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27/11/2014

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Mentre proseguono e si allargano le reazioni negIi Stati Uniti al caso Brown, i media americani danno molto risalto all’impatto globale del caso di “sproporzionato uso della violenza poliziesca” (sic) e al verdetto liberatorio affidato ad una giuria a maggioranza “bianca”: al di là del rimarchevole rispetto dell’obiettività informativa (impensabile in Italia…) questa rinuncia alla “carità di patria” (anch’essa impensabile nel nostro Paese) dimostra un significativo livello di consapevolezza e l’intenzione – in qualche misura – di “afferrare il toro per le corna”.

Non solo ma, lungi dal nascondere l’evento di Ferguson, i media richiamano un altro caso (a Cleveland Ohio) di ragazzo nero dodicenne ucciso perché “minacciava” con una pistola giocattolo.   In breve, la vicenda è tutt’altro che chiusa e difficilmente potrà essere chiusa sfruttando la “militarizzazione” della polizia che affligge gli Stati Uniti dall’epoca di Bush: il fatto è politico, riguarda loro, ma riguarda anche noi.

Quanto a noi, oggi ci occuperemo di “nani” poiché questi riempiono il nostro orizzonte quotidiano e chiuderemo – per ora – gli squarci di verità aperti da Papa Francesco a Strasburgo.   Non possiamo però non sottolineare il fatto “rivoluzionario” che egli – lungi dal ripetere – come oggi di moda – le dozzinali, ciniche e fallaci banalità sul “mercato del lavoro” (quasi questo fosse soltanto un fattore produttivo come l’energia, la materie prime, la fiscalità)  abbia invece parlato – gridato – di dignità del lavoro, come elemento costitutivo ed indispensabile per lo sviluppo e l’esistenza stessa dell’umanità.    E, d’altro canto, non ci fosse Francesco a difendere (pur nel rispetto e nell’attenzione alle diversità e alle libertà) la continuità della specie – la maternità e la paternità – verrebbero oscurate dalle propagandistiche e ridicole esaltazioni dei diritti “civili” e delle felicità “diverse” dei Sindaci Merola e Marino (proprio lui…).

Ma non a questi “nani” vogliamo riferirci e neppure al “pizza party” organizzato ieri sera a Palazzo Chigi (a proposito chi ha pagato il “fattorino” delle pizze?) da Matteosubito per il guerrafondaio compare di Bush, quel Tony Blair sotto inchiesta nel suo Paese per il profluvio di menzogne che hanno accompagnato la sua sanguinosa e distruttiva politica estera.    Questo party – affollato di vestali renziane provincialmente eccitate dalla presenza del “modello” del loro Capo – non è un successo internazionale quanto la conferma che autodefinirsi “premier” non conferisce automaticamente la statura di statista, quanto regala il biglietto d’ingresso (il “badge” come si usa dire…) che introduce ad un “demi-monde” cosmopolita: l’unico immaginabile a Rignano sull’Arno, l’unico da lui desiderato (e alla sua portata) mentre il suo e soprattutto nostro disgraziato Paese affonda sempre più.      In noi, affiora una paradossale nostalgia per le “passeggiate” in Costa Smeralda del Berlusconi “imbandanato” e mano nella mano con Putin… Quello stesso Putin che ora si accinge a finanziare (con l’ “oro” di Mosca…) l’oscurantismo del coccolato Salvini.  Esattamente come fa con la Marine Le Pen del Front National francese.

Lasciando Matteosubito ai suoi piaceri mondani, veniamo appunto ai nani domestici e cominciamo con quel Matteo (ancora…) Orfini che restituisce il piacere della nomina a Presidente “travicello” del PD renziano tuonando – con ironia appresa dal suo “maestro” D’Alema – contro gli eccessi di autonomia da “Comune di Parigi”, ovvero rigurgiti “anarchici”, a quei membri del Partito che non hanno approvato (in un modo o nell’altro) l’invereconda delega (anti-Bergoglio!!!) del “Jobs Act”.   E’ una “legge” italica: si nasce “giovani turchi” e si finisce caudatari dello status quo…

Ovviamente il balletto dei nani fa ben altri guasti e, approfittando dell’immaginabile ansia dell’anziano Capo dello Stato di lasciare un “legato storico”, tentano accelerazioni verso una “contro-riforma” elettorale che castri la già scarsa partecipazione e rappresentatività dei cittadini.   Che il “lavoro” fin qui fatto miri ad obbiettivi opposti a quelli emersi dalle ultime consultazioni elettorali e sia – al tempo stesso – l’opposto di quanto chiesto dalla Corte Costituzionale appare a tutti costoro (ed in prima fila gli zombies Finocchiaro e Damiano) irrilevante.   Analogamente, il certificato di morte del bipolarismo sottoscritto da centinaia di migliaia (presto milioni….) di cittadini viene cancellato dai nani… che pensano soltanto alla loro miseranda sopravvivenza.

Naturalmente gli scenari politici sono nel frattempo completamente cambiati, eppure si continua come se nulla fosse ignorando vuoi la persistenza record della recessione, che le indicazioni chiaramente venute dal corpo elettorale (oltrechè dall’odiata e disprezzata “piazza”).   Al timone del Paese l’inadeguatezza si è trasformata in schizofrenia così come la propaganda surroga le iniziative reali.    Sempre più quella di Renzi non è una direzione politica e/o un progetto per l’Italia, bensì un “Truman Show” con indice di gradimento in picchiata.     Oltre che nani, sono anche struzzi: speriamo solo loro e non anche noi.

D’altro canto, se l’ISIS conta sul complesso fenomeno dei “Foreign Fighters” la nomenklatura politica italiana può contare su costituzionalisti ”talebani” i quali – pur di fronte ad una così evidente incapacità di governo e di auto-riforma -   reclamano una più forte “governabilità”.   In chiaro: se uno da manifesti segni di squilibrio e di pericolosità lo si sottopone al TSO, non lo si nomina a capo dei servizi psichiatrici nazionali.    Ma – come si sa – il mondo del diritto italiano non ha nulla a che vedere né con la giustizia (e passi, tanto ci siamo abituati), ma neppure con la realtà.

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