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25/11/2014

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Il distacco dalla realtà (tipico “disturbo” di tutti i poteri dittatoriali come ci ha insegnato – tra gli altri – Piero Melograni nel suo testo del 1977 “Saggio sui potenti”) è ormai macroscopico in Matteo Renzi e già oggi si è manifestato prepotentemente.   Una sola affermazione: “l’affluenza è un problema secondario”.  Tradotto in “Basic italian”: chissenefrega, ho vinto cinque volte in cinque regioni….  In chiaro: dal Manzanarre al Reno…  A me Bonaparte me fa un baffo.  Meglio: Napoleone chi era costui?

E così, seduto sulle macerie di quasi un secolo di storia comunista e post-comunista e – comunque – di rappresentanza pressoché esclusiva dei ceti subalterni e (il che però può non dispiacere…), circondato dalle macerie del delirio provinciale e subalterno del bipolarismo “kennedyano” di Walter Veltroni & co., Matteosubito – sorretto dall’unanime affetto dei suoi sicofanti e “beneficati” – si domanda come Amleto perché le sue cinque vittorie (?!) non vengano riconosciute.  Già, perché? Forse non si è accorto di aver perso per il PD ben 769mila voti dalle elezioni Europee ad oggi e neppure si è accorto che il Governatore Bonacini a Bologna governerà con solo il 18% degli aventi diritto al voto. E, nel frattempo, di aver distrutto ogni fiducia popolare sia nel voto, che nella democrazia rappresentativa e soprattutto nella “classe” politica.  Sorge dunque il legittimo sospetto che questi dati negativi di partecipazione non siano sgraditi, bensì lo scopo – neppure troppo recondito – del suo “progetto” e di coloro che l’hanno ispirato e – di fatto – lo guidano.    Tanto per non fare nomi, l’italo-canadese (fiscalmente “svizzero”) Sergio Marchionne e vari altri accoliti: quelli che vogliono far sgombrare i “binari” dai rottami.  Cioè “liberarsi” dalla democrazia.

Quanto poi alla fiducia nel suo progetto “riformatore”, questa è morta da un pezzo sia per l’evidente cieco autoritarismo del suo metodo, che dei contenuti esplicitamente classisti.   Come non bastasse il primato di iniquità ed arretratezza già presente – e non da oggi – nella società italiana.

D’altro canto, se c’era bisogno di misurare lo scollamento tra desideri e realtà, il vero risultato di questo “scampolo” di elezioni locali consiste nel disvelamento del baratro che – ormai – divide le percezioni (e il “mandato” ricevuto da chissà chi…) del Renzi dai bisogni, dai desideri di una popolazione di sessanta milioni di cittadini.  O giuridicamente tali.  E che solo il suo “consulente” economico (soltanto?) israelo-statunitense Yotmar Gutgeld poteva credere di tacitare a colpi di 80 euro….  E – per sovrammercato – vantarsene pubblicamente.    La storia rigurgita di esempi similari di arroganza del potere verso la – pretesa – stupidità dei sudditi…

L’arrogante e provocatorio dirigismo del premier si fa addirittura farsa nelle parole dei “suoi” che si ritengono non responsabili primi (per esempio con la corruzione di massa registrata nei Governi regionali ma soprattutto con la sprezzante aggressione al Sindacato ed in generale ai bisogni di lavoratori e giovani) dell’astensione elettorale quanto piuttosto “Accidental Damages” (“danni collaterali”) di un piccolo incidente di percorso nella loro frenetica “battaglia” per “rinnovare” il Paese…      E come? A loro immagine e somiglianza: piaccia o non piaccia.     Insomma, se non è questo uno “scollamento dalla realtà”,  ci dicano loro di cosa si tratta.

Si è già detto che l’unico vincitore elettorale è il neoCapo leghista Matteo Salvini che suona il suo flauto magico populista e al tempo stesso reazionario (nonostante – o grazie a – i finanziamenti in arrivo da… Mosca sulla falsariga di quanto fa da tempo la sua omologa francese Marine Le Pen ) ed ha già registrato i fremiti di servilismo del baraccone mediatico e – perfino – qualche premurosa attenzione da parte degli accorti esponenti dell’establishment nazionale (uno per tutti il sempiterno Paolo Mieli…) evidentemente terrorizzati dal rimanere “ad horas” orfani della cara vecchia Forza Italia.   E così blaterano tardive idiozie sulla necessità di “parlamentarizzare” la Destra.   Necessità per chi?  Per loro?

Dunque crescita esponenziale del caos.   Il che ci fa interrogare – tra l’altro – sulle prossime mosse del Presidente della Repubblica e sulle scadenze della sua – implicitamente annunciata come imminente – uscita di scena.   In ogni caso porterà con sé tutto il peso “storico” di aver tentato (“forzato”?) una – impossibile – ripresa economica, istituzionale, morale e sociale – affidandola o a personaggi di “importazione” (Monti), o a delfini della politica politichese (Letta), ovvero alla nefasta sintesi della doppia faccia della “casta” (Renzi): il tutto senza neppure ipotizzare l’inderogabile necessità di ricorrere ad uno, due, tre, quanti fossero necessitati voti popolari.

Ed ora eccoci qui. Stiamo percorrendo la stessa strada che un Paese lontano ma così simile all’Italia (povero, tenace, abile, sofisticato) e cioè il Giappone.   Entrambi colpevoli della sistematica “castrazione” della propria democrazia e della vitalità della propria identità nazionale.   Entrambi rei di privilegiare sistematicamente gli assetti esistenti di potere (politici, ma anche sociali) e di frustrare ogni reale e spontanea pulsione di cambiamento e di progettualità.

La differenza consiste nel fatto che il Giappone era riuscito (con un quarantennio di duro lavoro seguito alla catastrofe bellica) a divenire il “Number One” dell’Occidente (sic) capitalista, salvo poi arrestarsi al termine dell’“inseguimento” del primato economico per la semplice ragione di aver impedito alla propria ingessata società di sviluppare un’agenda, un “che fare” da proporre al contesto internazionale (in primo luogo regionale, ma anche globale) in chiave cooperativa e non più competitiva.      Per l’Italia – ora sempre più visibilmente stordita – non c’è neppure la consolazione di un primato, di una modernizzazione  peraltro mai raggiunti e, comunque, sacrificati sull’altare della conservazione, dello scialo sistematico delle potenzialità del Paese e dei suoi abitanti.   A vantaggio di chi questo “sacrificio”? Beh la risposta è sotto gli occhi di tutti e la si trova anche in ogni genere di cronache giudiziarie e non solo politiche.

Ma, di tutto ciò, “Matteosubito” nulla sa e nulla gli interessa.

Fin qui il Belpaese (con in più il brivido del primo caso di un italiano – medico di Emergency – colpito da Ebola ed appena rimpatriato per cure), ma il vasto mondo non si ferma.  La notizia più grave è probabilmente quella del “non luogo a procedere” nei confronti del poliziotto di Ferguson, Missouri che uccise – sparando ben 12 colpi – un ragazzino nero.   Prova dell’ “efficienza” statunitense a fronte dei casi analoghi in Italia che – per raggiungere il medesimo risultato di impunità – impiegano anni ed anni di formalità giudiziarie…..   Così va il mondo.  Anche se in “America”  sono ora in corso violente e comprensibili reazioni della comunità afro-americana locale e nazionale.  Non solo a Ferguson, ma a Times Square in New York, a Chicago e altrove.    Evidentemente l’appello del buon Obama a rispettare – pur nel dissenso – la “giustizia” è del tutto caduto nel vuoto…  Ahi la piazza, la piazza…

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