dell’acqua bagnata.  E perché ora?   Un’inchiesta dell“Espresso” (da giorni in edicola e dunque largamente anticipatrice della conferenza stampa del Procuratore Pignatone…) raccoglieva dozzine di mostruosità capitoline: dalle decine di tane subumane di marginali sotto le pensiline delle stazioni, scempi estetici, centinaia di mostruosi bar ambulanti, racket di ogni genere, pulizie “selettive” della moralità delle zone bene, taglieggiamenti di ogni genere ovviamente anche da parte di quelli che dovrebbero essere servizi “pubblici”.   In breve il peggio del Paese, con l’aggiunta di un po’ di belletto.  Il tutto connotabile politicamente (salvo integrazioni da “arco costituzionale”) come “fascio-mafiosi”…

Difficile era però immaginare attività di lungo corso come lucrare sull’inserimento (scherzo…) delle comunità Rom o su quel poco finanziato per l’”accoglienza” degli immigrati.    A Roma ci si riesce da sempre a cavar sangue dalle rape: dunque benvenuti i neo-moralizzatori.

Purtroppo i media sono arrivati quando la rete e le radio abbondano di “sani” (così si chiamano da sempre i fascisti…) appelli a “passare gli zingari nei termovalorizzatori”.   Insomma bruciarli.

E purtroppo gli stessi media scoprono in contemporanea la “simpatica” franchezza del nudista con l’orecchino (neo-Vermeer…) Matteo Salvini.   La rete tributa omaggi all’omicida della moglie: “divertente”.    Roba da far impallidire il carattere “bon enfant” del film vecchio di cinquant’anni di Risi “I Mostri” con Gassman e Tognazzi.     Salvo – poche – eccezioni non si erano mai accorti dell’ultra fascista ex membro della Banda della Magliana Carminati (“ottavo Re di Roma”) al centro dell’attuale inchiesta e non si erano neppure accorti del gruppetto di reduci degli anni di piombo saliti alla ribalta con Alemanno e – non contenti – vezzeggiavano i “giovani” di Casa Pound (ma lo sanno questi e quelli chi era Ezra Pound? Non il poeta ma il collaborazionista).    E, soprattutto, non si accorgevano che nel “mondo di mezzo” tra politica e “business” (come lo chiamava il “ciecato”, appunto Carminati già esponente dei fascisti dei NAR) non ci sono solo i “neri” ma anche molti “rossi” (meglio: rosé) come varie cooperative aderenti alla Lega il cui gran capo era l’attuale Ministro del Lavoro il “modernizzatore” Giuliano Poletti…

Certo il panorama nazionale è quello che è.   Provate a misurare il tasso di degrado morale, culturale, perfino intellettivo involontariamente certificato  dallo squallido “processo” (ed inutilmente costoso…) al “soi-disant” comandante Schettino che (dopo la conferenza alla Sapienza) pontifica al processo Concordia di Grosseto e forse neppure sa che nel lontano 1956 un vero Comandante di marina – Calamai – lasciò per ultimo l’Andrea Doria e solo perché costrettovi dopo il naufragio (di cui era incolpevole).     E Calamai portava la bandiera italiana nell’Atlantico Settentrionale sulla rotta per New York e non nelle confortevoli acque del Giglio.

Gli Schettino sono sempre esistiti: il fatto nuovo è che ora sono “eroi”.  Certo eroi di questi tempi. E allora perché meravigliarsi quando il maxi ”scandalo” del giorno offre il destro a tal Marino (frutto di un errore del suo “scopritore” e ras PD della Capitale Bettini (ora riparato nello scranno europeo di Strasburgo…) per ergersi a moralizzatore. Magari stendendo un velo pietoso sulle marachelle della Panda rossa, ovvero sul “regalo” del Circo Massimo ai bramati Rolling Stones.

Viceversa è evidente che Roma va commissariata e aperta a nuove trasparenti elezioni.   A meno che – come suggerito nelle scorse settimane – invece che alle elezioni non si proceda a gare cruente nella riaperta arena del Colosseo (come proposto da un pretendente “conservatore” alla carica di Sindaco, una volta che Marino venga convinto a ritirarsi).   Ed occorre fare in fretta prima che Marino attizzi starnazzamenti quale quello sulle Olimpiadi a Roma nel 2024: caso “clinico” questo dopo l’incauta vicenda dell’Expo di Milano e – d’altro canto – la “scorpacciata” meneghina non può non suscitare invidia… Anzi, per connessione, tornerebbe utile conoscere che fine abbiano fatto gli eroi della “gang Grandi eventi”, ovvero l’ottimo Bertolaso ed il devoto Balducci.

Certo, i problemi e la deriva alla destra più oscurantista (come pure la piena omologazione negativa delle forze “riformiste”) non sono solo fenomeni italiani, ma dilagano in tutta Europa.   E perché?  Semplice: perché l’Europa conserva ben poco del generoso progetto originario avvizzito all’ombra di monopoli, finanza, arroccamento nella “Fortezza Europa”, nevrosi ed ottusità teutonica e vari sfasci dei singoli Stati nazionali.   Per chi è troppo giovane (sic) o non conosce la storia bisogna ricordare che il clima europeo (e massimamente italiano) ricorda sinistramente la seconda metà degli anni ’30 del secolo scorso.     Un risultato non male (ironia…) se si pensa che – allo scoppio della crisi globale – i più autorevoli economisti (anche e soprattutto statunitensi) ritenevano che l’Europa fosse più attrezzata per sortirne in tempi brevi e positivamente.       E perché mai?   Perché il “welfare” avrebbe dovuto funzionare come ammortizzatore del ciclo economico e – soprattutto – come garante della coesione sociale e come lievito di un progetto collettivo nazionale e – meglio – regionale europeo.

La via intrapresa – come ognun vede – è esattamente l’opposto.    L’esperimento renziano ed il suo ultraliberismo “fuori tempo massimo” cumulano giorno dopo giorno, settimana dopo settimana record negativi: disoccupazione, decrescita, scandali e distruzione di ricchezza per corruzione e collusione con le strutture malavitose ormai radicate (padrone?) in tutto il territorio nazionale.   Vedremo ben presto se il blitz di ieri a Roma sarà soltanto la classica “rondine che non fa primavera” oppure un’inversione di tendenza   ed un – sia pur tardivo – barlume di consapevolezza sul fatto che stiamo – tutti – ballando sul ciglio dell’abisso.     Ma non a tutti piace fare come il comandante Schettino: sedersi all’asciutto sul lungomare e vedere colare a picco la propria nave.

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